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IL VENETO IN
PILLOLE

Per conoscere tutto di una zona del
Veneto, scegline una dall'elenco di sinistra.
DATI
Estensione: 18.365 km2; 4.363.000 abitanti; province:
Belluno,Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza: capoluogo Venezia.
Il termine Veneto, che si riferisce
all'antico popolo illirico dei Veneti, compare solo nella seconda metà del sec.
XVIII a designare i territori di terraferma della Repubblica di Venezia, cioè
le attuali province venete più i territori delle province lombarde di Bergamo,
Brescia e Cremona, il Friuli e gran parte dell'Istria. S cercò di sostituirlo
con i nomi di Venezia Propria, ma non ebbe fortuna, e di Venezia Euganea, reso
ufficiale tra i due conflitti mondiali, ma il nome Veneto prevalse sempre sia
nell'uso del popolo sia nelle pubblicazioni scientifiche e alla fine della II
Guerra Mondiale fu accolto nella forma odierna nella Costituzione Italiana.
STORIA
Le più antiche tracce di frequentazione della regione sono state
rinvenute nelle cave di Quinzano (Verona). Reperti risalenti ad un periodo
compreso tra 46000 e 40000 anni fa sono stati rinvenuti in diverse località
sempre in provincia di Verona (il Riparo Tagliente il Riparo di Fumane) e di
Vicenza (Grotta di S. Bernardino, Grotta del Broion). Numerose le manifatture di
arte mobiliare con motivi di animali (stambecco, bisonte, bovidi, un felino) e
astratti incisi su pietra, cortice di selce e osso risalenti a circa 10000 anni
fa come la sepoltura rinvenuta a Villabruna (BL), sulla quale è stata ritrovata
una pietra con una raffigurazione simbolica dipinta. Di particolare importanza
è il sito di Mondeval de Sora (BL) dove gli scavi hanno portato alla luce una
sepoltura di un cacciatore mesolitico con ricco corredo funebre di manufatti
litici, in osso e in corno, datata intorno al 7300 a.C. Al Neolitico
appartengono invece i resti di numerosi insediamenti tra cui quelli di Ripoli in
Val d'Adige, altri dei Lessini, degli Euganei e dei Berici, specie nell'alveo
dell'antico lago di Fimon e in Valpantena. Per l'Età del Bronzo,
particolarmente importante l'abitato di Frattesina di Fratta Polesine, vero e
proprio terminale dell'epoca dei traffici tra la penisola italiana, il mondo
transalpino e il Mediterraneo orientale.
La romanizzazione del territorio, cominciata
attorno al sec. III, fu poi intensa. Brutalmente saccheggiato dai barbari, la
sua vita sociale si spostò, per necessità lungo la costa. Nel sec. VI la
guerra greco-gotica e l'avvento dei Longobardi trasformarono il Veneto in un
campo di battaglia, con la distruzione dei maggiori centri e l'accentramento dei
commerci nell'orbita veneziana. Ma i centri maggiori (Padova, Treviso, Vicenza,
Verona) si eressero in Comuni, in lotta con l'impero. Si susseguirono quindi le
signorie degli Scaligeri, dei Carraresi, dei da Camino, tutti appartenenti a
nobili e ricche famiglie che si lanciarono in imprese di conquista scontrandosi
con i potenti stati vicini, tra cui Venezia. La Serenissima tuttavia non assorbì
nella propria macchina statale i nuovi domini di terra, ma fu largamente
tollerante e rispettosa degli ordinamenti locali, riuscendo a dare una struttura
unitaria alla regione. Dal 1797con la Pace di Campoformio il Veneto fu immesso
nella corona austriaca; dal 1805 al Regno d'Italia, istituito da Napoleone; dal
1815, con la Restaurazione voluta dai partecipanti al Congresso di Vienna, al
Lombardo-Veneto asburgico e dal 1866 al Regno d'Italia dopo la III Guerra
d'Indipendenza.
ARTE
Numerosi i monumenti romani, di cui importanti quelli di Verona con
l'arena, il teatro e altri notevoli resti, ma interessanti anche quelli di
Padova, Concordia,
Vicenza, Altino, Oderzo. All'età paleocristiana (sec. IV-VI) risalgono il
sacello di S. Prosdocimo, connesso con la basilica di Santa Giustina a Padova, e
quello di Santa Maria Mater Domini della basilica dei SS: Felice e Fortunato a
Vicenza. Di epoca longobarda (sec. VIII) è il ciborio della pieve di S. Giorgio
di Valpolicella, mentre l'influenza bizantino-ravennate prevale nell'ambito
veneziano. Di età carolingia è la piccola chiesa di S. Zeno a Bardolino
(sec. IX); esempi di arte ottoniana sono l'abside della chiesa di Santa Sofia a
Padova (metà del sec. X), di tipo lombardo, e la porta bronzea di S. Zeno a
Verona (inizi del sec. XI), eccezionale esempio di arte pre-romanica. I sec. XI
e XII presentano una diversa caratterizzazione delle manifestazioni artistiche.
La parte occidentale della regione è fortemente influenzata dal romanico
lombardo, la cui maggiore manifestazione è la chiesa di S. Zeno a Verona (sec.
XII), l'area veneziana è invece prevalentemente dominata dalla cultura
ravennate e bizantina. Il campanile della chiesa di Caorle, la cattedrale e la
chiesa di Santa Fosca a Torcello (sec. XI) derivano infatti dall'architettura
esarcale e post-esarcale. Nel sec. XIII il massimo centro artistico della
regione è la basilica nuova di S. Marco a Venezia, alla cui decorazione
lavorarono i maggiori mosaicisti e scultori del tempo. Poco resta della più
antica decorazione, di evidente discendenza bizantina, mentre quella della
cupola dell'Ascensione e dell'arcone centrale (sec. XII e XIII) indica già una
più originale interpretazione e una nuova accentuazione drammatica, per
arrivare infine alle Storie di S. Marco degli ultimi decenni del secolo,
in cui si evidenzia un'evoluzione verso il gotico. Dalla seconda metà del sec.
XIII predomina l'influsso del gotico, la cui prima grande manifestazione in
architettura è la basilica di S. Antonio a Padova (nella foto in
alto a destra) nella quale a elementi di derivazione francese se ne
affiancano altri, di chiara ispirazione veneziana. Sempre a Padova si trova il
ciclo giottesco della Cappella degli Scrovegni, uno dei massimi esempi della
pittura gotica italiana. Numerose le costruzioni, sia civili sia religiose, del
sec. XIV; tra le prime il Palazzo della Ragione di Padova (iniziato nel 1215),
dalla pittoresca e ariosa architettura, il Castelvecchio di Verona (iniziato nel
1354), fra i più monumentali del genere è lo splendido (foto sotto a sinistra)
Palazzo Ducale di Venezia (1348-1400), dalla struttura audace e
originalissima; fra le seconde, a Venezia, le due imponenti moli dei SS.
Giovanni e Paolo e di Santa Maria Gloriosa dei Frari, nelle quali gli elementi
architettonici si fondono con una forte componente pittorica; a Treviso, la
chiesa di S. Nicolò, di derivazione emiliana, coperta dal tipico soffitto
"a carena", che si ritrova nelle due grandi chiese veronesi di S.
Anastasia e di S. Fermo Maggiore. Queste, al pari del duomo della stessa città,
sono esempi di un'interpretazione del gotico ancora legata a elementi di
tradizione romanica. Nel complesso meno significativa la scultura. Nei primi
decenni del secolo a Venezia essa è ancora influenzata dalla
tradizione bizantina, mentre l'influsso di Giovanni Pisano è evidente nell'Arca
di S. Luca in Santa Giustina a Padova (1316) e nella tomba di Francesco de
Salomone (1322) nel duomo di Treviso. A Verona, tradizionalmente sensibile agli
influssi lombardi, il complesso delle Arche Scaligere, opere di vari autori, tra
cui Bonino da Campione, è un esempio di diverse componenti stilistiche e
culturali, in prevalenza campionesi. Per la pittura, notevole è il divario fra
l'area veneziana e l'entroterra. A Padova l'influsso giottesco è assai forte
sul Guariento e sul grande Altichiero, attivo anche a Verona; Treviso è invece
zona di influsso emiliano per l'attiva presenza di Tommaso da Modena. A Venezia
Paolo Veneziano accentua i toni di derivazione bizantina, mentre più moderna è
l'arte di Lorenzo Veneziano; sul fine del secolo, Stefano da Verona è un
fantasioso rappresentante del gotico internazione. Con le importanti opere di
Pisaniello, attivo a Verona, dei Vivarini e di Jacopo e Gentile Bellini a
Venezia si è alle soglie del Rinascimento. Padova è il centro da cui si
irradiano i nuovi influssi culturali, massimamente per la presenza di Donatello,
attivo nella Basilica del Santo e autore del celebre monumento al Gattamelata;
padovano è anche il primo grande pittore umanista veneto, Andrea Mantegna.
L'architettura rinascimentale a Venezia è introdotta da artisti lombardi come i
Solari, M. Coducci, o veronesi come A. Rizzo (Santa Maria Formosa; Procuratie
Vecchie). Nell'entroterra, i nuovi modi di impronta rinascimentale sono evidenti
nella Loggia di Frà Giocondo a Verona e nel Palazzo dei Rettori a Belluno. La
pittura trova in Giovanni Bellini, A. Vivarini e V. Carpaccio gli interpreti
originali dei nuovi influssi toscani, sentiti con un'accentuazione coloristica
tipicamente veneziana. Il sec. XVI è fra i più splendidi dell'arte veneta;
nella prima metà del secolo, la presenza a Venezia di architetti e scultori
come il fiorentino I. Sansovino dà nuovi stimoli e nuovo impulso, trovando
continuatori di alto livello in M. Sanmicheli, operoso anche a Verona, e nel
padovano G. B. Falconetto. Massimo architetto del sec. XVI è comunque A.
Palladio, che nella sua vasta opera, dai palazzi vicentini alle chiese del
Redentore e di S. Giorgio Maggiore, a Venezia, fino alle numerose ville, si
colloca fra i più grandi architetti europei dell'età moderna. Grandissimo a
Venezia fu il rigoglio della pittura, iniziato con l'opera di Giorgione e dei
giorgioneschi e proseguito da artisti quali Lorenzo Lotto, il Pordenone e i
"tre grandi": Tiziano, Tintoretto e Veronese. L'architettura del sec.
XVII ancora in parte dominata dagli influssi palladiani, ha un solo grande
protagonista in B. Longhena, che realizza un'interpretazione originale del gusto
barocco. Nelle arti figurative il sec. XVII
è un periodo di sostanziale stasi, con forte afflusso di artisti forestieri,
che danno origine a botteghe locali non sempre di alto livello. In pittura si
ebbe una ripresa in seguito all'opera di artisti forestieri quali D. Fetti, B.
Strozzi e J. Liss, che influenzarono, tra l'altro, il veneto F. Maffei, attivo
soprattutto a Verona e Rovigo. Anche la scultura fu dominata dalla presenza di
un artista straniero G. Le Court, che operò a Venezia. L'architettura del sec.
XVIII non presenta manifestazioni di importanza pari a quelle del periodo
precedente, anche se possono ricordarsi figure di notevole livello come i
palladiani G. Massari e G. Frigimelica, autore quest'ultimo di villa Pisani a
Strà. E' proprio l'architettura di villa, iniziata nel Cinquecento dal
Palladio, la massima gloria del Settecento veneto, che arricchisce la campagna
di classicheggianti costruzioni, a volte sontuose, a volte modeste. La scultura
tardo-barocca, dai modi piacevoli e decorativi, è rappresentata da G. M.
Morleiter, di gusto berniniano, e da G. Marchiori. E' tuttavia la pittura la
massima gloria del Settecento veneto; dapo G. B. Pittoni, S. e M. Ricci, ancora
legati a modi secenteschi, un gruppo di grandi artisti rinnova i fasti europei
della pittura del Cinquecento: G.B. Piazzetta, Giovan Battista e Giovanni
Domenico Tiepolo, R. Carriera, Longhi, Canaletto e B. Bellotto fino ai Guardi.
Il neoclassico italiano è legato all'opera fondamentale di due veneti, seppure
attivi in prevalenza fuori della regione: Giovan Battista Piranesi e Antonio
Canova. Interessante esempio di eclettismo è l'opera dell'architetto padovano
G. Japelli, mentre la pittura romantica è rappresentata soprattutto dal
vedutista I. Caffi. A iniziare dalla seconda metà del secolo l'arte veneta come
manifestazione particolar tende a scomparire, confluendo nelle più vaste
correnti italiane ed europee. Solo una corrente pittorica locale persiste fino
al principio del Novecento, con G. Ciardi, G. Favretto e altri sui quali tutti
domini l'opera, del resto di ambito non regionale, di F. Zandomeneghi.
DA
VEDERE Se si pensa al Carnevale si pensa a quello Veneziano
che si rinnova ogni anno tra le calli e i campielli della città lagunare con un
fascino incrollabile. Nei mesi estivi la stagione lirica si svolge all'aperto
nell'incantevole cornice dell'Arena a Verona. Delle feste tradizionali che si
svolgono a Venezia, senz'altro la più famosa è la Sensa, cioè la festa
dell'Ascensione, durante la quale il doge (oggi il sindaco) si recava col suo
bucintoro per compiere la simbolica cerimonia delle nozze tra la Serenissima e
il mare, lanciando un anello in mare aperto. A Padova, in maggio e il 13 giugno,
si tiene l'antichissima fiera in onore di Sant'Antonio. Nel corso dei secoli la
fiera, che originariamente si svolgeva sulla piazza della chiesa, venne spostata
dal Seicento a Prato della Valle e infine nei pressi della stazione ferroviaria.
Nella piazza di Marostica (VI) si svolge in varie date durante l'anno la famosa
partita a scacchi giocata con pezzi animati vestiti in costume medievale. Ancora
numerose le manifestazioni legate alle tradizioni religiose: le
"Rogazioni" di Asiago; la distribuzione delle fave dei morti a Sant'Ambrogio
di Valpolicella, il 2 novembre, a conservazione di un uso che altrove va
rapidamente perdendosi o modificandosi; il presepe vivente di Revine Lago (TV);
la festa del Redentore a Venezia (foto a destra).
GASTRONOMIA
La cucina veneta è una delle più ricche della penisola: tutto quello che
cresce sulla terra e nell'acqua finisce in pentola, secondo ricette tradizionali
piene di gentilezza e fantasia. Cominciamo dal riso: un riso che non è mai
troppo asciutto né troppo lungo, sposato a tutti gli elementi possibili: alle
verdure, piselli (risi e bisi), finocchi, sedano, fagioli, zucca,
luppolo, ai pesci, anguilla (risi e bisato), seppie, tinca, peoci,
gamberi, caperozzoli, e poi ai fegatini, trippe, luganeghe, quaglie, ecc.
Poco spazio rimane per gli altri piatti asciutti (bigoli, paparelle,
gnocchi) con l'eccezione della pasta e fagioli. Il settore delle carni e dei
pesci si arricchisce della presenza di ogni animale domestico e di molte specie
di selvaggina, di quasi tutti i tipi di molluschi, crostacei e pesci di mare, di
acqua dolce e di "valle". Le specialità sono numerose, dalle più
note, come il fegato alla veneziana, i torresani allo spiedo, il baccalà alla
vicentina, il pesce in saor, alle meno celebrate ma pur squisite, come i
bolliti in pearà (salsa a base di midollo, pangrattato, brodo e molto
pepe), la pastissada di cavallo o di manzo, l'oca in onto
(conservata nel grasso), il bisato su l'ara (l'anguilla sulla pietra), il
pollo alla padovana. I salumi sono specialmente prodotti nelle province di
Padova e Vicenza: bondiole, soppresse, luganeghe, musete (cotechini),
sanguinacci. Il Veneto è il regno delle verdure, sia coltivate negli orti sia
spontanee, e su tutte domina il famoso radicchio di Treviso e di Castelfranco.
E' solo a fine pasto che la cucina veneta s'impoverisce, nei formaggi, quasi
tutti da consumare freschi (tranne l'asiago, che può venir stagionato), e nei
dolci, tra i quali scarseggiano le specialità. Ormai quasi scomparsi i
tradizionali biscottinii delle sagre, restano i baicoli, di origine
settecentesca, immancabili con il caffè e la cioccolata, i galani, gli zaleti,
i bussolai, le fritole (frittelle) di Carnevale. Tipico di Natale
il pandoro veronese, derivato dall'antico nadalin. Tra i tanti prodotti
della terra una segnalazione particolare alle ciliegie di Marostica (VI). Il
patrimonio vinicolo del Veneto è abbondante e di ottima qualità, dai più
conosciuti (bardolino, soave, prosecco, sauvignon) ai fini e ai superiori
(valpolicella, merlot, cabernet, raboso, marzemino) per finire col prestigioso
recioto, nei tipi amabile e amarone e dell'emergente Terralba, un vino bianco
prodotto da uve tocai e chardonnay a Monselice (PD).
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