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VERONA IN PILLOLE

DATI  Capoluogo dell'omonima provincia, comune di 199,77 km2 con 252.700 abitanti, a 59 metri sul livello del mare.

E' situata ai piedi delle estreme propaggini meridionali dei Monti Lessini, alla convergenza di importanti direttrici del traffico, fra le quali principalmente la via transalpina attraverso il Brennero. L'abitato si estende su entrambe le sponde del fiume Adige, che attraversa la città descrivendo una duplice ansa. Nel centro storico è ancora evidente la struttura a scacchiera del nucleo romano, impostato sul decumanus maximus (l'attuale corso Porta Borsari) e sul cardo maximus (oggi le vie Cappello e Sant'Egidio).

STORIA  Già abitata nel Paleolitico inferiore, fu poi sede di Veneti, Etruschi, Galli. Si alleò presto con Roma e la aiutò nella II guerra punica (218-201 a.C.). Fu colonia di diritto latino (dall'89 a.C.) e municipio (dal 49 a.C.). La particolare posizione le conferì da subito una particolare importanza, proseguita anche con le invasioni barbariche e l'impero germanico. Nel sec. V la città vide Alarico, re dei Visigoti, assediato da Stilicone (402); fu espugnata da Attila (452); vide la sconfitta di Odoacre da parte di Teodorico, re degli Ostrogoti (489). Fu poi conquistata da Alboino, re dei Longobardi, che vi fissò la sua capitale e vi morì assassinato (572). Qui Adelchi oppose l'ultima resistenza ai Franchi (774), che la trasformarono in comitato. Qui si rifugiò Berengario I, re d'Italia; il suo successore, Ugo, creò la marca di Verona, che Ottone I, per assicurarsi il transito, assegnò (nel 952) ai duchi di Baviera. Con il sorgere della classe mercantile l'unità amministrativa si disgregò e si formò il Comune (1136). L'amore alle libere istituzioni la spinse a promuovere la Lega della Marca Veronese (1164) contro Federico Barbarossa. Cessata la minaccia esterna, in città divamparono le lotte tra le famiglie più potenti. I Sambonifacio, in odio ai Montecchi, favorirono la conquista di Ezzelino da Romano (1232). Quando Mastino della Scala fu nominato podestà (1269), pur salvando le forme comunali, gettò le basi della signoria. I Della Scala mantennero la signoria fino al 1387, e sotto Cangrande raggiunse il massimo splendore e la maggiore estensione. Passata ai Visconti per un quindicennio, dopo la morte di Gian Galeazzo (1402) appartenne ai Carrara di Padova e poi a Venezia (dal 1405 al 1796), cioè fino all'occupazione delle truppe napoleoniche. Il Congresso di Vienna (1815) l'assegnò all'Austria, che ne fece una delle quattro roccaforti del Quadrilatero e vi convocò il Congresso di Verona (1822). Dopo la guerra del 1866 fu unita al Regno d'Italia.

DA VEDERE  Numerosi ed importanti i resti romani in Verona: le porte dei Borsari e dei Leoni, risalenti all'età flavia, il ponte Pietra (augusteo, rifatto dopo la II guerra mondiale) e l'arco onorario dei Gavii, opera di Vitruvio Cerdone. L'anfiteatro (l'Arena foto a destra) è uno dei massimi monumenti del genere, risale al sec. I d.C. e ne è ben conservato l'esterno a tre piani di ordine tuscanico, mentre l'interno è rifatto. Sul pendio del colle di San Pietro, con effetto scenografico si trova il Teatro Romano, interessante monumento risalente anch'esso al sec. I d.C.

Uno dei più antichi monumenti cristiani di Verona è la chiesa di S. Zeno Maggiore, eretta nel sec. V sulla tomba del santo. Ricostruita nei sec. XII-XIV, è uno dei maggiori capolaavori del romanico italiano. Il portale con protiro, è ornato di rilievi di Niccolò (1138, circa) e ha una porta bronzea scolpita risalente al sec. XII. L'interno, semplice e maestoso, conserva notevoli opere d'arte, tra cui il celebre trittico, con Madonna e Santi, di Mantegna (1459). Ai sec. XI-XII risale la chiesa inferiore di S. Fermo, mentre quella superiore, eretta nella stessa epoca, fu rifatta nel sec. XIV. L'interno della chiesa superiore è ornato di affresci, tra cui la celebre Annunciazione del Pisanello, e conserva il monumento Brenzoni, di Nanni di Bartolo (1439). Il duomo, del sec. XII, profondamente trasformato nei sec. XV e XVI, ha facciata romanica, con bel protiro, e interno gotico, ricco di opere d'arte (tra le altre l'Assunta di Tiziano). I sec. XIII-XVI sono artisticamente i più splendidi per Verona, il cui tessuto urbano ha conservato in molti punti l'aspetto medievale, come nelle piazze delle Erbe e dei Signori. Su quest'ultima prospetta il Palazzo del Comune (sec. XII, molto rimaneggiato nel sec. XVI) con cortile di forme romaniche. Nel 1290 venne iniziata la chiesa di S. Anastasia, i cui lavori proseguirono fino al 1481. L'imponente costruzione gotica, dal bel portale trecentesco, conserva all'interno notevoli affreschi di Altichiero. Al sec. XIV risale l'imponente fortezza scaligera di Castelvecchio, una delle più significative del tempo. Massiccia mole in cotto, merlata e turrita, è unita all'altra sponda dell'Adige dal celebre Ponte Scaligero (ricostruito dopo la II guerra mondiale). All'interno è sistemato il Civico Museo d'Arte, che, oltre a notevoli esempi di oreficeria e scultura medioevale (statua di Cangrande, del 1300), conserva un'ampia raccolta di pittura veneta dei sec. XIV-XVIII (opere di Stefano da Verona, Pisanello, Paolo Veronese, Mantegna, i Bellini, Carlo Crivelli, Lorenzo Lotto, Tintoretto, Giovan Battista Tiepolo, ecc.). Notevole complesso artistico del sec. XIV è quello delle Arche scaligere, tombe dei signori di Verona, sormontate da ricchi baldacchini gotici, opere dei Maestri Campionesi. Esempio di transizione tra lo stile gotico e il rinascimentale è la chiesa di S. Bernardino (1451-66), a due navate, con numerosi dipinti. Coeva è la ricostruzione di S. Maria in Organo (sorta nel sec. VIII), con ricco interno; nel coro, splendide decorazioni di Fra' Giovanni da Verona. Significative costruzioni del primo Rinascimento (ultimi decenni del sec. XV) sono l'elegante loggia del Consiglio, di Fra' Giocondo, e S. Giorgio in Braida, con cupola cinquecentesca del Sanmicheli; all'interno è conservato il Martirio di San Giorgio del Veronese. Assai significative anche le architetture del sec. XVI, che caratterizzano varie strade cittadine, quali il corso Cavour e lo stradone Maffei. Fra esse prevalgono le opere di Sanmicheli, autore del possente palazzo Bevilacqua (1530), di palazzo Pompei (1530), oggi sede del Museo Civico di Storia Naturale, della severa Porta Palio (1542-57) e del palazo Barbieri (foto a sinistra). I secoli successivi hanno aggiunto poco ai valori monumentali della città, che ha però saputo conservare le sue caratteristiche ambientali.