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LA VALLE D'AOSTA IN PILLOLE

Per conoscere tutto di una zona della Valle d'Aosta, scegline una dall'elenco di sinistra.

DATI   E' la regione italiana meno estesa, 3.262 km2, e meno popolata, soltanto 115.000 abitanti suddivisi in 74 comuni.

STORIA   Vari ritrovamenti dimostrano che la valle fu abitata fin dal Neolitico: tra gli avanzi più interessanti ci sono quelli delle necropoli presso Villeneuve. A tempo di poco successivi risalgono i reperti del sepolcreto di Verrès, le stele litiche rinvenute nell'abitato di Aosta e le tombe della necropoli di Vollein, vicino a Quart. Nella valle sono state individuate alcune decine di rocce che recano incisioni, accompagnate spesso da coppelle, alle quali viene per lo più attribuito un significato rituale, legato probabilmente a culti pagani di tempi protostorici e preistorici di epoca imprecisabile. Importanti monumenti sepolcrali sono stati portati alla luce nell'area megalitica di Aosta: allèes couvertes, dolmen, tombe a cista, ecc. risalenti all'Età del Rame. La Valle d'Aosta fu occupata intorno al 500 a.C. dai Salassi di stirpe ligure-gallica. Conquistata dai Romani nell'età augustea (fu Terenzio Varrone a sconfiggere nel 25 a.C. gli antichi abitanti) l'intera valle fu dapprima aggregata all'XI Regione Transpadana e agli inizi del sec. I entrò a far parte della prefettura della Gallia. Nel sec. V la valle fu disputata da Burgundi, Goti e Bizantini finché, per l'affermarsi del potere dei Merovingi, passò nel 570 al Regno dei Franchi. Morto Carlo Magno e diviso l'impero dai suoi successori, la valle cadde, nel sec. IX, nelle mani dell'imperatore Ludovico II, re d'Italia, e quindi di Carlo il Calvo, di Guido di Spoleto, di Lamberto, di Berengario I e d Rodolfo di Borgogna. Occupata temporaneamente dai Saraceni (sec. X) fu alla fine sottomessa ai Savoia (subito dopo il 1000 i Savoia vantavano già diritti feudali su alcune zone della valle e Umberto Biancamano, nel 1032, portava il titolo di conte d'Aosta, sia pure dividendone la dignità con il vescovo), i quali le conservarono tuttavia una certa autonomia (Carta delle Franchigie concessa da Tommaso I nel 1191; "Riserva" agli Statuta Sabaudiae del 1430; Règlement particulier del 1773). Escluse le brevi parentesi di dominio francese (1691, 1704-06, 1798-99 e 1800-14, periodo in cui fu incorporata alla Francia da Napoleone) la storia della valle si confonde con quella di casa Savoia. Durante l'ultima guerra mondiale fu attivissima la resistenza partigiana capeggiata da Emilio Chanoux e nonostante le rappresaglie e i rastrellamenti, la valle si liberò ancor prima dell'arrivo degli Alleati. Il 7 novembre 1945 fu eretta a regione autonoma e nel 1948 costituita in Regione a statuto speciale (legge del 26 febbraio). (nella foto il massiccio del Monte Bianco).

ARTE   Mentre sono molto modesti i resti archeologici delle antiche popolazioni (i Salassi), assai importanti sono i monumenti di età romana: tra i tanti l'antica strada da Ivrea al Piccolo San Bernardo e i resti di Aosta. Scarse le testimonianze d'arte  paleocristiana e preromanica, tra cui spicca un eccezionale documento: gli affreschi ottoniani con Storie di Cristo e degli Apostoli rinvenuti nel sottotetto della collegiata di S. Orso (foto a sinistra) ad Aosta, risalenti agli inizi del sec. XI. Del periodo romanico, che vide in tutta la valle una notevole fioritura artistica, restano numerosi campanili, avanzi o parti di castelli (Arnaz, il Castellaccio di Pont Saint Martin), torri merlate come quelle erette tra i sec. XI e XIII sulle mura di Aosta utilizzando materiale e strutture romani (torri di Bramafam, del Lebbroso, del Baillage, della Vieille Insinuation, ecc.) e abitazioni. Più modeste le opere pittoriche, mentre spicca il complesso scultoreo dei capitelli del chiostro di S. Orso ad Aosta (1133, ma impiegati nel rifacimento trecentesco del chiostro). Nei sec. XIV e XV l'attività edilizia è particolarmente intensa a seguito dello sviluppo di dinastie feudali: si costruiscono numerosi castelli, tra cui famosi quelli della famiglia Challant (Fénis, circa 1340; Ussel, 1350; Verrés, 1370-90; Issogne, 1480) alcuni però gravemente alterati dai restauri ottocenteschi. Del medesimo periodo anche diverse chiese, abitazioni civili che sfoggiano finestre monofore, bifore e cruciformi: particolarmente frequenti a Bard, Donnaz e Montjovet. Pregevole è anche la scultura lignea del periodo: Saint Voult appeso sotto l'arco romano di Aosta; i crocifissi di La Thuile e di Pré Saint Didier o il paliotto di Courmayeur. Così come la pittura, versione locale del gotico internazionale: gli affreschi del castello di Fénis (foto a destra) della fine del sec. XIV e degli inizi del sec. XV; le decorazioni di un fianco e del sottotetto della chiesa di S. Martino ad Arnaz; affreschi del castello  di Issogne. Scarse e tardive, invece, le testimonianze del Rinascimento che risente della diffusione dell'arte lombarda: la più precoce e la più importante è l'atrio della cattedrale di Aosta (1522-26). Del Settecento sono la Villa di Montfleury presso Aosta e il pittoresco completamento del castello di Aymavilles. Cospicua l'attività edilizia del sec. XIX, soprattutto sul piano delle soluzioni urbanistiche con l'apertura del nuovo centro di Aosta (ora piazza Chanoux) con edifici classicheggianti di gusto schiettamente piemontese, che proseguì lungo tutto il Novecento, anche a causa dello sviluppo turistico della Valle.

GASTRONOMIA  Per la sua rusticità e semplicità quella valdostana è stata fra le ultime cucine regionali italiane a essere riscoperta dal grande pubblico, ma proprio queste caratteristiche la fanno apprezzare oggi garantendone la genuinità. Tre sono le basi della gastronomia valdostana: la souppe (zuppa di pane di segale affettato e imbevuto di brodo, cui si aggiunge la fontina a piccoli pezzi), la selvaggina (galli di montagna, lepri, pernici, camosci e stambecchi) e i latticini tra i quali la celebre fontina con cui si prepara la fondue. Tra le preparazioni più celebri a base di selvaggina sicuramente è la motzetta o mocetta:  carne di stambecco conciata con spezie e aromi vari e poi tenuta in salamoia. La carne bovina è alla base di un altro piatto tipico: la carbonnade, preparata con carne di bue salata, molta cipolla tritata e vino rosso. Latte, burro e formaggio della Valle d'Aosta sono famosi per la loro bontà, tra tutti spicca la fontina, fresca e dolce oppure stagionata lievemente amarognola. Meno conosciuti, ma altrettanto buoni sono i vari tipi di tome magre o di formaggi freschi a pasta grassa. I vini non sono molti, ma quasi tutti eccellenti, in particolare il Moscato di Chambave, la Malvasia di Nus e il Montouvert; tra i rossi sono celebri il Donnaz, l'Enfer di Arvier, tra i bianchi quello di Morgex. In Val d'Aosta si produce un'ottima grappa, considerata tra le migliori in assoluto, e un liquore conosciutissimo, a base di erbe alpine: il génépy.