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L'UMBRIA IN PILLOLE
Per conoscere tutto di una zona dell'Umbria, scegline una dall'elenco di sinistra. DATI Estensione: 8.456 km2; abitanti: 804.000; province: Perugia, Terni; capoluogo: Perugia. STORIA La regione fu abitata fin dal Paleolitico inferiore: diversi reperti risalenti a quell'epoca sono stati infatti ritrovati a Abeto di Norcia (Perugia), a Orvieto e nella grotta di Tane del Diavolo (Terni). Numerose le testimonianze dell'Età dei metalli, sia di necropoli (Panicarola, Monteleone di Spoleto, Cascata delle Marmore), sia di ricchi ripostigli (Gualdo Tadino, Piediluco). La grande necropoli delle Acciaierie di Terni ha alcune tombe risalenti al periodo compreso tra il sec. X e il VII a.C. In età storica fu abitata dagli Etruschi e dagli Umbri, divisi dal Tevere. Durante la III guerra sannitica partecipò alla Lega italica e fu occupata dai Romani in seguito alla sconfitta di Sentino (295 a.C.). Colonizzata e valorizzata da importanti arterie, divenne presto federale a Roma. Percorsa e devastata da orde dirette a Roma specialmente durante la guerra greco-gotica (sec. VI), con l'invasione longobarda, tranne un lembo rimasto ai bizantini e un altro passato poi ai marchesi di Toscana, formò il ducato di Spoleto che, sorto attorno al 570, divenne uno dei più potenti con vita spesso autonoma. Esso gravitò verso Roma e si ingerì delle vicende del papato, talvolta dominandolo, talaltra subendone la potenza, finchè ebbe la peggio: il duca Alboino, dovette giurare fedeltà al papa e a Pipino, re dei Franchi. Da allora i duchi furono spesso ridotti a funzionari imperiali. Nelle contese tra Chiesa e Impero le città umbre si ressero con ordinamenti propri e per godere maggiore autonomia parteggiarono per i papi che assecondarono lo sviluppo dei comuni. Innocenzo III rivendicò il possesso della regione (1198) e il duca di Spoleto fu sostituito da un rettore. Le autonomie, nonostante le lotte, favorirono lo sviluppo di numerosi centri, floridi di artigianati e commerci, vivi di cultura, arte e fervore religioso. Tra tutti primeggiò Perugia, che nel sec. XIII aprì una università. La Chiesa, incapace di imporsi, si accontentava di una sudditanza formale. Ai comuni si sostituirono le signorie, ma nessuna ebbe la capacità di unificare la regione. Alla fine Paolo III impose un governo diretto, sopprimendo le autonomie (metà del sec. XVI). Da allora la vita umbra decadde. Napoleone la incluse prima nella Repubblica romana (1798), poi nell'impero francese (1806) come dipartimento del Trasimeno. Restituita alla Chiesa nel 1814, partecipò ai moti risorgimantali del 1831, del 1848 e del 1859, quando la rivolta di Perugia fu sanguinosamente repressa. Nel 1860, attraversata dall'esercito sardo in marcia verso il regno borbonico, chiese ed ottenne l'annessione all'Italia con un plebiscito. ARTE
I centri etruschi più importanti sono Orvieto e Perugia; dal territorio
perugino vengono bronzi sia arcaici sia di età romana repubblicana: tra gli
altri capolavori ricordiamo l'Arringatore, conservato a Firenze presso il
Museo Archeologico. La zona ad ovest del lago Trasimeno gravitava su Chiusi
(cinerari da Città della Pieve). Sulla riva sinistra del Tevere sono le
testimonianze della civiltà umbra, soprattutto ad Amelia e a Colfiorito, ma
sono etrusche Arna, Bettona (di cui sono conservate le mura) e Todi (le mura, la
necropoli, la statua bronzea di Marte ora conservata in Vaticano). Molti
sono i monumenti romani, soprattutto dei sec. I e II d.C. Centri archeologici
importanti sono Carsule, da cui vengono statue e mosaici ora ai Musei Vaticani e
Spello. Monumenti notevoli sono inoltre ad Assisi (i resti del foro col tempio
detto di Minerva), Spoleto, Gubbio, Norcia, Bevagna. Numerose le opere stradali,
tra cui il ponte di Augusto a Narni. Sono interessanti alcuni prodotti di
officine locali, come cippi della zona di Carsulae, le u DA VEDERE La corsa dei Ceri di Gubbio, celebrata in maggio, culmina con una gara tra varie squadre, che, reggendo alte costruzioni in legno che da tempo sostituiscono i ceri, debbono raggiungere la cima di monte Ingino fino alla basilica del patrono S. Ubaldo. Sempre nel mese di maggio ha luogo, a Gubbio ad anni alterni il palio dei balestrieri, sopravvivenza di una gara medioevale che trova riscontro solo a Sansepolcro (Arezzo). A Foligno si corre, a settembre, la giostra della Quintana, con la sfilata di cavalieri e dame in costume: i gareggianti devono sfilare con un colpo di lancia un anello posto intorno al braccio teso di un grande fantoccio girevole di legno.(nella foto a destra le cascate delle Marmore) GASTRONOMIA La gastronomia umbra conserva un'impronta prettamente contadina; semplice e sobria, si basa sulla bontà e genuinità dei prodotti della sua terra. Fra i piatti più caratteristici quelli a base di tartufo (il tartufo nero di Norcia e di Spoleto) che, pestato o a tocchetti, condisce gli spaghetti alla nursina, viene spalmato con aglio e acciughe sui crostoni di pane, mescolato alle uova in frittata, sparso sulla pizza. Altro elemento rilevante è la carne cotta allo spiedo, sulla griglia o al forno. Esistono regole antiche per ogni parte da arrostire: l'agnello, il cosciotto di castrato, i palombacci vengono girati allo spiedo, la porchetta, farcita di finocchio selvatico, aglio e rosmarino, è posta in forno, i budellacci e le costarelle di maiale finiscono sulla graticola. Sublima le carni arrostite la ghiotta, salsa di olio, vino, aglio, chiodi di garofano, olive nere, che si prepara sotto l'animale allo spiedo raccogliendone il sugo. L'olio prodotto in zona è di una straordinaria finezza e costituisce il condimento principale, cui si aggiungono la ventresca e il guanciale di maiale adoperati per gli spaghetti all'amatriciana e alla carrettiera e per l'autoctono rancetto (una salsa a base di pomodoro, cipolla, guanciale e maggiorana). La carne suina, ricavata da animali magri e neri, viene manipolata in salami squisiti. Le verdure e i legumi sono consumati in preparazioni specifiche, dalla cipollata (una minestra di cipolle e pomodori), ai gobbi (cardi) alla perugina, dagli asparagi in frittata alle lenticchie col riso. Nel settore dei latticini ci sono caci e caciotte di latte vaccino, ricotte dolci e salate, giuncate, pecorino fresco o stagionato, che è poi tra gli ingredienti del pannociato e della focaccia di Pasqua. Fra i dolci specialità proprie sono la pinoccata, gli stinchetti, il torcolo, la ciaramicola. Pochi ma pregiati i vini: il famosissimo orvieto, il sagrantino rosso di Montefalco e il sagrantino rosso a Gualco Cattaneo, il colpetrone, prodotto da vitigni Montefalco, il greco di Todi, la vernaccia di Cannara e il vin santo, particolarmente squisito a Trevi. |