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LIVORNO IN
PILLOLE
DATI
Capoluogo dell'omonima provincia, comune di 104,79 km2 con 172.600
abitanti, a 3 metri sul livello del mare. Del territorio comunale fa parte anche
l'isola di Gorgona, la più settentrionale dell'Arcipelago Toscano.
Il nucleo originario ha conservato
la planimetria poligonale data all'abitato dalle strutture difensive, erette
agli inizi del sec. XVII per volontà di Ferdinando I, ma dopo l'Unità d'Italia
le vecchie abitazioni furono abbattute per far posto a vie larghe e rettilinee,
ampie piazze e passeggiate a mare.
STORIA
Villaggio di pescatori nel sec. XIV, Livorno ebbe funzione
ausiliaria al vicino orto Pisano (il porto
medievale di Pisa) del quale fu, essendo stato fortificato verso la fine del
secolo, il baluardo meridionale. Seguendo le sorti di Porto Pisano dopo la
conquista di Pisa da parte dei Fiorentini (1405), Livorno cadde in mano ai
Genovesi rimanendovi fino al 1421, quando fu acquistata da Firenze. Livorno non
ebbe uno sviluppo apprezzabile fino al sec. XVI allorché, per l'interramento di
Porto Pisano, rimase l'unico approdo della zona e Cosimo I de' Medici decise di
farne il maggior porto della Toscana. Nel corso del secolo, anche per merito
della Costituzione livornina, che concedeva agli immigrati (tra cui numerosi
Ebrei e Turchi) libertà di culto, di residenza e di traffico con esenzioni
fiscali e amnistie, Livorno decuplicò la sua popolazione (arrivando a contare
circa 8.000 abitanti nel 1600) e si arricchì di palazzi, chiese e case di
abitazione. Nel 1606 Livorno fu solennemente proclamata città. Terminato il
porto mediceo da Cosimo II (1618) Livorno, che nel frattempo era diventata sede
di ricche colonie straniere e scalo internazionale, si avviò ad un periodo di
grande prosperità che si prolungò, sotto i Lorena, fino a tutto il sec. XVIII
e continuò sotto i Francesi. Livorno divenne così capoluogo di dipartimento.
Il porto, però fu gravemente danneggiato dal blocco continentale e il tentativo
di riacquistare importanza rimase infruttuoso, anche perché annessa la città
all'Italia (1860), il porto franco venne abolito (1868). Nel 1881 venne fondata
l'Accademia navale, vanto della città. Durante la II guerra mondiale la città
fu devastata dai bombardamenti e dopo l'8 settembre fu saccheggiata dai
Tedeschi, i quali distrussero le opere portuali e gli stabilimenti industriali.
Gli ultimi decenni, grazie alla modernizzazione delle infrastrutture portuali,
hanno consentito al porto di Livorno di porsi come uno tra i più importanti
d'Europa.
DA
VEDERE Nei sec. XVI e XVII i Medici fecero di Livorno il più
importante porto della Toscana, intervenendo spesso di persona nella
progettazione urbanistica. Cosi mo
I fece scavare un canale di comunicazione con Pisa; nel 1590 Giovanni de' Medici
e il Buontalenti realizzarono la Fortezza Nuova (unita alla Fortezza Vecchia, di
A. da Sangallo il Giovane). La città fu in gran parte distrutta durante la II
guerra mondiale e ha oggi prevalentemente un aspetto moderno. Rimangono (per lo
più ricostruiti) alcuni edifici del Cinquecento e del primo Seicento: il duomo
(di A. Pieroni, 1581-95); il monumento a Ferdinando I, con la statua del duca di
P. Bandini (1595) e i Quattro Mori in bronzo di P. Tacca (1625) intorno allo
zoccolo; le chiese dell'Annunziata (1605) e della Concezione (1599) del Pieroni.
Il Cisternone (1829-42) e il Cisternino sono notevoli opere neoclassiche di P.
Poccianti. Il Museo Civico Giovanni Fattori raccoglie opere dei macchiaioli
toscani.
La Biblioteca Labronica F. D.
Guerrazzi, fondata in seno all'Accademia omonima nel 1816, aperta al pubblico
nel 1840 e donata al comune nel 1852, possiede ora circa 300.000 volumi e 540
manoscritti. Importantissimo il fondo foscoliano (52 manoscritti di Ugo
Foscolo); notevoli anche i fondi degli autografi del Guerrazzi e del Marradi e
l'autografoteca Bastogi (56.000 pezzi). La biblioteca è stata tra le prime in
Italia ad introdurre l'automazione dei suoi servizi.
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