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LA SICILIA IN PILLOLE

Per conoscere tutto di una zona della Sicilia, scegline una dall'elenco di sinistra.

DATI   Estensione: 25.707 km2; abitanti: 4.990.000; province: Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa, Trapani; capoluogo: Palermo.

L'isola di Sicilia è la più vasta del Mar Mediterraneo e la più importante per storia, arte e attività economiche. Ha forma di triangolo che le valse anche l'antico nome greco di Trinacria con riferimento alle sue tre cuspidi, rappresentate dagli odierni Capo Boeo (o Lilibeo) a ovest, Punta del Faro a nord-est, Capo Isola delle Correnti a sud-est. Il termine Sicilia risale all'antichità insieme con quello di Sicania, sul quale prevalse già in epoca classica, estendendosi successivamente, in età medioevale, a designare i domini prima normanni e poi svevi nell'Italia meridionale. L'isola fu per secoli divisa nelle tre valli di Mazara (o Mazzara) a ovest, di Demone a nord-est e di Noto a sud-est; nel 1817 entrò in vigore una nuova ripartizione amministrativa in sette valli o province, che rimase pressoché inalterata fino al 1927, cioè fino a quando furono istituite le due province di Enna e Ragusa.

STORIA   Abbastanza controversa è la datazione dei reperti più antichi ritrovati in Sicilia, comunque indicano che l'isola fu abitata fin dal Paleolitico. Copiosi invece i resti appartenenti al Neolitico, che dimostrano l'importante ruolo avuto in tale periodo dalla Sicilia per la sua posizione nel centro del Mediterraneo. All'Età del bronzo sono risalenti i primi contatti con il mondo egeo, mentre con l'età del Ferro lo sviluppo dell'isola verso forme complesse di organizzazione socio-politica viene interrotto dalla fondazione di colonie greche nella parte orientale e fenicie in quella occidentale. Nella foto a sinistra il tempio dei Dioscuri ad Agrigento.

Anticamente abitata dai Siculi, Sicani ed Elimi (rispettivamente nelle zone orientale, occidentale e nord-occidentale), la Sicilia si aprì presto ad insediamenti di coloni fenici e, più tardi, dal 734 a.C. in poi secondo Tucidide, anche greci, attratti dai suoi porti, dalle sue miniere e dalla fertilità del suolo. I Fenici, soprattutto cartaginesi, si stabilirono nella parte occidentale fondando quelli che al momento rimasero degli empori commerciali. Vere città, e subito molto popolose, divennero invece gli insediamenti coloniali dei Greci nella parte orientale (Nasso, Lentini, Catania, Siracusa, Gela, ecc.) Dopo la I guerra punica (241 a.C.) la zona cartaginese della Sicilia divenne provincia romana mentre il resto dell'isola fu romanizzato nel 212 a.C. dopo la sconfitta di Siracusa. Roma favorì e sfruttò la produzione del grano nelle vaste tenute siciliane grazie al lavoro degli schiavi, che si ribellarono in varie occasioni, ma queste rivolte furono sempre soffocate nel sangue. La generale decadenza dell'Occidente romano colpì a fondo l'isola e la espose a una serie di rovinose incursioni e all'occupazione dei Vandali prima e degli Ostrogoti di Teodorico in seguito. All'inizio del sec. IX gli Arabi intrapresero l'invasione della Sicilia dando all'impresa carattere di guerra santa. Aspramente contrastati ne vennero a capo soltanto all'inizio del sec X ponendo l'isola sotto il governo di un emiro. Però già verso la metà del medesimo secolo, l'emirato divenne un principato ereditario e di fatto indipendente, e per circa un secolo la Sicilia risorse dalla sua lunga decadenza. Gli Arabi diedero uno straordinario impulso all'agricoltura (frazionamento dei latifondi, introduzione di nuove colture, come il gelso, il cotone, l'arancio, il dattero e la canna da zucchero), all'artigianato (tessuti di seta e di cotone), al commercio (con la sua base più importante a Palermo), e la Sicilia come la Spagna, divenne un centro di irradiazione della civiltà intellettuale e artistica islamica, che diede tuttavia i suoi frutti più cospicui soltanto alla fine della dominazione. A indebolirla e farla cadere furono soprattutto le croniche rivalità tra i vari signori locali, delle quali seppero approfittare nella prima metà del sec. XI i Bizantini e nella seconda metà dai Normanni che erano sorretti nella loro iniziativa antimusulmana dal patrocinio della Chiesa romana. Con il dominio normanno si istituzionalizzò anche in Sicilia il sistema feudale. 

Dal 1186, estintasi la casata normanna, la Sicilia passò a Enrico VI di Svevia, figlio ed erede di Federico Barbarossa. Figlio di Enrico VI fu Federico II (1194-1250), il più grande tra i personaggi del suo tempo, che contribuì, tra l'altro, alla nascita della letteratura in volgare italiano, raccogliendo alla sua corte i maggiori poeti del sec. XIII e fondando quella che Dante definì la Scuola Siciliana. Agli svevi subentrò, nel 1268, il regno del guelfo Carlo d'Angiò, fratello de re di Francia Luigi IX, che aveva l'appoggio del papato contro i ghibellini nelle infinite lotte tra il papato e l'impero. Sotto la dinastia aragonese sopravvissero le istituzioni di Federico II di Svevia, ma dal punto di vista economico-sociale e culturale vi fu un graduale recessione: ricostituzione del latifondo a beneficio di grandi signori, decadimento dei ceti rurali più modesti e della borghesia delle città, insicurezza per le continue guerre, deterioramento dell'ordine pubblico. Scaduta a vicereame spagnolo la Sicilia reagì. Nel 1516 Palermo insorse contro il viceré Ugo di Moncada, l'anno seguente fu scoperta la congiura di Gian Luca Squarcialupo e nel 1523 si ebbe la cospirazione capeggiata dai fratelli Imperatore. Con il peggiorare delle condizioni interne della Spagna, peggiorarono ulteriormente quelle in Sicilia: la decadenza economica si accrebbe e scoppiarono nuove rivolte. Con la Pace di Utrecht (del 1713, alla fine della guerra di successione spagnola) la Sicilia passò, con titolo regio, a Vittorio Amedeo II, duca di Savoia, ma poco dopo (1718), tolta al suo nuovo signore, fu assegnata all'Austria e in tal modo riunita al Napoletano. Nel 1734, infine, sempre unita al Mezzogiorno, ebbe con Carlo III di Borbone un nuovo autonomo sovrano che ricostituì il Regno delle Due Sicilie. La Sicilia fu l'unica regione italiana a rimanere comunque sotto il domini dei Borboni anche durante i periodi in cui il mezzogiorno continentale passò nelle mani dei francesi (Repubblica Partenopea, 1799; periodo napoleonico, 1806-15). I disegni di restaurazione di Ferdinando I scatenarono però il malcontento che sfociò nei moti separatisti del 1820, la sollevazione di Palermo del 1831 e l'insurrezione del 1848. Calorosa l'accoglienza che ricevette Garibaldi durante la rapida liberazione dell'isola per mano dei Mille, conclusasi con il plebiscito del 21 ottobre 1860 da cui venne proclamata l'unione alla monarchia costituzionale di Vittorio Emanuele II. Negli anni successivi la crisi agricola e ll'arretratezza delle condizioni del popolo diedero origine a gravi agitazioni come l'insurrezione di Palermo del 1866 e i moti dei fasci siciliani repressi nel 1894 con lo stato d'assedio. Il15 maggio 1946 veniva istituita la Regione Sicilia a statuto speciale.

ARTE  I templi dei sec. VI e V a.C. si differenziano per qualche aspetto, e anzitutto per la grandiosità, da quelli della Grecia vera e propria; alcuni, come l'Olympleion di Agrigento dai caratteristici telamoni hanno forme particolari. I templi più arcaici erano rivestiti di terrecotte policrome (Siracusa); alcuni templi di Selinunte erano ornati di metope a rilievo (ora conservate al Museo Archeologico di Palermo). Importanti contributi alla conoscenza della Sicilia greca vengono anche dai ritrovamenti in altre località: Nasso, dove si sono scavate le mura, alcuni tratti urbani e i resti del tempio dedicato ad Afrodite; Gela, con gli scavi dell'acropoli, le imponenti mura in blocchi di calcare e mattoni crudi e il vicino santuario di Bitalemi; Eraclea Minoa, con le mura e il teatro; Lentini con complesse fortificazioni ed edifici sacri e profani. Dopo la conquista romana alcuni centri dell'interno furono abbandonati, ma le città più importanti si arricchirono di monumenti tipicamente romani, come l'anfiteatro (a Siracusa), il teatro (a Taormina). Di età tardoromana la grandiosa villa di Piazza Armerina, i cui mosaici testimoniano i contatti della Sicilia con l'Africa.

 Pochi ed alterati sono gli edifici paleocristiani a noi pervenuti: S. Pietro a Siracusa, S. Foca a Priolo Gargallo, la chiesa di Palagonia. Sembra che nelle più antiche costruzioni cristiane in Sicilia fosse diffuso il tipo della chiesa "discoperta", divisa cioè in un santuario e in una struttura colonnare, senza pareti laterali. Praticamente nulla resta del periodo bizantino (sec. VI-IX), poco avanza anche dell'età araba (sec. IX-XI) che pure fece dell'isola un centro culturale di altissimo livello. Di ben maggiore importanza il periodo normanno, iniziato nella seconda metà del sec. XI. Le prime opere, probabilmente dovute a monaci cluniacensi, sono vicine a stilemi borgognoni: così il presbiterio della cattedrale di Catania e la chiesa del priorato di S. Andrea presso Piazza Armerina. Tuttavia già sul finire del sec. XI la chiesa di S. Giovanni dei Lebbrosi, a Palermo, mostra evidente l'influsso della cultura araba. e a iniziare dal regno di Ruggero II (1113-54) si sviluppò in Sicilia quella cultura normanna che, fondendo elementi francesi, bizantini e arabi, realizzò alcune fra le massime manifestazioni artistiche dell'Europa medioevale. A Palermo, la chiesa di S. Giovanni degli Eremiti (circa 1132), ad aula unica con cupole, è di gusto decisamente arabeggiante, alla pari della chiesa di S. Cataldo e di palazzi e costruzioni civili, come la Zisa, la Cuba e la Cubula, la villa di Favara; a schemi bizantini si rifanno invece la chiesa di S. Maria dell'Ammiraglio, o Martorana, a croce greca con volte a botte, e la Cappella Palatina del Palazzo Reale, di tipo basilicale. Esempio di compenetrazione di stili diversi è il duomo di Cefalù (1131-66), voluto da Ruggero II. Di impronta analoga, pur nella maggiore monumentalità e fasto, è il duomo di Monreale (iniziato nel 1174), con facciata di tipo normanno, struttura di derivazione paleocristiana, elementi decorativi moreschi e bizantini. Altri monumenti del sec. XII sono la cattedrale di Palermo (nella foto a destra), la chiese del Vespro e della Magione, sempre a Palermo, il duomo di Agrigento, ecc. Alla prima metà del sec. XIII risalgono gli imponenti castelli federiciani di Milazzo, Siracusa (Castel Maniace), Catania (Castel Ursino) e la severa chiesa di S. Nicola di Agrigento, di stile ormai pienamente gotico. Il nuovo gusto si affermò pienamente con la dominazione angioina e successivamente nel sec. XIV, con le chiese di S. Francesco a Messina e Palermo, il duomo di Palermo, il convento di S. Spirito a Caltanissetta, la chiesa dell'Annunziata a Trapani e quella di S. Giorgio ad Agrigento. Di notevole livello anche l'architettura civile, con il Palazzo Chiaramonte a Palermo (1307), il palazzo di S. Stefano e la Badia Vecchia a Taormina. Più modeste, in questo periodo, le arti figurative. L'architettura del sec. XV vide il prevalere di forme gotiche catalane, interpretate con gusto sobrio (palazzo Corvaia a Taormina, palazzo Bellomo a Siracusa). Nel secolo successivo influssi rinascimentali giunsero anche in Sicilia (S. Maria di Portosalvo a Palermo). La scultura rinascimentale in Sicilia ebbe inizio con l'opera di Gagini, ma solo verso la metà del sec. XVI giunse a forme più mature, tipiche del manierismo toscano. Nel campo della pittura, la figura di Antonello da Messina è dominante e trascende l'ambito regionale. Di elevato livello appare l'architettura siciliana dei sec. XVII-XVIII, sebbene non manchino goffe ripetizioni dei motivi del barocco spagnolo. Notevole, dopo il terremoto del 1693, fu l'opera di ricostruzione della Sicilia orientale, con la costituzione di organismi urbani spesso di notevole gusto e imponenza (Noto, Grammichele, Avola, Ragusa, Modica). Di minore importanza la pittura, influenzata dal passaggio di Caravaggio e A. Van Dyck. Nei secoli successivi la Sicilia non espresse più artisti di livello, escludendo nel secolo scorso Renato Guttuso, la cui opera pur trascendendo l'ambito regionale, rappresenta una significativa e profondamente radicata testimonianza della vicenda artistica e della storia siciliana.

GASTRONOMIA   La cucina siciliana, tipicamente mediterranea, deriva la sua particolarità dall'attaccamento alle tradizioni e ai costumi del passato, dall'apporto arabo, riconoscibile nell'uso di prodotti prima sconosciuti (agrumi, riso, droghe) e all'accostamento di elementi disparati per ottenere sapori complessi.  Quest'ultima caratteristica fa sì che molte specialità possano essere realizzate in parecchie versioni, dalla più semplice alla più ricca; esempio tipico la caponata, che da una base di verdure fritte separatamente può arrivare a includere gli elementi più disparati: mandorle, polpi, bottarga, coda d'aragosta, ecc. Piatto forte di questa cucina è senz'altro la pasta, condita con abbondanza e fantasia: varie verdure (broccoli, melanzane, pomodori, ecc.) e pesce (acciughe, tonno, seppie e sarde), ma soprattutto un ottimo olio di oliva come l'Olio extravergine dei Monti Iblei (Ragusa). Di largo consumo sono anche pizze e focacce in numerose varianti. Il riso è considerato alimento di ripiego e viene perlopiù consumato sotto forma di arancini. La scarsa disponibilità di bestiame bovino ha ridotto a poche le specialità a base di carne, di solito mascherata con altri sapori, spezie e salse (farsu magru, involtini di vitello, polpette), mentre si fa largo consumo di salsicce di maiale. Il pesce invece entra di frequente nell'alimentazione dei siciliani, essendo fresco ed abbondante ovunque: acciughe, orate, spigole, triglie e sarde, tonno e pesce spada elaborati nei modi più diversi, ma sempre con l'aggiunta di erbe aromatiche e sapori piccanti. La produzione dei latticini è abbondante (canestrato, che fresco prende il nome di tuma e di primu sali quando viene salato; il pacintinu, reso piccante da pepe in grani; il caciocavallo e la ricotta). Un discorso a parte merita la pasticceria, influenzata dal contatto arabo, e dominata da tre ingredienti: mandorle, pistacchi e miele, che insieme sono alla base di uno squisito torrone. Altre notissime specialità sono il cioccolato di Modica (Ragusa), la cassata, la frutta candita, i cannoli, i mostaccioli, le ossa di morto, ecc. Come i vini la Sicilia offre i bianchi e i rossi dell'Etna, il faro messinese, il corvo, il vino Nero d'Avola prodotto a Butera, in provincia di Caltanissetta) ma soprattutto i vini da dessert per cui va famosa: dal marsala (il più diffuso nel mondo) al moscato di Pantelleria e di Siracusa, dal passito alla malvasia di Lipari e di Milazzo.