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LA PUGLIA IN
PILLOLE

Per conoscere tutto di una zona
della Puglia, scegline una dall'elenco di sinistra.
DATI
Estensione: 19.348 km2; abitanti: 3.970.525; province:
Bari, Brindisi, Foggia, Lecce, Taranto; capoluogo: Bari.
Il termine Puglia deriva direttamente dal latino Apulia,
con cui si designava in età romana la regione bagnata dal Mar Adriatico, e
compresa tra il corso del fiume Biferno e l'istmo Messapico (o Soglia Messapica),
corrispondente alla linea Taranto-Francavilla Fontana-Brindisi. Nei primi secoli
del Medioevo il termine cadde in disuso, ma successivamente fu ripreso in età
normanna a indicare organismi politici sempre più estesi e nel sec. XII
designava l'Italia meridionale continentale in contrapposizione al termine
Lombardia, che in quell'epoca era usato come equivalente di Italia
settentrionale. Il termine non venne più usato quando la regione fu divisa
nelle tre unità amministrative di Capitanata (Foggia), Terra d'Otranto (Lecce)
e Terra di Bari. Queste tre circoscrizioni provinciali furono mantenute anche
dal Regno d'Italia, ma nel 1923 fu creata la provincia di Taranto e nel 1927
quella di Brindisi.
STORIA
Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce numerosi reperti
preistorici che testimoniano la presenza umana sul territorio della regione fin
dai tempi più remoti. In epoca storica la Puglia fu abitata da genti illiriche
e sulle coste, da coloni greci. Le
guerre sannitiche aprirono a Roma la conquista totale dell'Apulia. Alcune
città guidate da Taranto approfittarono del successo di Annibale a Canne per
ribellarsi, ma le armi romane schiacciarono l'insurrezione. Con la divisione
augustea Apulia e Calabria costituirono la II regione comprendente
anche il Vulture e parte del Molise. Per la sua posizione geografica
invidiabile, in comunicazione con le province orientali dell'Impero, la Puglia
romanizzata ebbe un notevole sviluppo economico e il benessere e la pace sociale
furono mantenuti fino alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476), allorché
subentrò la giurisdizione bizantina esercitata da un catapano. Il dominio
bizantino fu contrastato dai Longobardi, a cui seguirono i Franchi, i Saraceni,
i Veneziani. Guerre, assedi, devastazioni, regimi fiscali oppressivi e corrotti
si avvicendarono con effetti rovinosi per la popolazione, che più volte tentò
di liberarsene ribellandosi. La ribellione più nota fu quella promossa da Melo
da Bari, che assoldò mercenari normanni (1016) e tentò, ma inutilmente, di
scacciare i Bizantini. L'impresa riuscì invece ai Normanni d'Altavilla, che
crearono nella regione la contea di Melfi o di Puglia, affidata da un'assemblea
di guerrieri a Guglielmo Braccio di Ferro (1043). Nel 1059 Roberto il Guiscardo
ottenne da papa Nicolò II, con l'Accordo di Melfi, l'investitura e il titolo di
duca di Calabria e di Puglia in cambio di un atto di vassallaggio e di eventuali
aiuti militari. Il destino della regione era ormai legato a quello dell'Italia
meridionale avviata a unità politica, quantunque i Veneziani tentassero di
impedire la formazione di uno Stato forte affacciato sul basso Adriatico. Sotto
gli Altavilla e gli Svevi (dal 1194) la Puglia godette di speciali privilegi e
di una certa autonomia amministrativa: Bari era un porto (in foto)
attivo per i traffici con
l'Oriente; Melfi era tanto importante e sicura che i papi la scelsero come sede
per solenni concili e qui fu emanata la raccolta di leggi di Federico II per il
regno di Sicilia, detta appunto Costituzione di Melfi (1231). Il grande
imperatore svevo soggiornò spesso nella regione e, non sfuggendogliene
l'importanza strategica, la fortificò. Dalla metà del sec. XIII la Puglia fu
divisa nei tre giustizierati di Capitanata, Terra di Bari e Terra d'Otranto
decadde e subì passivamente l'alternarsi delle dominazioni: Angioini dal 1266,
Aragonesi dal 1442, Spagnoli dal 1504 e, dopo il breve periodo degli Asburgo
(1714-38), i Borbone. La rigida struttura feudale imposta dagli Angioini e
mantenuta in seguito, la prevalenza dei latifondi e la correlativa povertà
dell'agricoltura, la scarsità di centri cittadini economicamente e
culturalmente aperti determinarono una struttura sociale anomala, caratterizzata
dalla divisione delle classi estreme: l'aristocrazia baronale e la plebe
(nell'assoluta maggioranza rurale) povera ed ignorante. L'assenza del ceto medio
spense l'apporto della Puglia alla vita del regno fino a tutto il Risorgimento.
Dopo l'unità anche in quelle terre si sviluppò il fenomeno del brigantaggio,
nato soprattutto dalla delusione delle popolazioni agricole che avevano sperato
in un immediato sollievo dagli stenti secolari.
ARTE
L'importanza archeologica della regione è documentata, oltre che dai
ritrovamenti preistorici, da quelli relativi alla civiltà indigena della
regione e da quelli della greca Taranto. Le ceramiche micenee della fine del II
millennio a.C. attestano un primo importante contatto con il mondo greco.
Taranto fu l'unica importante colonia greca della regione, anche se altri centri
vantano leggendarie origini greche; più che da resti monumentali (tempio dorico
del sec. VI a.C.) l'archeologia tarantina è costituita dai corredi delle sue
estese necropoli, ricche di vasi importati dalla Grecia (eccezionali per quantità
e spesso per rarità quelli corinzi, laconici, attici a figure nere) e,
soprattutto, in età ellenistica, di rilievi sepolcrali in calcare, di
terrecotte figurate e di gioielli. Il resto dell'ampia regione era
caratterizzato da numerosissimi centri abitati indigeni, più frequenti nel Salento
(nella foto in alto a destra, resti di abitazione), meno nella Puglia
centrale e settentrionale, di cui restano solo le ampie cerchia di mura, spesso
duplici o triplici (Manduria); gli scavi dell'abitato apulo di Monte Sannace
presso Gioia del Colle mostrano una progressiva estensione, dal sec. VI al sec.
III a.C., dell'acropoli a una zona bassa sempre più ampia. Ricchissime le
necropoli con vasi di produzione locale a decorazione essenzialmente geometrica
associati talora a vasi figurati importati direttamente dalla Grecia. Nel sec.
IV a.C., quando la produzione artistica acquistò maggiore uniformità e fu più
evidente l'influenza di Taranto, si ebbe anche una fiorente produzione di
ceramica figurata apula. Meno documentate le altre forme artistiche, a parte
l'ampio gruppo di stele figurate di Siponto, probabilmente anteriori al sec. V
a.C. L'invasione di Annibale portò gravi danni alla regione e segnò la fine di
molti centri abitati. In età romana ebbero importanza soprattutto i centri
lungo la via Appia e l'Appia Traiana, e anzitutto Brindisi, principale porto di
Roma verso l'Oriente. In prossimità del porto, ricerche subacquee hanno portato
alla luce soltanto nel 1992 una notevolissima serie di sculture bronzee, dall'età
ellenistica al sec. II d.C. Resti monumentali notevoli si trovano a Lucera,
Ordona, Canosa, Lecce e Taranto; numerosi anche i rsti di ville e fattorie
romane. I ricchi ritrovamenti archeologici della Puglia sono raccolti in
numerosi musei, tra cui quelli di Taranto, essenziale per la documentazione
della civiltà della Magna Grecia; di Bari, che raccoglie la documentazione
della civiltà apula; di Lecce, Brindisi, Foggia, Lucera e Ruvo.
Tra
i sec. VII e XII le manifestazioni artistiche più interessanti sono le varie
chiese-cripte e chiese-grotte sorte in diverse parti della Puglia (Massafra,
Gravina, Fasano, ecc.), scavate nella roccia e spesso decorate con affreschi.
Alcune costruzioni, quali la cosiddetta tomba di Rotari a Monte Sant'Angelo e il
mausoleo di Boemondo a Canosa (fine sec. XI), costituiscono esempi di fusione
tra elementi bizantini, classici e barbarici. Sulla costa sono ancora numerosi i
resti di torri d'avvistamento saracene, come quella nella foto a lato).
Con il sec. XII ebbe inizio il periodo di maggior splendore per l'arte pugliese.
L'architettura romanica infatti, nella quale confluirono influssi di diversa
provenienza (pisani, lombardi, classico-romani, orientali, normanni), raggiunse
espressioni altissime con la costruzione di una serie di chiese che per i loro
caratteri stilistici costituiscono un aspetto specifico nel più vasto ambito
del romanico. Tra i primi esempi è il S. Nicola di Bari, iniziato nel 1087, nel
quale agli elementi normanni della struttura (accentuato verticalismo, uso di
poderose torri campanarie) si uniscono elementi lombardo-emiliani (archetti
pensili, lesene, matronei all'interno). La chiesa di S. Nicola si pone come
prototipo di una serie di altre costruzioni coeve della Terra di Bari, dalla
cattedrale di S. Sabino a Bari a quelle di Bitonto, di Trani, di Ruvo. Accanto
al predominante modello di S. Nicola, alcune chiese pugliesi mostrano diversi
influssi; in particolare, nella Capitanata sono evidenti le reminiscenze di
motivi dell'architettura pisana nella cattedrale di Troia (fine sec. XI), nel S.
Leonardo di Siponto e a S. Maria Maggiore di Monte Sant'Angelo (decorazione
della facciata e dei fianchi ad arcature con losanghe inscritte). Più
tradizionali sono alcuni edifici quali le cattedrali di Taranto ed Otranto, di
tipo basilicale romano, o quella di Canosa (1071-1101) di derivazione bizantina,
con cinque cupolette. La scultura romanica pugliese fu nel complesso legata alla
decorazione architettonica, con grande varietà di motivi, da quelli stilizzati
geometrici alle bizzarre figure di animali. Non mancano però anche sculture
indipendenti dall'architettura, come la cattedra del vescovo Elia (prima del
1105) nella chiesa di S. Nicola a Bari, dove, a fianco di motivi
bizantineggianti, si trovano tre telamoni a tutto tondo in cui è sensibile
l'influsso di Wiligelmo. Della stessa sensibilità plastica sono esempi nel
portale e nelle formelle bronzee della porta della cattedrale di Trani, create
dal celebre scultore Barisano da Trani nel 1175. Già nel sec. XII motivi
gotici, di importazione francese, sono presenti nell'interessante chiesa dei SS:
Nicolò e Cataldo a Lecce, accanto ad elementi bizantini e decorazioni di
derivazione classica. Anche il sec. XIII conobbe una splendida fioritura
artistica con l'innesto di forme gotiche e classicheggianti nelle tradizionali
strutture romaniche. Notevoli soprattutto le realizzazioni promosse da Federico
II di Svevia, quali i castelli di Bari, Gioia del Colle, Lucera e, in
particolare Castel del Monte. Quest'ultimo innalzato nel 1240, è un'originale
costruzione a pianta ottagonale, dai motivi architettonici già spiccatamente
gotici (di derivazione borgognona); al suo interno, nelle chiavi di volta e
nelle mensole, si trovano interessanti esempi di scultura fredericiana, di
chiara derivazione classicista, ma influenzata anche dalla tradizione scultorea
provenzale della seconda metà del sec. XII. I modi gotici, però, così
prepotentemente introdotti in Puglia, ebbero limitata fortuna, specie negli
edifici religiosi. La chiesa del S. Sepolcro a Barletta (sec. XIII) mostra
infatti all'esterno madi ancora romanici, e solo nel secolo successivo il duomo
di Lucera e la chiesa di S. Caterina a Galatina indicano una più completa
adesione al nuovo stile. E' da rilevare comunque che a cominciare dall'avvento
della dominazione angioina l'attività artistica della regione si fa via via
sempre più modesta. Nei sec. XV e XVI l'architettura fu dominata da influssi
veneto-dalmati, riscontrabili nelle cattedrali di Ostuni, Mottola, Manduria
(sec. XV). Solo nel Seicento la Puglia torna a presentare notevoli
manifestazioni artistiche, grazie soprattutto agli esempi del barocco leccese.
Questo si manifestò con caratteri originali, non senza legami al barocco
spagnolo, sovrapponendo a strutture lineari una ricchissima e fantasiosa
decorazione. Nella prima metà del secolo operarono qrtisti quali Cesare Penna,
Michele Coluzio, Giovanni Genovino e si realizzarono opere quali la stupenda
chiesa di S. Croce. Successivamente, su impulso del vescovo Pappacoda, venne
ampliato il duomo, per opera dell'architetto Giuseppe Zimbalo (1659-70), cui si
deve anche l'attuale Palazzo del Governo, mentre del suo allievo Giuseppe Cino
è il seminario. Notevoli esempi di barocco si trovano a Martina Franca e in
varie località di Terra d'Otranto (Galatone, Nardò, Tricase). Di grande
interesse sono alcune forme di architettura popolare di notevole originalità,
come le tipiche abitazioni (i trulli) della valle di Alberobello,
di origine antichissima ma tutt'ora utilizzate. Nessun'altra manifestazione
artistica di rilievo si ebbe in Puglia dopo il sec. XVIII, ad esclusione del
progetto per la città nuova di Bari voluto nel 1812 da Gioacchino Murat.
DA
VEDERE
L'8 maggio hanno luogo le due principali manifestazioni: la festa di San
Michele Arcangelo, sul Gargano, si svolge nel santuario dedicato al santo, dove
si trova la grotta in cui secondo la tradizione l'Arcangelo apparve l'8 maggio
493 al vescovo di Siponto, lasciando a prova della sua presenza l'impronta del
piede. Non meno importante la sagra di San Nicola a Bari, che rievoca la
traslazione del corpo del santo patrono avvenuta nel 1087. La sera del 7 maggio
un grandioso corteo si snoda sul lungomare e accompagna l'immagine del santo,
che la mattina successiva viene portata a spalla da gruppi di marinai fino alla
spiaggia di Portovecchio dove, caricata sopra una barca da pesca addobbata con
stendardi, tra salve di mortaretti, viene spinta in mare aperto seguita da
centinaia di altre barche; a sera la statua viene riportata a terra per essere
ricondotta in processione nei quartieri popolari. Origini medioevali ha il
fenomeno storico-religioso del tarantismo con tutto il complesso rituale di
musica, danza sfrenata e di colori che accompagna la guarigione: ogni anno a
Galatina, città immune grazie alla protezione di San Paolo, affluiscono il 29
giugno i tarantati per ringraziare il santo per la guarigione ottenuta durante
la cura domiciliare, per confermarla o per ottenerla nel caso in cui la crisi
non sia ancora stata superata. A Muro Leccese ogni giovedì santo si rappresenta
la Passione, riproponendo una drammaturgia tradizionale che risale al medioevo.
GASTRONOMIA
La disponibilità in ogni provincia degli stessi alimenti (grano,
olio e olive, carni ovine e suine, verdure, pesce, formaggi) conferisce alla
cucina pugliese un carattere unitario. L'alimentazione popolare gravita
soprattutto sui farinacei: pane e pasta, di cui la Puglia va giustamente famosa.
La pasta è la protagonista di numerose ricette tipiche e tradizionali: lasagne,
orecchiette, strascenate, troccoli, gnocchetti, ecc. a cui
corrispondono innumerevoli tipi di condimento. Dai più semplici come la salsa
di pomodoro o alle cime di rapa, a quelli più ricchi come il ragù di carne o
di pesce, in timballo ripieno di uova, polpette, carciofi, salame, formaggio. Più
che le carni bovine nella cucina pugliese si fa largo uso della carne suina
(capocollo di Martina Franca, salumi del subappennino foggiano, salsicce e
sanguinacci di Lecce) e soprattutto ovine. Rinomato per la bontà è l'agnello,
cotto al forno in spiedini o preparato in modi più elaborati (gnumirelli,
ossia interiora avvolte nelle budelline). Il mare pugliese, popolato da molte
varietà ittiche, offre abbondanza di ottimo pesce, crostacei e frutti di mare
(Taranto è uno dei più importanti centri di coltivazione di mitili e
ostriche). Tra le pietanze pugliesi sono caratteristiche le tielle, di
derivazione spagnola, i panzerotti, le pizze e i calzoni imbottiti. Il gran
numero di greggi fa prosperare la casearia a base di latte di pecora (ricotta,
pecorino freso e stagionato), cui si affianca la casearia vaccina con
caciocavallo, scamorza, provole, burrate, ecc. Tra i dolciumi molti sono comuni
alle regioni confinanti (zeppole, taralli, castagnedde), altri,
rituali, sopravvivono ormai solo in alcune località, come il pupurat, in
occasione del Carnevale,; il grano cotto, per Ognissanti; la scarcedda di
Pasqua. Solo da pochi anni sono state valorizzate alcune qualità di viti per
vini di pregio, invertendo una lunga tradizione della regione quale produttrice
di vino da taglio. Tra i migliori: il san severo e il castel del monte, il
matino rosso, il martinafranca e il locorotondo bianchi, i rosati del Salento.
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