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BRINDISI IN PILLOLE

DATI  Capoluogo dell'omonima provincia, comune di 328,29 km2 con 92.600 abitanti, a 13 metri sul livello del mare su un piccolo promontorio fra due bracci di mare (Seno di Levante e Seno di Ponente), che comunicano con il Mar Adriatico mediante il canale Pigonati.

I due seni (antiche valli fluviali sommerse dal mare) formano un porto interno; al di là del canale, lungo 220 metri e largo 100, si apre il porto esterno, protetto dall'isola di Sant'Andrea, cui segue l'avamporto, limitato da un cordone di isolotti, detti Pedagne.

Il nucleo originario dell'abitato, cinto da mura megalitiche, era situato nel punto più elevato ed estremo sulla penisoletta, di fronte all'incontro dei due bracci, in corrispondenza dell'area circostante l'attuale piazza del duomo.

STORIA  Antichissima città di origine preromana, fu forse fondata da genti illiriche e il suo nome la tino Brindisium, attraverso il greco Brentésion, ricalca in maniera evidente il vocabolo messapico Brention, testa di cervo, che pare riferirsi alla caratteristica forma del suo porto. Fu conquistata dai Romani nel 266 a.C. e divenne sede di colonie (246 a.C.), stazione navale della flotta da guerra e attivissimo porto verso l'Oriente. Unita a Roma con la via Appia (sec. II a.C.) ed elevata a municipio dopo la guerra sociale, si trovò al centro di alcuni dei maggiori episodi delle guerre civili. Nell'83 a.C. vi sbarcò Silla con l'esercito dopo la vittoria su Mitridate; nel 49 a.C. rappresentò l'estrema via di salvezza per Pompeo e i repubblicani incalzati da Cesare e successivamente fu spesso minacciata dalla flotta di Antonio in lotta con Ottaviano. Più volte presa e saccheggiata durante il Medioevo, cadde per breve tempo in mano ai Saraceni (836-868), fu loro tolta da Ludovico II e venne quindi conquistata dai Normanni (1071) che ne favorirono lo sviluppo e la ricchezza. Porto di imbarco dei crociati nei sec. XII e XIII, fu poi coinvolta nelle lotte per il possesso del Regno di Napoli, devastata dalla peste (1348) e distrutta dal terremoto (1456). Ritornata a nuova prosperità sotto Ferdinando I d'Aragona (1458-94), passò per pochi anni in mano ai Veneziani (1496-1509) e quindi divenne possesso spagnolo con una propria autonomia amministrativa. Favorita economicamente dai Borbone nei sec. XVIII e XIX, raggiunse il massimo della sua prosperità con l'annessione all'Italia (1860) e con l'apertura del canale di Suez (1869). Durante la I guerra mondiale fu sede del comando alleato per il basso Adriatico da dove furono organizzate le operazioni di sgombero dell'esercito serbo dall'Albania (dicembre 1915-gennaio 1916). Il 10 settembre 1943 si rifugiarono a Brindisi Vittorio Emanuele III e Badoglio in fuga da Roma e la città fu sede ufficiale del governo italiano sino al febbraio 1944.

DA VEDERE  La città ha purtroppo perso ogni fisionomia di centro antico, anche se conserva resti di interesse archeologico e numerose testimonianze romaniche. Tra i primi ricordiamo il Foro, il tempio, le terme e soprattutto le colonne romane (una integra, alta 19 metri) e coronata da un capitello composito figurato, forse del sec. III; l'altra ridotta al basamento) che segnavano il termine dell'antica via Appia. Una notevole chiesa romanica è la Rotonda dei Templari e S. Giovanni al Sepolcreto (sec. XI-XII) a pianta circolare ma con u tratto a chiusura rettilinea, preceduta da un protiro cuspidato, con peribolo interno su otto colonne. Di alcuni edifici romanici si conservano solo dei resti: parte dell'abside nella settecentesca cattedrale; un fianco ad arcate cieche con il portale, il campanile a trifore e il chiostro di S. Benedetto (iniziato nel 1080); un fianco e la cripta (con affreschi bizantineggianti) del sec. XII in S. Lucia (sec. XI-XII); la facciata con rosone e rivestimento a due colori (1230) della chiesa del Cristo, dall'interno a una navata, con sculture lignee del sec. XIV. Presso Brindisi si trova la chiesa di S. Maria del Casale, romanico-gotica del primo Trecento, che presenta un'alta e sontuosa facciata, caratterizzata da un protiro pensile su mensoloni e dal rivestimento marmoreo policromo; tanto la facciata quanto i fianchi sono segnati da lesene sagomate e da archetti; l'interno, a una navata coperta a capriate e con presbiterio voltato, è affrescato da dipinti coevi, di stile bizantineggiante.