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IL PIEMONTE IN
PILLOLE
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conoscere tutto di una zona del Piemonte, scegline una dall'elenco di sinistra.
DATI
Estensione:
25.399 km2; abitanti: 4.338.262; province: Alessandria, Asti, Biella,
Cuneo, Novara, Torino, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli; capoluogo: Torino.
STORIA
I nomi di Pedemontium o Pedemontis compaiono per la prima volta
sulle carte geografiche della fine del sec. XII, indicando gli allora limitati
territori cisalpini dei Savoia (compresi tra il Sangone, la Dora Riparia e il
Po) ampliandosi a seguito dell'espansione territoriale sabauda al di qua delle
Alpi.
I primi insediamenti
umani si fanno risalire al Paleolitico inferiore a seguito del ritrovamento di
materiali litici nei pressi di Cuorgné.
All'Età Eneolitica e a quella del Bronzo sono attribuite le palafitte Mercurago,
di Trana e quella di Viverone, dove sono state anche ritrovate ruote di carro e
canoe lignee. La prima Età del Ferro è caratterizzata dalla Cultura di
Golasecca con le caratteristiche urne cinerarie a stralucido rinvenute nelle
necropoli di Castelletto Ticino, Ameno e San Bernardino di Briona. Della cultura
celtica, che durò fino alla conquista romana, restano il sepolcreto di
Ornavasso (Verbania a sinistra l'attuale abitato) e l'insediamento al
colle della Burcina presso Biella. I primi contatti con i Romani avvennero
intorno al 218 a.C., allo scoppio della II guerra punica, quando tentarono,
senza successo, di sbarrare la strada ad Annibale. In Piemonte i Romani
penetrarono soltanto dopo aver sottomesso i Liguri nel 173 a.C. Installando
guarnigioni a Industria (alla confluenza del Po con la Dora Baltea) a Potentia
e Pollentia sul Tanaro. Nel 120 a.C. fondarono la colonia di Dertona
(Tortona). Con l'influsso romano, alcuni centri si trasformarono in città: Alba
Pompeia (Alba), Aquae Statiellae (Acqui Terme), Caburrum
(Cavour). Alla fine del I sec. a.C. i Romani si spinsero più a nord e fondarono
Eporedia (Ivrea) e, nel 25 a.C. Augusta Pretoria (Aosta). In
quegli stessi anni trasformarono la guarnigione voluta da Cesare sul Po in
colonia con il nome di Augusta Taurinorum (Torino). Augusto attribuì il
territorio a sud del Po alla Regione IX Liguria, quello a nord alla Regione
XI Transpadana. Le zone alpine vennero divise in province procuratorie: Alpes
Maritimae, Cottiae, Graiae, Poeninae, da cui
prendono i nomi le attuali sezioni delle Alpi Occidentali a cui appartiene il Monviso
(foto a destra).
Nel 402, presso Pollentia,
Stilicone vinse in battaglia i Goti. Dopo il 488
il Piemonte passò da Odoacre a Teodorico e dal 526 ai Bizantini. Nel 568 iniziò
la dominazione longobarda. Durante il dominio dei Franchi (774-887) e del Regno
italico indipendente si diffuse il feudalesimo. Berengario II d'Ivrea prevalse
per un certo periodo sugli altri feudatari piemontesi creando le tre Marche:
Arduinica (con Torino, Alba e Ventimiglia), Aleramica (comprendente il
Monferrato, Acqui Terme e Savona) e Obertenga (Genova, Pavia, Milano). Nel 963
Berengario II fu sconfitto da Ottone di Sassonia. Dopo le lotte che opposero i
marchesi piemontesi a Enrico II e a Corrado II, Adelaide, marchesa di Torino,
figlia di Olderico Manfredi, andando sposa a Oddone, figlio di Umberto
Biancamano, primo conte di Savoia, riunì i territori portando il Piemonte
all'attuale estensione. Nel sec. XIII si svilupparono anche i marchesati di
Saluzzo e del Monferrato, cui Federico Barbarossa aveva concesso ampliamenti
territoriali per contrastare il potere dei comuni. Le lotte comunali favorirono
poi Carlo d'Angiò, al quale si consegnarono spontaneamente alcune città
(Alessandria, Cuneo, Tortona, Bra, Mondovì, Chieri, Alba) che volevano
contrastare contrastare l'egemonia di Asti; ma la lega angioina tra Asti e
Genova sconfisse Carlo d'Angiò. Conseguenze di questa sconfitta fu che il
Monferrato passava sotto il dominio dei Paleologhi, mentre i Visconti di Milano
conquistarono Vercelli, Tortona, Bra, Alessandria e Alba, frenati nella loro
espansione da Amedeo VI di Savoia. La politica espansionistica dei Savoia
continuò con Amedeo VII, che nel 1388 assicurò uno
sbocco al mare occupando Nizza, e da Amedeo VIII che, tra il 1426 e il 1434 fu
impegnato in una continua disputa con i Visconti, che già nel 1427 gli
cedettero Vercelli. Nel sec. XV la casa Savoia aveva ormai il dominio su quasi
tutta la regione tranne alcune i marchesati di Saluzzo e del Monferrato,
Alessandria e Asti. Quest'ultimi passarono sotto il dominio dei Savoia nel corso
dei secoli seguenti attraverso una politica di matrimoni d'interesse (nel 1529
Beatrice del Portogallo porta in dote Asti, andando sposa a Carlo III di
Savoia), di azioni militari ( nel 1601 Saluzzo, nel 1631 parte del Monferrato, a
seguito della Pace di Cherasco nella foto a sinistra il Palazzo Reale).
Altre tappe verso l'unificazione della regione nelle mani dei Savoia furono il
Trattato di Utrecht (1713), il Trattato di Vienna (1738) che portò
all'annessione di Novara e il Trattato di Aquisgrana (1748) che consegnò ai
Savoia l'attuale Lomellina in provincia di Pavia fino al Ticino. Tornato ai
Savoia dopo il periodo napoleonico, il Piemonte divenne nel corso del sec. XIX,
attraverso una politica liberale che non aveva confronti con il resto d'Italia,
la fucina dove presero corpo i propositi di Unità Nazionale.
ARTE
Ci sono rimaste importanti testimonianze dell'età romana: a Torino (Porta
Palatina, mura, teatro, impianto urbanistico), Novara (mura), Ivrea (mura,
anfiteatro), Susa (mura, porte, anfiteatro, arco di Augusto) e zone di scavi
archeologici a Bene Vagenna (Augusta Bagennorum), Monteu da Po (Industria)
e Serravalle Scrivia (Libarna). Scarse invece le testimonianze del
periodo altomedievale (il battistero di Novara). Alla seconda metà del sec. X
risalgono la chiesa romanico-lombarda di S. Michele di
Oleggio e il duomo di Ivrea (969-1006), primo esempio di grande basilica
romanica. I più importanti monumenti di arte romanica sono: la Sacra di S.
Michele (sec. XI-XIII foto a destra) che conserva notevoli esempi di
scultura romanica nei capitelli del presbiterio e nella Porta dello Zodiaco, le
cattedrali di Casale e di Susa e l'abbazia di Vezzolano. Lo stile gotico
è ben rappresentato dalla chiesa di S. Andrea a Vercelli e da S. Antonio di
Ranverso (sec. XIII), dalla chiesa di S. Giovanni di Saluzzo (sec. XV) e dalle
cattedrali di Ciriè, Chieri e Chivasso. Influssi lombardi si notano nel duomo
di Asti e nel broletto di Novara. Nell'ambito della scultura gotica, di
particolare interesse è l'intaglio di crocefissi, icone e stalli dei cori:
esempi si trovano nel duomo di Susa e nel duomo di Chieri. Il feudalesimo,
durato più a lungo rispetto ad altre parti d'Italia, ha lasciato testimonianze
nei numerosi castelli (da visitare quelli del Canavese e del Monferrato) e
centri storici ben conservati (Saluzzo, Pinerolo). Nella foto a sinistra il Castello
di Saliceto (CN) in quella di destra il Castello Reale di casa
Savoia a Govone (CN).
Il Rinascimento fece la sua
comparsa a Torino con la realizzazione del duomo (1491-1498) per opera di
Meo del Caprina. Nel vercellese sorse una scuola pittorica di tutto rispetto,
influenzata dalla vicinanza con il rinascimento lombardo, il cui maggior
esponente fu Gaudenzio Ferrari. Tra le sue opere da ricordare sia gli affreschi
della Madonna delle Grazie (1531) sia quelli del Sacro Monte a Varallo
Sesia. Proprio con la realizzazione delle cappelle di questo complesso si ha
l'avvio in Piemonte del gusto manieristico con i lavori di Pellegrino Tibaldi e
Galeazzo Alessi (dal 1560 circa). A metà del sec. XVI Torino diventa la
capitale del regno sabaudo, trasformandosi in una vera città con interventi
degli architetti Ascanio Vittozzi, Carlo e Amedeo di Castellamonte, il cui
classicismo accademico è ben visibile nel palazzo del Valentino (1630-1660). Il
massimo architetto del Seicento è però Guarino Guarini, che realizzò, tra gli
altri, la Cappella della Sacra Sindone, la chiesa di S. Lorenzo e il palazzo
di Carignano (foto a sinistra). Nel 1714 Vittorio Amedeo II chiama a Torino
l'architetto Filippo Juvara che, con la realizzazione di opere quali la basilica
di Superga, palazzo Madama, la palazzina di caccia di Stupinigi, rinnova
l'architettura della capitale.
Chiaramente influenzate dallo Juvara sono anche opere al di fuori di Torino come
il campanile di S. Gaudenzio a Novara e la chiesa di S. Giovanni a Carignano.
L'Ottocento è rappresentato nell'architettura soprattutto dalla Mole
Antonelliana a Torino e dalla cupola di S. Gaudenzio a Novara per opera di
Alessandro Antonelli; nella scultura il monumento equestre a Emanuele Filiberto
in piazza S. Carlo a Torino (1838); nella pittura dalla scuola pittorica
piemontese, caratterizzata da uno spiccato gusto romantico, della quale fece
parte Antonio Fontanesi.
GASTRONOMIA
La gastronomia piemontese è rimasta tra le più tradizionalmente legate ai
prodotti della propria terra: riso, latte, burro, vegetali crudi, aglio,
tartufi, funghi, ecc. Il burro è il condimento base di questa cucina che ignora
quasi l'uso dell'olio, come del resto fino a non molto tempo fa, della pasta
(importata dal Meridione). Larghissimo era, ed è tutt'ora, il consumo del
riso sia in minestra, sia asciutto, sia come piatto unico accompagnato al
salame e verdure (paniscia), sia come contorno o ripieno o addirittura
come dolce. Al riso si affiancano altri primi piatti come gli agnolotti, i
cannelloni e gli gnocchi di patate; diffusa è anche la
polenta, di solito accompagnata alla selvaggina o ai formaggi. Impegnative sia
per tecnica sia per l'abbondanza degli ingredienti sono le specialità a base di
carne: brasato al barolo, lepre in civet, camoscio stufato hanno una
preparazione che si protrae anche di alcuni giorni; anche il bollito misto, la
finanziera, il fagiano tartufato, il fritto misto (vitello, agnello, fegato,
cervella, funghi, amaretti, ecc.) sono piatti molto complessi da preparare. Tra
i salumi sono tipici il salame della duja (conservato nel grasso stesso
del maiale), le salsicce fresche e, tipici del novarese, il salame d'oca e la
mortadella di fegato. Ma le specialità più caratteristiche della gastronomia
piemontese sono la fonduta e la bagna cauda, intingoli popolari e
appetitosi: il primo esalta il sapore del tartufo, il secondo delle tipiche
verdure crude piemontesi: cardi, sedani, peperoni, ecc. Quanto ai formaggi, il
Piemonte offre una serie di prodotti molto varia, dalla fontina alle tome, dal
gorgonzola alle robiole, fino ai formaggi elaborati come il bross delle
Langhe o il sernium biellese. Ogni città piemontese esibisce una
specialità dolciaria: Torino i cioccolatini (gianduiotti, alpini, tartufi) e
un'alta pasticceria fine (bignè, chantilly, ecc.), Novara i biscotti, Vercelli
i bicciolani, Casale i crumiri, Cuneo i cuneesi al rhum, Alba il torrone, Novi,
Mombaruzzo e Gavi gli amaretti, Alessandria ed Asti i baci di dama. Il Piemonte
produce alcuni tra i più pregiati vini del mondo (sono piemontesi circa un
sesto di tutti i D.O.C. e D.O.C.G. italiani): barolo, barbaresco, gattinara,
ghemme, nebbiolo, freisa, grignolino, barbera, gavi, solo per citarne alcuni.
Notevoli anche gli spumanti tra cui si distingue il moscato d'Asti. Invenzioni
gastronomiche tutte torinesi, ma ormai diffuse anche nel resto del mondo sono i
grissini (documentati dal sec. XVII) e il vermut che cominciò ad essere
prodotto industrialmente a partire dalla metà del settecento.
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