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LE MARCHE IN PILLOLE

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DATI  Estensione: 9.694 km2; abitanti: 1.446.751; province: Ancona, Ascoli Piceno, Macerata, Pesaro e Urbino; capoluogo: Ancona.

STORIA   Rari reperti risalenti alle epoche più antiche sono stati rinvenuti nel giacimento del Monte Conero (Ancona), in diverse località dei fiumi Misa, Nevola e Esino (Ancona), nella vale del fiume Potenza (Macerata), a Ponte di Crispiero e a Colonia Montani nei pressi di Jesi. Meglio accertate le culture neolitiche e soprattutto quelle delle culture delle Età dei Metalli: all'Età del Rame risalgono i ritrovamenti di Conelle-Ortucchio e al periodo protovillanoviano quelli rinvenuti nelle Grotte di Frasassi. Tipiche dell'Età del ferro sono invece lenecropoli picene di Novilara, Numana, Fabriano, San Severino, Cupra Marittima, ecc. i cui resti sono conservati presso il Museo Nazionale di Ancona e che testimoniano di un'intensa attività di scambio con l'altra sponda dell'Adriatico; in particolare i manufatti di ambra, un materiale di cui, evidentemente, la regione deteneva in gran parte lo smercio.

Il territorio delle Marche, anticamente abitato dai Piceni, una popolazione di origine sabina, nel sec. IV a.C. fu invaso dai Galli. Alleatosi a Roma, il Piceno fu da essa sottomesso nel 268 a.C. e più tardi (207 a.C.) fu teatro di importanti avvenimenti della II guerra punica. Eretto da Augusto in regione (la V del suo ordinamento), il territorio, frazionatosi durante le invasioni barbariche e la dominazione longobarda in un gran numero di proprietà in mano ai conventi e ai vescovi, nel 752 fu donato da Pipino alla Chiesa, donazione rinnovata da Carlo Magno nel 774. Durante il feudalesimo, col sorgere delle marche di Camerino, Fano e Ancona, la regione cominciò ad assumere una certa fisionomia e a essere appunto denominata Marche. In età comunale Ancona si contrappose a Venezia e nel 1167 resistette all'assedio postole da Federico Barbarossa. Successivamente il territorio marchigiano, le cui leggi furono unificae nel 1357 con le Costituzioni Egidiane che rimasero in vigore fino al 1816, vide fiorire ricchissime signorie: i Malatesta a Fano e a Pesaro; i Montefeltro e i Della Rovere a Urbino, Cagli, Fossombrone e poi Pesaro; i Varano a Camerino; i Chiavelli a Fabriano. Tra il 1443 e il 1444 quasi tutta la regione cadde in mano a Francesco Sforza, ma già nella seconda metà del sec. XV cominciò ad affermarsi su di essa il dominio pontificio in definitiva favorito dallo stesso tentativo di dominio personale di Cesare Borgia: nel 1444 tornò alla Chiesa Fabriano, nel 1447 Jesi, nel 1455 Macerata, nel 1532 Ancona, nel 1545 Camerino, nel 1550 Fermo; nel 1631 anche Urbino fu ceduta alla Chiesa, che riunì sotto di sé tutta la regione. Il 19 febbraio 1797 Napoleone, con il Trattato di Tolentino, ottenne dai rappresentanti di Pio VI il diritto di occupare Ancona che con altri centri si eresse a Repubblica Romana (1798-99). Aggregate al Regno d'Italia nel 1808, con la Restaurazione la Marche ritornarono al papato, ma parteciparono attivamente ai moti del 1831, del 1848-49 e del 1859. Nel 1860 furono occupate dalle truppe piemontesi. Durante la II guerra mondiale, in particolare nella zona di Visso e sulle montagne dell'Appennino, operarono le formazioni partigiane.

ARTE Gli oggetti di produzione locale si uniscono spesso, nelle tombe, ai bronzi etruschi e ai preziosi vasi figurati greci e più tardi, apuli. Nel sec. IV a.C. alle necropoli picene si aggiunsero quelle galliche, di cui sono testimoni i ritrovamenti di Osimo e Montefortino. La notevole importanza della regione in età romana è attestata soprattutto dai monumenti delle sue numerose città, spesso edificate lungo il percorso delle vie consolari Flaminia e Salaria. Cospicui resti romani hanno Ascoli, Ancona (che conserva anche avanzi del villaggio piceno e della fondazione greca del sec. IV a.C.), Urbisaglia, Pesaro, Fano, Piano di Falerone, Villa Potenza. 

Le manifestazioni artistiche della regione riflettono i caratteri delle diverse tradizioni culturali che vi confluirono e segnarono il succedersi dei vari periodi dell'arte, secondo alcune direttrici di influenza che informarono gli sviluppi della cultura figurativa marchigiana. Alle poche testimonianze paleocristiane e preromaniche (Ancona, Osimo, Fermo, San Leo) fa riscontro la rigogliosa fioritura dell'arte romanica alimentata da forti apporti lombardi e da influenze adriatiche e bizantine, nonché da elementi pugliesi, pisani e d'oltralpe. Monumenti importanti di questo periodo si trovano ad Ancona (duomo di S. Ciriaco, sec. XI-XIII, nella foto a destra; chiesa di Santa Maria della Piazza, sec. XII), ad Ascoli Piceno (SS. Vincenzo e Anastasio, sec. XII-XIV; S. Tommaso, sec. XIII; S. Pietro in Castello, sec. XI-XIII; Battistero, sec. XII), a Cagli (S. Francesco, Sec. XIII), a Camerino (chiesa di S. Francesco e il ricostruito duomo), a Fano (duomo, sec. XII), a Jesi (nei pressi, chiesa di S. Urbano, badia di S. Elena, sec. XII-XIII), a San Severino (chiesa di S. Lorenzo in Doliolo, sec. XI). Non mancano esempi di pittura e di scultura lignea, di derivazione umbra o laziale. L'arte gotica, annunciata presto nelle Marche attraverso i centri monastici cistercensi (abbazie di Chiaravalle di Castagnola e di Chiaravalle di Fiastra, sec. XII-XIII), ebbe grande sviluppo soprattutto nell'architettura religiosa che reca influenze venete e umbre (chiesa di S. Francesco a Fermo; di S. Francesco e di S. Pietro Martire ad Ascoli Piceno; di S. Marco a Jesi; di S. Domenico a Fabriano, ecc.). In quest'epoca la pittura risente delle irradiazioni giottesche provenienti da Assisi (affreschi di S. Biagio in Caprile a Campodonico). rispetto alla produzione locale, più consistente appare la presenza di artisti d'altre scuole (Pietro e Giuliano da Rimini, Andrea da Bologna e soprattutto numerosi rappresentanti della tradizione veneta tutt'ora impregnata di suggestioni bizantine). Tardi rappresentanti del gusto narrativo del gotico internazionale furono i fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni da San Severino; mentre ben diversa fu l'eleganza cortese svolta altrove da Gentile da Fabriano, che influenzò l'arte di Arcangelo di Cola da Camerino, costantemente volto ai modi tardo-gotici, persistenti anche nell'attività di altri artisti del tempo (Pietro da Montepulciano, Giacomo da Recanati, Antonio da Pesaro, ecc.). Interessanti esperienze nella scultura furono compiute da Giorgio da Sebenico e dal fiorentino Nanni di Bartolo (portale di S. Nicolò a Tolentino). Nella seconda metà del Quattrocento la pittura nelle Marche si rinnovò per nuovi e più fecondi contatti con l'arte toscana e veneta. L'influenza del Crivelli, giunto da Venezia nel 1468 con il suo bagaglio di esperienze maturate nell'ambito padovano, ebbe vasta diffusione (Francesco di Gentile, Girolamo di Giovanni da Camerino, Lorenzo d'Alessandro da San Severino; modi crivelleschi furono assunti anche dall'Alunno e da Pietro Alemanno). Il rinnovamento dell'arte marchigiana si attuò in quest'epoca attraverso l'attività umanistica svolta dalla corte dei Montefeltro a Urbino, centro di cultura rinascimentale e di cui il Palazzo Ducale è l'espressione più alta. alla realizzazione del palazzo convennero nelle Marche i maggiori esponenti di diverse tradizioni, da Pietro della Francesca e Luciano Luaurana, a Melozzo da Forlì, Francesco Laurana, Francesco di Giorgio Martini, Rogier van der Weiden, Giusto di Gand e quindi Giuliano da Maiano, Luca della Robbia, Pedro Berruguente, oltre a moltissimi altri. Da questo clima presero avvio le grandi personalità di Bramante e Raffaello destinati a portare le loro grandiose imprese lontano dalla terra natia. Lo sviluppo della cultura rinascimentale nelle Marche ebbe importante svolgimento e vaste conseguenze a Loreto, al cui Santuario (foto a sinistra) furono attivi numerosi artisti, specie dopo le modifiche apportate da Bramante sull'originaria fabbrica del 1468 quale si era andata sviluppando sotto Marino di Marco Cedino, Giuliano da Maiano, B. Pontelli, Giuliano da San Gallo. alle soluzioni bramantesche seguirono gli apporti di Antonio da San Gallo il Giovane, di Andrea Sansovino e altri. A Loreto svolse la sua ultima attività il Lotto portando nelle Marche i caratteri nuovi della sua pittura. in questo periodo furono attivi Cola dell'Amatrice e Girolamo Genga; quest'ultimo contribuì con le sue suggestioni raffaellesche al gusto e ai caratteri della maiolica marchigiana. Le manifestazioni di pittura del Seicento, realizzate soprattutto nell'ambito delle scuole bolognese e romana, ebbero esiti locali attraverso l'opera di Giovanni Francesco da Fossombrone, Simone Contarini, Salvi di Sassoferrato, Carlo Maratta. Il caravaggismo vi fu introdotto dall'arte di Orazio Gentileschi. Non sono molti i monumenti importanti dell'architettura barocca (esempi a Cagli, Camerino, Fano e Fermo), mentre maggiore diffusione ebbe l classicismo di Vanvitelli, specie ad Ancona. Fin dal Medioevo nella regione si sviluppò l'erte delle maioliche, tuttora fiorente, che ebbe i suoi centri principali a Pesaro, a Casteldurante e soprattutto ad Urbino, dove furono attivi il Durantino, i Fontana, Francesco Xanto Avelli, l'unico centro italiano in grado di competere nel sec. XVI con Faenza. (nella foto a destra, il porto di Ancona con l'antico Lazzaretto)

DA VEDERE   Le manifestazioni della cultura popolare dell'area marchigiana, da sempre aperta agi scambi tra le tradizioni dell'area padana, di quelle dell'Italia centro meridionale e addirittura dell'opposta sponda della Dalmazia, vengono considerate come caratteristiche di un valore medio dell'unità geografica ed etnica della penisola italiana. A queste tradizioni rimandano i cibi che si mangiano nelle varie ricorrenze: a Natale, ceci, maccheroni con le noci, anguille; a Capodanno, lenticchie e uva (portano soldi); le frittelle a S. Giuseppe; uova sode, pizza e agnello a Pasqua; le lumache per S. Giovanni. A Macerata, in occasione del raccolto, si svolge la festa delle Canestrelle, dove un corteo di carri infiorati (oggi anche di automobili) reca in omaggio alla basilica della Misericordia sacchi e ceste di grano. Nel medesimo periodo a Candia si svolge la festa del "Covo", dove la processione segue un tempietto innalzato con legno, spighe e paglia sopra un classico biroccio marchigiano, dalle alte ruote, dipinto a figure e fiori dai vivaci colori e l'immancabile figura di S. Antonio abate. Ad Ascoli Piceno, per la festa patronale di S. Emidio, si tiene la giostra cavalleresca della Quintana, secondo le regole fissate nel 1378. Ogni 9 dicembre al santuario di Loreto con una fiaccolata notturna e in tutta la regione con l'accensione di falò si commemora la "venuta", cioè la miracolosa traslazione dalla Palestina, per mano di angeli, della casa di Nazareth in cui visse la Sacra Famiglia. Sacro e profano si fondono in numerose manifestazioni di carattere gastronomico: le sagre della polenta a San Costanzo, della salsiccia a Castelvecchio, dei garagoli (conchiglie di mare) a Marotta, mentre distribuzioni altrettanto pubbliche di spaghetti di magro avvengo in Quaresima a Mondolfo. L'artigianato, che al pari di altre attività produttive della regione trovava sbocco in frequentissime fiere (come la fiera franca di Senigallia, che si tiene fin dal sec. XVII) e che oggi trae alimento dal vivace movimento turistico, vanta attività tradizionali conosciute anche all'estero come la lavorazione a mano della carta (Fabriano), la produzione di fisarmoniche (Castelfidardo, ma anche Camerino, Osimo, Numana) e la confezione di reti da pesca (San Benedetto del Tronto), ma si citano anche la lavorazione della paglia per borse, cappelli, cannucce per bibite a Falerone e la confezione di merletti al tombolo a Offida e ad Appignano del Tronto.

GASTRONOMIA  I centri del litorale marchigiano hanno dato origine a una delle specialità classiche della cucina italiana: il brodetto marchigiano. Questa tipica zuppa di varie specie di pesce (da nove a tredici) viene preparata in due distinte versioni: il brodetto anconetano e quello portorecanatese, che differiscono sensibilmente sia per gli ingredienti sia per la fattura. Le Marche sono anche considerate la patria della porchetta, maiale giovane cotto al forno, intero, disossato e infilato su un palo, e condito con finocchi ed erbe aromatiche. Di antica tradizione sono pure i vincisgrassi, larghe lasagne condite con salsa pasticciata, cotte al forno e profumate di tartufo di produzione locale. Le olive ripiene di Ascoli, impanate e fritte. Carni, salumi e formaggi sono di ottima qualità, così come è il pesce che il mare offre lungo il litorale. Per quanto riguarda i dolci: il pistringo o frestingo di Natale; le cresce, la pizza col formaggio, la recina, a Pasqua; il panpepato, tipico del periodo della mietitura; i biscotti col mosto e la sapa, tipici invece del periodo della vendemmia. Nelle Marche predominano i vini bianchi prodotti dall'uva verdicchio; i migliori sono il verdicchio dei castelli di Jesi e di Matelica.