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COMO IN PILLOLE

DATI  Comune capoluogo dell'omonima provincia di 37,34 km2 con 89.600 abitanti, a 201 metri sul livello del mare.

Il nucleo urbano originario, dalla struttura rettangolare, testimonia l'origine romana della città, sorta come centro fortificato sulla strada dello Spluga. In età Medioevale il tracciato delle mura ricalcò con poche varianti il perimetro della cerchia romana; lo sviluppo demografico e urbano fu assai lento anche in età moderna.

STORIA  Già centro gallico degli Orobi nel 196 a.C., subì l'occupazione romana per iniziativa del Console Marco Claudio Marcello. Nel 49 a.C. ottenne da Giulio Cesare la cittadinanza romana, poi fu eretta a municipio, divenne capoluogo di un vasto territorio e sede di un prefetto. Invasa a più riprese dai Longobardi, assoggettata al Ducato di Milano nel sec. VII, seppe riprendersi anche per l'iniziativa dei suoi vescovi, ma sostenne estenuanti lotte con Milano che nel 1127 la distrusse. Fu Federico Barbarossa a ricostruirla nel 1159 e munirla di solide mura. Successivamente fu dilaniata da contrasti tra la fazione guelfa dei Vitani e quella ghibellina dei Rusca (che diede origine alla famiglia Rusconi), terminati nel 1203 con il successo dei guelfi. Nel 1311, dopo la calata di Enrico VII, Franchino Rusconi si autoproclamò principe di Como. Nel 1355 fu di nuovo sottomessa ai Visconti; per brevi periodi i Comaschi riuscirono ad autogovernarsi finché nel 1451 Francesco Sforza se ne impadronì definitivamente e Como divenne una modesta appendice di Milano. Occupata dai Francesi nel 1508, nel 1521 fu saccheggiata dal marchese di Pescara e nel 1535 assoggettata, con tutta la Lombardia, all'impero spagnolo. Passata all'Austria (pace di Rastadt, 1714), con il Regno d'Italia fu capoluogo del dipartimento del Lario e nel 1815 tornò all'Austria con il Lombardo-Veneto. Nel 1848 insorse contro gli Austriaci, dai quali fu poi liberata da Garibaldi nel 1859. Per la sua vicinanza con la Svizzera, Como offrì all'antifascismo importanti possibilità per incontri di uomini politici che agivano nella clandestinità; qui la resistenza fu attiva, confortata dai massicci scioperi operai che si verificarono tra il 1943 e il 1945.

DA VEDERE  Scarsi sono i resti della città romana: tratti delle mura, avanzi di una porta, terme, un grande edificio con aule ottagone di incerta destinazione. Il Museo Civico conserva ricche suppellettili della necropoli preromana della vicina Ca' Morta e statue, rilievi, iscrizioni di Como romana. Il comune medievale sviluppò fedelmente l'impianto ortogonale del castrum romano, che non subì alterazioni neppure nelle epoche successive, viscontea e spagnola, e nella ristrutturazione neoclassica. Nel 1192 venne eretta una nuova cinta di mura, pressoché coincidente con il tracciato di quella romana; ne rimangono tratti a tre porte (Torrione di Porta Vittoria, ad arconi abbinati e cinque piani). Il duomo iniziato nel 1398, proseguito nei sec. XV e XVI e compiuto nel 1731-44 nella cupola da Filippo Juvara, mescola elementi gotici e rinascimentali. All'interno si conservano dipinti di Gaudenzio Ferrari, B. Luini e del Morazzone. Il vicino Broletto (1215) ha un pittoresco paramento murario a fasce bianche, rosa e grigie, portico in basso e trifore asimmetriche in alto. Interessanti sono gli edifici romanici, che presentano caratteristiche originali rispetto all'architettura romanica lombarda; San Abbondio, consacrata da Urbano II nel 1095, e San Fedele (sec. XII). In epoca recente la città si è notevolmente ampliata in direzione sudest aggregando i borghi, mentre dalla parte del lago sono stai ricavati un ampliamento urbano (piazza Cavour, Lungolario) e il giardino pubblico con lo stadio e il Tempio Voltiano (1928). Nel nuovo assetto urbanistico rilevanti sono alcune realizzazioni architettoniche eseguite fra il 1926 e il 1944, testimonianze tra le più significative del razionalismo italiano. Tra queste meritano una visita: Novocomum (1927-28), il monumento ai caduti (1931-36), l'asilo Sant'Elia (1936-37) tutti ad opera di G. Terragni, che insieme a A. Sartoris disegnò le case popolari di via Anzani (1938-39). Notevoli anche le realizzazioni di G. Mantero (la Casa del balilla, 1932-36) e di C. Cattaneo (la fontana monumentale, 1935-36).