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GENOVA IN PILLOLE

DATI   Comune capoluogo della Regione Liguria e della omonima provincia di 238,84 km2 con 685.060 abitanti, a 19 metri sul livello del mare, nella parte più interna del  Golfo che da essa prende il nome (nella foto, veduta aerea della zona del porto).

La situazione geografica, estremamente favorevole ai traffici, unita alla felice posizione topografica su un'insenatura ben riparata, ha condizionato fin dall'antichità lo sviluppo della città precisandone la vocazione mercantile. Nel 1926 Genova assorbì il territorio di 19 comuni dando origine alla conurbazione industriale e residenziale della Grande Genova che si estende sul litorale per circa 24 km e verso l'interno nella parte più estesa, la valle del Polcevera, per circa 15 km.

STORIA   Fondata dai Liguri, florido centro di traffici già nel sec. IV a.C., fu distrutta dai Cartaginesi (205 a.C.) per essersi alleata con i Romani durante le guerre puniche. Più tardi divenne municipio romano (Genua). Sede vescovile dal sec. III, fu conquistata dai Goti di Teodorico; ripresa da Belisario durante la guerra greco-gotica. A Genova, nel 569, fuggendo i Longobardi, si rifugiò Onorato, vescovo di Milano, trasferendovi  la sede episcopale milanese almeno fino al 643, quando Rotari, re dei Longobardi, conquistò la città facendone la capitale del ducato di Liguria. Dopo la conquista franca (774), Genova divenne contea; nell'845 fu saccheggiata dall'imperatore Lotario, che la tenne soggetta fino all'850. Nel secolo seguente fu incorporata nella marca degli Obertenghi. La necessità di difendersi dalle scorrerie dei Saraceni fece sì che i Genovesi, attaccati nella loro stesa città (saccheggio del 935), si arroccassero in una forte cerchia di mura e si stringessero attorno al vescovo, acquistando gradatamente una salda coscienza cittadina. Passarono poi all'offensiva e, insieme coi Pisani, tra la fine del sec. X e gli inizi dell'XI, scacciarono i Saraceni dalla Corsica e dalla Sardegna. Nella seconda metà del sec. XI furono da essa eletti i primi consoli. Genova, divenuta così un potente comune, iniziò una "politica estera" più ambiziosa, contribuendo al trasporto e al vettovagliamento dei crociati (1099) e ottenendo numerosi scali marittimi e privilegi commerciali in Oriente. Contemporaneamente impose la sua supremazia sulle Riviere, scontrandosi in quella di Levante con Pisa, contro la quale lottò a lungo per il possesso della Corsica, dove i Genovesi erano penetrati dal 1132.  L'ascesa politico-economica della città, il prevalere sui nemici esterni e la grande prosperità determinarono all'interno lotte fra le grandi famiglie guelfe e ghibelline. Genova rifiutò di piegarsi a Federico II, ma nel 1241 la sua flotta fu sconfitta presso l'isola del Giglio. La ricca borghesia intanto premeva per aver parte nella cosa pubblica e nel 1257 ottenne la creazione, accanto al podestà, di un capitano del popolo, nella persona di Guglielmo Boccanegra, che fu però costretto nel 1262 dai nobili ad abbandonare la carica. Solo nel 1270 Oberto Doria e Oberto Spinola riuscirono ad imporre l'autorità del capitano del popolo, scalzando il podestà. In lotta con Venezia e Pisa per il predominio nei commerci con l'Oriente, Genova visse anni turbolenti segnati sia da epiche battaglie (Meloria,1284), sia da numerosi esperimenti in ordine alla gestione politica con le lotte intestine tra i nobili guelfi e quelli ghibellini. Il partito borghese cercò, con la creazione del dogato e l'esclusione dei nobili dal governo, di pacificare la città. Il primo doge fu Simone Boccanegra (1339), che cinque anni dopo, per il perdurare dei disordini, dovette dimettersi. Poco dopo iniziò per Genova la serie delle signorie straniere: quella milanese (1353-56) e quella francese (1396-1409), che furono inframmezzate dal nuovo dogato del Boccanegra (1356-63). Nel periodo francese, fu istituito il Banco di San Giorgio (1407). Ad affrettare il declino politico della città ligure seguì la ripresa del conflitto con Venezia (guerra di Chioggia, 1378-81). Nel sec. XV Genova, dopo essersi data in signoria a Teodoro II del Monferrato (1409-13), ebbe una serie di dogi incapaci di imporsi sulle fazioni finché nel 1421 la città e l'intera Liguria vennero unite al ducato di Filippo Maria Visconti. Una rivolta nel 1436 affidò la città ai "capitani della libertà" e si riprese l'elezione dei dogi. Seguì un confuso periodo di congiure e di ribellioni, mentre la Repubblica perdeva quasi tute le colonie in Oriente e i centri rivieraschi. Dal 1458 al 1460 la città fu sotto Carlo VII di Francia; dal 1464 al 1478 è, dopo una breve parentesi di libertà, dal 1487 al 1499, sotto gli Sforza, duchi di Milano; quindi di nuovo sotto un re di Francia, Luigi XII (1499-1507). Così indebolita e coinvolta nelle lotte franco-spagnole per il predominio in Italia, fu saccheggiata dalle forze imperiali di Prospero Colonna nel 1522 e fu sul punto di perdersi definitivamente, schiacciata dalle due potenze rivali. La salvò dall'estremo pericolo l'ammiragli Andrea Doria che, passando improvvisamente dal servizio di Francesco I alla parte imperiale, ottenne il riconoscimento dell'autonomia della città (1528) ed emanò una nuova Costituzione che assicurò ai nobili quasi tutti poteri. Neppure così la città ritrovò la sua pace. Il sec. XVII segnò un'ulteriore decadenza. La deviazione delle correnti del commercio verso l'America inaridì molte fonti di ricchezza e indebolì la città. Luigi XIV di Francia riuscì  a sottometterla, dopo averla bombardata nel maggio 1684. Ritrovò ancora momenti di gloria quando, occupata da truppe austriache, insorse con un violento moto popolare iniziato dal leggendario Balilla (dicembre 1746). Ma fu un breve episodio. La città era di fatto ormai entrata nell'orbita della politica francese, tanto che nel 1768, assillata da gravi difficoltà finanziarie, fu persino obbligata a cedere a Luigi XV la Corsica per la somma di 40 milioni di lire. Nel 1796 fu costretta ad accogliere l'armata napoleonica e a trasformarsi poco dopo (giugno 1797) in Repubblica  democratica e giacobina. Tra l'aprile e il giugno 1800 sostenne agli ordini di A. Massena il terribile assedio degli Austro-Russo che permise a Napoleone la vittoria di Marengo. Nel 1805 entrò a far parte integrante del Impero francese e dopo il Congresso di Vienna fu assegnata al Regno di Sardegna. Focolaio di propaganda rivoluzionaria durante il  Risorgimento, fu sede di Carbonari, cospiratori e patrioti di ogni genere che fomentarono le insurrezioni del 1821 e del 1849, ma diedero anche notevoli contributi alla causa monarchico-costituzionale. Durante la seconda guerra fu sottoposta a numerosi bombardamenti. Centro attivissimo di organizzazione partigiana, fu la prima città dell'Italia settentrionale ad insorgere contro i nazi-fascisti (24 aprile 1945) ottenendo la liberazione prima dell'arrivo degli Alleati. Genova è medaglia d'oro della Resistenza.

DA VEDERE   Sulla collina di Castello sono state individuate tracce di un primo insediamento databile al sec. VI a.C. Importanti reperti sono stati rinvenuti in una necropoli che si trovava nei pressi del colle di S. Andrea (attorno all'attuale via XX settembre) che sono conservati al Museo Archeologico di Genova Pegli. La città romana fu fondata nella conca tra i fiumi Polcevera e Bisagno, sulla quale si sovrappose la città medioevale. Dal sec. X la città crebbe dotandosi di una nuova cinta muraria di cui rimangono la Porta Soprana e quella dei Vacca. Simbolo di Genova è la Lanterna (nella foto in alto a sinistra), costruita all'ingresso del porto nel 1139 come torre di vedetta e di segnalazione e completamente restaurata nel 1543. Caratteristici del nucleo medioevale della città sono i vicoli stretti e tortuosi detti "carugi" fiancheggiati da case altissime (anche di otto piani), in gran parte del Due-Trecento. Ai sec. XII-XIII risale la fondazione o il rifacimento delle chiese maggiori. La cattedrale di S. Lorenzo, conserva parti della chiesa romanica del 1118, mentre la facciata gotica di tipo francese (due torri e tre portali fortemente strombati) e il nartece sono della seconda metà del Duecento e l'interno a tre navate su colonne e pseudo-matronei è del primo Trecento. Romaniche del sec. XII sono le chiese dei SS. Cosma e Damiano con campanile ottagonale sul tiburio, S. Donato, pure con torre nolare ottagona. Al sec. XIII risalgono le chiese del Carmine, di S. Giovanni di Prè, di S. Stefano e di S. Matteo, quest'ultima centro di un suggestivo complesso gotico che comprende le case dei Doria. (nella foto a destra la casa natale di Cristoforo Colombo del sec. XIII). Il primo edificio organicamente rinascimentale è il palazzo Doria Pamphili (1529), appartenuto ad Andrea Doria. La presenza dell'architetto manierista Galeazzo Alessi, autore della chiesa di S. Maria Assunta di Carignano (1552; ispirata a Bramante) influenzò l'architettura religiosa ligure dei secoli  successivi e che con le ville Cambiaso (1548) e Pallavicino  delle Peschiere (1560) fissò il modello delle ville suburbane genovesi. Nei decenni successivi furono intraprese monumentali opere di urbanizzazione che si possono ancora ammirare lungo le vie Garibaldi e Balbi, punteggiate di palazzi, scenografici  scaloni, porte d'ingresso alla città (nella foto a destra la Porta Soprana) e giardini che sfruttano il naturale dislivello. Tra le chiese barocche: l'Annunziata (1591-1620), vero museo della scuola genovese del Seicento; la chiesa dei SS. Ambrogio e Andrea che conserva due pale di Rubens; S. Filippo Neri, dalla facciata borrominiana; S. Siro, antica cattedrale di Genova, al cui interno si trova l'Annunciazione di Gentileschi. Al 1941-42 circa risale la piazza della Vittoria di M. Piacentini; notevole esempio di architettura moderna è il ponte sul Polcevera (inaugurato nel 1967) di R. Morandi. Per le Colombiane del 1992, il progetto di Renzo Piano ha attuato il recupero di parte della Genova antica, una riorganizzazione urbanistica intorno a piazza Caricamento, ripristino del raccordo tra centro storico e vecchio porto. Notevoli attrattive le forniscono al visitatore il restaurato Palazzo Ducale, l'Acquario (il più imponente d'Europa) e il "grande bigo", riedizione delle vecchie gru portuali, che con il suo ascensore panoramico capace di contenere sessanta persone, è divenuto l'emblema del rinnovamento della città.

MUSEI   Genova possiede numerose raccolte d'arte pubbliche e private. Statali sono la Galleria di Palazzo Reale (dipinti di Guido Reni e di Van Dyck, tra gli altri; arredamenti barocchi, rococò e neoclassici) e la Galleria di Palazzo Spinnola (soprattutto opere di scuola genovese del Seicento, ma anche Carlo Doria a cavallo di Rubens e l'Ecce Homo di Antonello da Messina). La Pinacoteca di palazzo Bianco è importante per la ricca collezione di dipinti di scuola fiamminga e olandese. Accanto ai fiamminghi sono conservate importanti opere  di artisti genovesi dal Cinque al Settecento. La Galleria di palazzo Rosso è notevole anche per la decorazione a fresco eseguita nel penultimo decennio del Seicento. Nelle sale sono esposte i dipinti della quadreria Sei-Settecentesca dei Brignole in cui prevalgono opere di scuola genovese, emiliana, lombarda e napoletana. Un'importante raccolta di pitture, sculture, armi, armature, lacche, stampe, maioliche, stoffe e bronzi cinesi  e giapponesi dal sec. XI al XIX si trova nel Museo Chiossone. Il complesso di S. Agostino ospita il museo di Architettura e Scultura Liguri (vi è conservata la celebre Margherita Bramante di Giovanni Pisano, 1313). Al comune appartengono pure i musei Archeologico e Navale di Pegli. Quello Civico Archeologico raccoglie importante materiale preistorico proveniente da varie località della Liguria e in particolare dagli scavi nella Caverna della Erene Candide con reperti Paleolitico all'Età del Ferro. Altre notevoli raccolte sono la Pinacoteca dell'Accademia Ligustica di Belle Arti e la quadreria di Palazzo Durazzo Pallavicini. (nella foto a destra, il giardino della villa Durazzo).