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IL LAZIO IN PILLOLE

Per conoscere tutto di una zona del Lazio, scegline una dall'elenco di sinistra.  

DATI  Estensione: 17.203 km2; abitanti: 5.145.763; province: Frosinone, Latina, Rieti, Roma, Viterbo; capoluogo: Roma.

STORIA  Per quantità ed importanza di rinvenimenti relativi alle diverse epoche del Paleolitico, il Lazio è una delle regioni italiane meglio documentate. Alle fasi più antiche risalgono i ritrovamenti di manufatti in diverse località in provincia di Frosinone (Arce, Fontana Liri, Castro dei Volsci). Al Paleoliitico inferiore sono riferibili i ritrovamenti di Fontana Ranuccio vicino ad Anagni. Relativamente più recenti i siti lungo la costa: Torre in Pietra, Malagrotta, Castel di Guido e La Polledrara. Nelle grotte del Monte Circeo sono state rinvenuti reperti ossei appartenuti a Neandertaliani classici dell'Europa occidentale. Il territorio laziale fu abitato nel periodo dell'Età del Bronzo da genti dedite all'agricoltura e all'allevamento: lo testimoniano i ritrovamenti di Sasso di Furbara, alle Isole Ponziane, da cui veniva importata l'ossidiana, nella valle del Fiora nella conca reatina, a Piano Sultano a nord di Roma, nell'Agro Romano e altrove. Dalla fine dell'Età del Bronzo è possibile cogliere una netta diversificazione culturale tra l'area a nord e quella a sud del Tevere, successivamente occupate dalla civiltà etrusca e da quella latina. Dalla prima Età del Ferro si ha evidenza della formazione di grandi centri protourbani; particolarmente importante è il caso di Roma.

Il nome, documentato a cominciare dal sec. VI a.C., indicò in un primo tempo l'area compresa tra il corso terminale del Tevere e il promontorio del Circeo con a est le pendici degli Appennini e il corso del Trero (l'odierno Sacco). Gli antichi chiamavano tale area Latium vetus per distinguerla dal Latium adjectum, comprendente anche i territori via via conquistati dai Romani fino al Liri. Nella divisione che Augusto fece dell'Italia in 11 regioni, il Lazio venne incluso nella prima regione insieme alla Campania, nome quest'ultimo che venne a prevalere dalla fine del sec. III d.C. e perciò il Lazio è chiamato tuttora Campagna Romana. Verso il 1000 a.C., all'avvento dell'Età del Ferro, comparve nel Lazio una nuova popolazione documentata dai sepolcreti a incinerazione scavati sui Colli Albani: si trattava dei Latini i quali ebbero peso determinante nelle vicende del Lazio prima e dopo l'avvento di Roma. Lo sviluppo di tali gruppi etnici fu favorito dai ricchi pascoli della pianura ondulata dai Colli Albani alle ex Paludi Pontine, in cui anche l'agricoltura progredì rapidamente grazie ai canali di drenaggio sotterraneo scavati in epoca preromana. Lungo la fascia costiera nacquero centri notevoli, Lavinio, Ardea, Anzio, che intrecciarono rapporti con la più evoluta civiltà del mondo eneo-anatolico grazie alle imbarcazioni che vi approdavano. La prosperità del Lazio tra i sec. VII e VI a.C. è ben testimoniata dalle tombe di Praeneste. In tale tempo si fece sentire la presenza degli Etruschi, che però durò poco perché sul finire del se. IV a.C. una coalizione di città latine che avevano il loro centro sacrale nel culto reso a Giove sulla vetta del Massiccio Albano li ricacciò a nord del Tevere. I Latini collaborarono successivamente, nel sec. V a.C., con i Romani nella difesa del Lazio da attacchi di Sabini, Equi e Volsci. Quando nella prima metà del sec. IV a.c. tali attacchi vennero meno, i Romani presero man mano il sopravento nel Lazio: alla fine della guerra latina, nel 338 a.C., inglobarono nel proprio territorio le città dei Latini e da allora la storia del Lazio si fuse con la storia di Roma (nella foto a sinistra i resti del  Foro, nella foto in basso a destra l'interno del Colosseo). L'azione centripeta della città causò da allora un processo di graduale spopolamento del Lazio e il formarsi del latifondo con conseguente diffusione della malaria: molte delle antiche città scomparvero, altre sulle alture (Praeneste e Tivoli) o sulla costa (Anzio) divennero in età imperiale luoghi rinomati con ville lussuose. Nella pianura la pastorizia fini col prevalere del tutto dando al Lazio quell'aspetto desolato rimasto tipico della Campagna Romana fino a tempi recenti. Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, teoricamente il Lazio dipese dall'Imperatore d'Oriente. In realtà l'autorità del lontano governo era molto debole, cosicché la tutela degli abitanti non di rado fu assunta dalla Chiesa, che possedeva nella regione alcuni patrimoni. Allorché le "donazioni" o "restituzioni" di Liutprando e di Pipino il Breve (sec. VIII) instaurarono anche di diritto il potere temporale della Chiesa, il Lazio formò il territorio principale dello Stato e ne seguì le vicende; ma, specialmente nei primi secoli, fu turbato dalle contese tra alcune potenti famiglie che spadroneggiavano nelle città, la nuova aristocrazia agraria e più tardi i comuni. Su tutti il papa cercava di dominare, appoggiandosi ora agli uni ora agli altri, ma specialmente alla nobiltà terriera e, durante le lotte per le investiture, alle forze cittadine. Tuttavia non trovò sempre docili alleati. Tra le più gravi fu la rivolta di Roma del 1143 che, con la renovatio senatus, creò un governo laico, sostenuto dalla calda oratoria di Arnaldo da Brescia. Per circa un cinquantennio il comune romano rivendicò a sé il diritto di reggere la città in nome del popolo, inserendosi e complicando le lotte tra papi e gli imperatori. Più o meno in tutto il Lazio si risvegliarono forze autonome, rappresentate nelle campagne dai feudatari e nelle città dai comuni. Verso la fine del sec. XII Clemente III riuscì ad ottenere n accordo con il Senato romano che gli garantì la fedeltà del comune, ma solo Innocenzo III ristabilì la piena sovranità papale su tutto il territorio, imponendo il rispetto dei vincoli di sudditanza: i feudatari e le città laziali gli giurarono fedeltà e Roma rinunciò alla propria autonomia affidandogli la nomina della più alta  autorità laica, il "senatore di Roma". Un tentativo di riprendere il terreno perduto e instaurare il potere comunale (1234), inserendosi nelle lotte tra Gregorio IX e Federico II, non riuscì. Più tardi Gregorio X divise la regione in province sottoposte a un rettore sorvegliato dal Parlamento. Essendo riservato al papa il diritto di intervenire quale ultimo arbitro, l'autonomia degli organi laici andò spegnendosi sotto l'autorità della Chiesa, aiutata, in questa opera di assoggettamento, dalle rivalità della provincia laziale nei riguardi di Roma. Se ancora restavano degli antagonisti al potere pontificio nelle grandi famiglie romane (Colonna, Orsini, Frangipane, Savelli, ecc.), il Lazio come forza autonoma aveva ormai poco vigore. Un grave colpo vi fu inferto dalla forte personalità di Bonifacio VIII e dalla riorganizzazione che questi impose alle terre dipendenti dalla Curia. Il periodo di "cattività avignonese" (1309-77) si esaurì in lotte tra la nobiltà e il popolo (tribunato di Cola di Rienzo), per cui Roma non riuscì a porsi a capo di uno stato autonomo, e il cardinale Albornoz, inviato da Innocenzo VI nel 1353, poté riassoggettare alla Chiesa il Lazio e gli altri possedimenti pontifici. Le riforme che seguirono il ritorno dei papi, finirono col togliere alla regione carattere e funzioni specifiche nella vita politica. Anche nel sec. XIX, durante il Risorgimento, il suo apporto fu piuttosto limitato.

ARTE   In età storica, nel Lazio a nord del Tevere sorgevano importanti centri etruschi: tra essi Veio da cui provengono le famose sculture fittili del tempio di Apollo attribuite a Vulca; Tarquinia con le sue tombe dipinte; Cerveteri con le sue necropoli monumentali; e inoltre Blera, Vulci, Tuscania, Pyrgi. Le antichità di Lavino e Ardea sono da collegare alla più antica storia di Roma e dei Latini; la fondazione di Ostia si fa ascrivere alla età regia. Delle città italiche del Lazio meridionale sono rimaste grandiose mura ciclopiche in opera poligonale a Segni, Arpino, Norba, Aquino, Alatri, Ferentino. L'età ellenistica e il predominio di Roma su tutto il Lazio portarono a una maggiore uniformità di forme artistiche, favorita anche dalla costruzione o regolarizzazione delle strade che da Roma raggiungono le altre regioni italiane attraversando il Lazio (Appia, Aurelia,Flaminia, Cassia) e dallo sviluppo delle colonie romane (Anzio, Terracina, Minturno) e latine (Segni, Norma, Sezze). I monumenti romani del Lazio sono, insieme a quelli di Roma, essenziali per la comprensione del sorgere e dell'affermarsi dell'arte romana, in particolare dell'architettura. Tra i centri romani che, a parte Roma, sono più ricchi di monumenti antichi, si può ricordare innanzitutto Ostia con i vicini Porti di Claudio (sull'area dell'aeroporto di Fiumicino) e di Traiano, e quindi Anzio, Tivoli, Gabi, Lucus Feroniae, Palestrina, a breve distanza da Roma; Ferento d'Etruria, Faleri Novi, Civitavecchia, nel Lazio settentrionale; Cassino, Terracina, Cori, Minturno nel Lazio meridionale. Molti monumenti, come i grandiosi santuari della Fortuna Primigenia a Palestrina e di Giove Anxur a Terracina, sono ancora di età repubblicana. Resti di insediamenti antichi sono sparsi in tutto il territorio e monumenti sepolcrali fiancheggiano le antiche strade (via Appia) soprattutto in prossimità dei centri antichi, o sorgono isolati (mausoleo di Munazio Planco a Gaeta). Molto numerosi sono i resti di antiche ville, di età repubblicana e imperiale, specialmente nei dintorni immediati di Roma, nella zona di Tivoli, sui laghi (Albano, Castelgandolfo, Bracciano), sulla riva del mare ad Anzio, al Circeo, a Gaeta, a Scauri; le sculture della villa di Sperlonga costituiscono un capitolo importante dell'arte ellenistica; la grandiosa villa Adriana a Tivoli è fondamentale per la comprensione dell'architettura romana. Coeva è la costruzione a Roma del Pàntheon (nella foto a sinistra l'interno), dedicato alle sette principali divinità dell'empireo romano, che l'imperatore Adriano volle fondato sui resti di un precedente tempio che Agrippa fece innalzare a glorificazione della gens Iulia.

L'Editto di Costantino (313) segnò il punto di partenza della fioritura dell'arte paleocristiana (sec. IV-V); numerosi sorsero a Roma gli edifici sacri (basiliche di San Giovanni in Laterano, di Santa Maria Maggiore, di Santa Sabina, mausoleo di Santa Costanza). La tradizione paleocristiana si spense però quando Roma divenne sede di ducato bizantino (metà sec. VI - metà VIII), per il prevalere di influenze orientali di origine costantinopolitana, evidenti sia nell'architettura (le basiliche di Onorio I) sia nella pittura (mosaico absidale di Santa Agnese e affreschi di Santa Maria Antiqua a Roma). Soltanto dopo la metà del sec. VIII, con l'indipendenza del papato, si verificò un ritorno deciso ai modelli paleocristiani. In pittura si distingue tra un filone aulico ancora bizantineggiante (mosaici absidali di Santa Maria in Domnica e di San Prassede a Roma) e una tendenza già occidentale che rivela legami con l'arte carolingia (Ascensione e Discesa al limbo nella chiesa inferiore di San Clemente a Roma, 847-855). Nel periodo romanico, nel Lazio è particolarmente sensibile l'influenza dell'architettura lombarda (Tuscania; Santa Maria di Castello a Tarquinia; duomo di Anagni; San Flaviano di Montefiascone) e nella stessa Roma (tipici campanili a più ordini), dove tuttavia appare prevalente la tradizione paleocristiana (San Clemente, santa Maria in Trastevere). A partire dagli inizi del sec. XII a tutto il sec. XIII si affermò nel Lazio l'attività dei marmorari (i Cosmati, i Vassalletto), autori di pulpiti, pavimenti, candelabri pasquali, plutei, ecc. a tarsie geometriche, e in qualche caso anche architetti di solenne classicismo (atrio del duomo di Civita Castellana, 1210). Fiorente fu anche la contemporanea attività costruttiva dei Cistercensi, che eressero chiese e conventi in puro stile romanico-borgognese, caratterizzato da un precoce goticismo (abbazie di Fossanova, 1179-1208; Casamari, consacrata nel 1217; San Martino al Cimino, fondata nel 1207). Nell'ambito della pittura, tra i primi esempi di volgare pittorico italiano vanno annoverati gli affreschi con Storie di San Clemente nella chiesa inferiore di San Clemente a Roma (dopo il 1084) e quelli della basilica di Sant'Elia presso Nepi. Ma nel sec. XII tornò a prevalere uno stile più legato alla tradizione paleocristiana e bizantina (Mosaici absidali di San Clemente e di Santa Maria in Trastevere a Roma; affreschi della badia di San Pietro a Ferentillo, 1191-98; trittico del Redentore nel duomo di Tivoli), rinforzata alla fine del secolo e agli inizi del successivo dall'arrivo di mosaicisti veneziani. Alla tradizione bizantina appaiono ancora legati gli affreschi della cripta del duomo di Anagni (sec. XIII). Se la scultura figurata in pietra appare pressoché assente, assai diffusa è la scultura in legno policromo, di ascendenza antelamica (Deposizione nel duomo di Tivoli, Madonna di Costantinopoli in Santa Maria Maggiore ad Alatri). Nella seconda metà del sec. XIII il Lazio fu uno dei centri più importanti dell'elaborazione del linguaggio gotico italiano. Basti ricordare l'attività di Arnolfo di Cambio per l'architettura e la scultura, dei maestri romani (P. Cavallini, I. Torriti, i Rusuti) e di Giotto per la pittura. Questa fioritura cessò con il trasferimento della corte papale ad Avignone (1309); solo nel Lazio settentrionale (Viterbo, Bolsena, Montefiascone) continuò un'arte gotica strettamente legata a Siena. Dopo il ritorno da Avignone (1377), i papi fissarono stabilmente la loro sede a Roma, che divenne il centro artistico e culturale della regione, determinandone i successivi orientamenti stilistici. 

DA VEDERE   Strettamente legate alla tradizione religiosa, le feste popolari si svolgono per lo più in concomitanza con il Natale (gli zampognari in città; a Roma le lettere dei bambini di tutto il mondo a Gesù Bambino presso la chiesa di Santa Maria d'Ara Coeli); della Befana (l'animata festa popolaresca in piazza Navona a Roma), in Quaresima (le processioni a Civitavecchia, Tolfa, Alatri, Gaeta, Formia) e nella celebrazione della Pasqua che a Roma culmina con la benedizione papale in piazza San Pietro. Tra le tante feste patronali si distinguono quelle di Segni e la sua "giostra del maialetto"; di Viterbo, dove si porta in processione la celeberrima macchina di Santa Rosa; di Tolfa e di Allumiere, dove si svolgono corse di cavalli. Il giorno del Corpus Domini viene celebrato a Genzano con la famosa "infiorata". 

GASTRONOMIA   Ad eccezione di qualche specialità propria delle regioni vicine, la cucina laziale si identifica con quella della capitale. Il condimento essenziale è lo strutto, cui seguono il lardo, il guanciale e la ventresca, che servono per il cosiddetto "battuto"; l'olio si adopera soprattutto per condire (in pinzimonio) le verdure crude. Le verdure sono usate anche nella preparazione delle minestre: la pasta si unisce ai fagioli, alle patate, ai piselli, ai ceci, ai broccoli. Celebri le paste asciutte: fettuccine alla romana, rigatoni con la pajata, spaghetti all'amatriciana, alla carbonara, a cacio e pepe, con alici, col tonno, con aglio e olio. Tra le carni preferite c'è l'abbacchio: arrosto, alla cacciatora, brodettato, a scottadito. Prelibate preparazioni sono pure la porchetta, la coda di manzo alla vaccinara, i saltimbocca e , fra le verdure cotte, i famosi carciofi alla giudia. I formaggi, prevalentemente basati sull'impiego del latte di pecora, hanno specialità notissime: la ricotta, la provatura, la mozzarella e il pecorino. Il Lazio è tra le regioni vitivinicole più famose d'Italia. Celebrati i vini dei Castelli Romani, mentre in ascesa il vino Cesanese del Piglio rosso prodotto ad Acuto in provincia di Frosinone.