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IL FRIULI VENEZIA GIULIA IN PILLOLE

Per conoscere tutto di una zona del Friuli Venezia Giulia, scegline una dall'elenco di sinistra.

DATI  Estensione: 7.847 km2; abitanti: 1.216.398; province: Gorizia, Pordenone, Trieste, Udine; capoluogo: Trieste.

La provincia di Trieste è costituita dalla zona A del Territorio Libero di Trieste, restituita il 5 ottobre 1954 all'amministrazione civile dell'Italia (che non cessò mai di esercitare su di essa la sua sovranità) e italiana a tutti gli effetti soltanto nel 1975 dopo l'accordo di Osimo.  La regione, che fino al 1947 si chiamava solo Venezia Giulia, ha subito alla fine della II guerra mondiale profonde modifiche, in seguito alla cessione alla allora Jugoslavia delle province di Fiume e di Pola e di vaste parti di quelle di Gorizia e di Trieste. Per la sua posizione di confine e le caratteristiche della popolazione, costituita da Ladini, Veneti e Sloveni, la regione è retta da uno Statuto speciale.

STORIA  Le più antiche testimonianze archeologiche sono costituite dai resti attribuibili alla facies culturale del Neolitico antico di Fagnigola. Vanno segnalate le interessanti stratigrafie delle caverne del Carso Triestino, che attestano una civiltà neoeneolitica ricca di ceramica (caverna Teresiana presso Duino, caverne della Val Rosandra e della Pocala presso Aurisina; la caverna di S. Canziano nel Carso che oggi è in territorio sloveno) e che hanno fornito anche reperti anteriori (oggetti di tipo musteriano della Pocala). Tipici della Venezia Giulia sono i castellieri, villaggi fortificati la cui occupazione si data tra la media Età del Bronzo e la prima Età del Ferro; in quest'epoca le loro necropoli ricche di bronzi si inquadrano nell'ambito della civiltà paleoveneta (Santa Lucia di Tolmino, i cui materiali sono al Museo di Trieste). Le città romane più importanti del Friuli furono, oltre ad Aquileia, Iulium Carnicum (Zuglio) e Forum Iulii (Cividale), che ha dato nome al Friuli e che è famosa per i resti longobardi. Le numerose strade romane attestano l'importanza commerciale della regione. Dal Veneto giungono ad Aquileia le vie Annia e Postumia; altre strade vanno da Aquileia verso il Norico (via Iulia Augusta), la Pannonia, l'Istria, la Dalmazia. La via Flavia metteva in collegamento Trieste con Pola. Importanti monumenti di architettura romana hanno Trieste (basilica, teatro), Aquileia (porto fluviale e necropoli con caratteristici monumenti funerari ad edicola cuspidata). Nella scultura, accanto a moltissime statue, rilievi, ritratti di buon artigianato locale, sono presenti anche opere di arte colta. Eccezionali per ricchezza e raffinatezza i mosaici, di cui rimangono testimonianze soprattutto ad Aquileia, che si distinse anche per la produzione di gemme intagliate, di paste vitree, di vetri lavorati. (nella foto a sinistra i resti del teatro romano a Trieste)

La regione è ricca di resti paleocristiani e alto-medievali. Nei sec. IV e V importanti basiliche paleocristiane sorsero ad Aquileia (la basilica di Teodoro, 320 circa, di cui resta il pavimento a mosaico), a Grado (Santa Maria delle Grazie e duomo del sec. V) e a Trieste (S. Giusto), tutte distrutte o ricostruite in epoca successiva. Del sec. VI rimangono notevoli edifici di carattere schiettamente ravennate (complesso basilicale di Grado). A Cividale si conserva un nucleo importante di sculture longobarde (altare di Ratchis, databile tra il 734 e il 774; battistero di Callisto) e uno dei più discussi monumenti dell'arte alto-medievale, il tempietto longobardo, eretto nel sec. VIII, ma decorato probabilmente nel secolo successivo con affreschi e stucchi classicheggianti riferibili alla rinascita carolingia. L'architettura romanica della regione restò a lungo fedele alla tradizione basilicale paleocristiana e ravennate (basilica di Aquileia, eretta nella prima metà del sec. XI, con affresco absidale del 1031; S. Silvestro e S. Giusto a Trieste, sec. XI-XII affini ai mosaici di S. Marco a Venezia). Nei secoli successivi l'influenza di Venezia divenne sempre più forte e gli influssi italiani e tedeschi si mescolarono in varia misura. Il duomo di Aquileia (1365-81) fu completato in forme gotiche, mentre residui romanici ed elementi gotici italiani e tedeschi si trovano nel duomo di Spilimbergo, in quello di Gemona e in quello di Venzone. Carattere tedesco hanno il portale del duomo di Udine (foto in basso a destra) e gli edifici del territorio dei conti di Gorizia (S. Spirito di Gorizia; S. Ulrico di Tolmino). Dopo la conquista di Udine (1420), tutta la regione entrò nell'orbita di Venezia. Il centro di Udine acquisì l'aspetto rinascimentale che ancora conserva; la loggia di S. Giovanni, di Bernardino da Morcote, 1533; la torre dell'Orologio, 1527; il castello, di Giovanni Fontana, 1517; il palazzo Antonini, del Palladio. Nel campo della pittura fiorì una scuola friulana tributaria di quella veneta: i maggiori rappresentanti furono i pittori di Tolmezzo (tra cui soprattutto Gianfrancesco da Tolmezzo) e Martino da Udine detto il Pellegrino da San Daniele. Nel sec. XVI G. A. de' Sacchis detto il Pordenone superò con la sua arte la dimensione regionale, mentre una schiera di minori (il Florigerio, l'Amalteo, G. B. Grasso, i Floreani, i Secante) ne divulgarono il linguaggio. Dopo la Pace di Worms (1521) Venezia rinunciò all'espansione verso oriente, lasciando agli Asburgo Trieste e Gorizia, e si limitò  a rafforzare i confini: la fortezza di Palmanova, fondata nel 1593, è uno dei capolavori dell'architettura militare del sec. XVI). Nel territorio controllato da Venezia fiorì l'arte barocca e rococò. Le più cospicue testimonianze architettoniche sono palazzo Belgrano di Udine, la villa Manin di Passariano, la chiesa di S. Antonio di Udine. Per decorare chiese e palazzi furono chiamati i maggiori pittori di Venezia: Tiepolo (duomo, palazzo arcivescovile, oratorio della Purità a Udine), F. Fontebasso, G. A. Guardi (Madonna del Rosario nella chiesa di Belvedere presso Aquileia). Notevoli artisti locali furono G. Carneo nel sec. XVII e N. Grassi nel sec. XVIII. Con la caduta di Venezia (1797) e l'annessione all'Austria il Friuli decadde, mentre Trieste, divenuta porto franco nel 1719 e potenziata da Maria Teresa in funzione antiveneziana (porto settecentesco e città teresiana), acquistò importanza sempre maggiore, assumendo in seguito un caratteristico volto ottocentesco con i suoi palazzi e chiese neoclassici, edifici neogotici, neorinascimentali ed eclettici.

DA VEDERE Nelle zone di Pontebba, Prato Carnico, Ovaro si conserva ancora l'antica usanza del lis cidulis, di origine nordica: rotelle di abete o di faggio forate nel centro, messe nel fuoco e poi fatte ruzzolare giù da una altura in occasione del Capodanno e di altre feste di inizio d'anno o di stagione. Nell'atto del lancio, il giovane indica la persona a cui la rotella è indirizzata, in genere con significato di fidanzamento. Grandi falò su cui è innalzata una croce vengono accesi a Villalta di Chions (UD) alla vigilia dell'Epifania. A Cividale l'Epifania viene invece celebrata con la famosa "messa dello spadone" secondo un antico rituale che risale al sec. XIV: sull'esempio degli imperatori franchi e tedeschi, un diacono col capo coperto da un elmo benedice i fedeli con uno spadone. Fin dal 1327 a Grado la prima domenica di luglio si svolge la processione del "perdono di Barbana": una lunga fila di barche che portano l'immagine della Madonna fino al santuario dell'isola di Barbana lungo i canali della laguna.

GASTRONOMIA  La cucina friulana e quella triestina, che convivono in questa regione, denunciano un fondo comune: la cucina veneta. Un posto larghissimo sulle mense della regione hanno le zuppe, le minestre e i minestroni di fagioli, rape e ogni sorta di verdure, invariabilmente condite con lardo affumicato, che hanno il loro più tipico esempio nella iota. Tra i piatti di carne vanno citati come specialità d'importazione il gulasch, di origine ungherese, e la costoletta alla viennese, del tutto simile a quella alla milanese, ma tagliata dalla coscia del vitello. Della carne di maiale si fa largo consumo sia fresca, sia insaccata (luganiga del Carso), sia come prosciutto crudo: celebri quelli di San Daniele e di Sauris (UD). Il pesce compare raramente sulle mense della regione; fa eccezione Trieste con alcune prelibatezze: il brodetto, il pesce in savòr, il fritto di scampi. Cibo tipico, popolare in tutto il Friuli, è la  brovada, rape bianche fermentate sotto vinacce e trinciate in listarelle, come i crauti; servono da contorno al cotechino (il prelibato musett) e al lesso, insieme alle salse a base di frutta, di semi aromatici e di cren, di derivazione austriaca. Anche la squisita pasticceria risente dell'influsso dei Paesi limitrofi; si ricordano la gubana e il pressnitz (dolci pasquali), la potiza natalizia, i chifeleti, gli strucoli, tutti di pasta dolce e ripieni generalmente di uva secca, noci, mandorle, pinoli. Ottimi anche i vini: dai bianchi (tocai, sauvignon, pinot grigio, picolit, i vini del Collio tra cui si segnala il bianco Oslavje prodotto ad Oslavia vicino a Gorizia) ai rossi (cabernet, pinot nero, merlot, refosco). Non mancano i liquori, tra cui il nocino goriziano; lo slivovitz, distillato dalle prugne, originario della Croazia; grappe di vinaccia di ottima qualità.