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L'EMILIA
ROMAGNA IN PILLOLE

Per conoscere tutto di una zona
dell'Emilia Romagna, scegline una dall'elenco di sinistra.
DATI
Estensione: 22.123 km2; abitanti: 3.984.055; province: Bologna,
Ferrara, Forlì, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia e Rimini;
capoluogo: Bologna.
Deve il suo nome alla Via Aemilia,
l'arteria che collegava le città di Placentia (Piacenza) e di Ariminum
(Rimini). Il nome Emilia cadde in disuso nel Medioevo e fu ripreso solo
nel sec. XIX. Il termine Romagna, che indica il settore sud-orientale
della regione compreso tra le valli di Comacchio, il corso del Sillaro, la
catena appenninica e il mare, fu aggiunto ufficialmente solo nel 1947 per
rendere omaggi alla sua individualità storica.
STORIA
Il territorio emiliano fu certamente abitato fin dai tempi
preistorici più remoti. Tracce sicure del Paleolitico inferiore sono
localizzate sui terrazzi costieri e in quelli di alcune valli appenniniche, tra
cui quella del fiume Correcchio. Dalle pianure
pedemontane provengono invece i numerosi reperti litici del Paleolitico medio
mentre del Paleolitico superiore le sole testimonianze sarebbero rappresentate
da alcune statuette litiche muliebri, le cosiddette Veneri di Savignano e di
Chiozza. La fase più antica dal Neolitico è caratterizzata dalla facies
culturale di Fiorano, in cui compare la tipica ceramica incisa che presenta
evidenti confronti con la coeva facies culturale dell'Italia centrale del
Sasso. Il neolitico medio e gran parte di quello superiore vedono la diffusione
della facies culturale dei vasi a bocca quadrata; alla fine di questo
periodo, negli ultimi secoli del IV millennio a.C., l'Emilia presenta aspetti
culturali di tipo Lagozza, mentre in Romagna compaiono ceramiche collegate alla facies
peninsulare di Diana. Ancora poco chiara la situazione di questa regione durante
il Neolitico, mentre tra la fine di questo periodo e l'inizio dell'antica Età
del Bronzo, sono stati rinvenute numerose ceramiche, in contesti abitativi e
sepolcrali, decorate con lo stile del bicchiere campaniforme. Appartengono
invece all'Età del Ferro i sepolcreti di Bologna e di Verrucchio, presso
Rimini. E' in questo periodo che Bologna assume le dimensioni di un vero e
proprio centro protourbano, in contatto sia con l'Etruria sia con l'Europa
centrale.
Entrata nell'orbita etrusca, la
regione, dove erano sorti numerosi centri (Cesena, Modena, Parma, Piacenza,
tutti gravitanti intorno a Felsina e al porto di Spina), fino all'invasione dei
Galli Boi (sec. IV a.C.) godette di un grande splendore. Contro le nuove tribù
galliche furono costruite (268 a.C.) Ariminum (Rimini, nella foto
in alto a destra, l'Arco di Augusto), la prima colonia di diritto latino
in territorio emiliano, e la roccaforte di Sarsina. Nel 187 a.C. il console M.
Emilio Lepido diede il proprio nome alla colonia e vi fece costruire la Via
Emilia; Augusto la inserì nel proprio ordinamento come VIII Regione. Durante la
dominazione romana, Bologna fu il principale centro della regione, ma, a partire
dal sec. V, il predominio passò a Ravenna che era stata scelta da Onorio come
dimora imperiale e sede dell'Esarcato ed era stata teatro della vittoria di
Teodorico su Onorio. Con la discesa dei Longobardi in Italia (568) la regione fu
divisa in Emilia propriamente detta (Modena, Parma, Piacenza e Reggio), dove si
stabilirono i Longobardi, e in Romagna, cioè in quell'area compresa tra Ravenna
e Bologna che rimase romano-bizantina. Nel 751 i Longobardi conquistarono anche
Ravenna e l'Esarcato: il papa chiese allora l'intervento dei Franchi (754-756) e
Pipino, dopo aver conquistato la Romagna, la donò al pontefice. L'autorità
papale fu riconosciuta dagli imperatori medievali solo nel sec. XIII con le
rinunce di Ottone IV (1201) e di Federico II (1213). L'età comunale vide le
città in lotta fra di loro, alcune guelfe, altre ghibelline, alcune unite alla
Lega Lombarda, altre strette all'impero e ciò favorì l'avvento delle signorie:
nel sec. XIII a Ferrara presero il
potere gli Oderlaffi, a Parma i da Gente, a Piacenza i Pallavicino e solo
Bologna restò ancora a lungo legata agli istituti comunali. Nel 1278 Rodolfo I
d'Asburgo, imperato del Sacro Romano Impero, riconobbe la sovranità papale
sulla Romagna e i signori locali ebbero il titolo di vicari pontifici. I secoli
seguenti furono caratterizzati da continue lotte tra i papi e i signori e dai
tentativi espansionistici di Firenze e Venezia (contro la quale fu stretta nel
1509 la Lega di Cambrai) in Romagna. Con la Pace di Cateau-Cambrésis (1559) la
regione fu divisa tra i Farnese, duchi di Parma e Piacenza, gli Estensi, duchi
di Ferrara (nella foto in basso a destra, parte delle mura
dell'Addizione Erculea) , Modena e Reggio e lo Stato Pontificio che occupò
saldamente la Romagna fino al 1731, quando il Ducato di Parma passò per eredità
a Don Carlos di Borbone, che nel 1738 lo cedette all'Austria; Parma ridivenne
indipendente nel 1748 con Filippo di Borbone, genero di Luigi XIV di Francia. A
Modena invece nel 1751 Francesco III d'Este diede in sposa ad un figlio di Maria
Teresa d'Austria la propria figlia ed erede. Nel periodo napoleonico Modena,
Reggio, Bologna e Ferrara furono annesse alla Repubblica Cisalpina, mentre Parma
e Piacenza vennero unite alla Francia (1802). Il Congresso di Vienna restaurò
il governo pontificio a Bologna, Ravenna e Ferrara, diede a Francesco IV di
Lorena-Este il Ducato di Modena e a Maria Luigia d'Austria quello di Parma. Dopo
il 1821 e soprattutto nei territori papali, la regione fu teatro di numerosi
moti insurrezionali; basti ricordare quelli di Ciro Menotti (1831), di Pasquale
Muratori (1843), del Renzi e del Pasi (1844), la rivolta di Rimini (1845),
l'uccisione del duca Carlo III di Borbone a Parma (1854). il 18 marzo 1860
l'Emilia e la Romagna entrarono a far parte del Regno d'Italia. Le pesanti
condizioni del lavoro agricolo e la diffusione di idee socialiste propagandate
da Andrea Costa portarono nel 1890 alle prime agitazioni contadine e al
moltiplicarsi delle leghe e delle cooperative; fino al grande sciopero agrario
del 1907-1908 che coinvolse in particolar modo le zone di Ferrara, Bologna e
Parma. Tenace fu l'opposizione della regione al fascismo specie dopo il 1943. I
partigiani emiliani a fianco delle truppe alleate superarono le difese nemiche
presso Argenta e liberarono Bologna, Modena e Ferrara, contribuendo ad imporre
ai Tedeschi la resa definitiva sul fronte italiano nella primavera del 1945.
ARTE
Nei musei di Bologna e delle altre città della Regione si
conservano numerose suppellettili di tombe villanoviane e caratteristiche stele
figurate e altri monumenti etruschi. A Ferrara il Museo di Spina è noto per le
sue raccolte di bronzi etruschi e di ceramiche figurate importate dalla Grecia
nel sec. V a.C. Presso Marzabotto si trovano i resti di una città etrusca
dall'impianto regolare, forse l'antica Misa. La civiltà romana ha lasciato
numerose testimonianze, soprattutto dal sec. I a.C. al sec. II d. C., in tutti i
più importanti centri della regione. La città che conserva i monumenti romani
più importanti è Rimini con l'arco di Augusto (foto in alto), il ponte
di Tiberio, l'anfiteatro. Notevole anche la zona archeologica di Velleia
(Piacenza), con il foro porticato e vari edifici, nonché statue ed iscrizioni
oggi presso il Museo di Parma; la villa romana di Russi (Ravenna) di età
augustea; i resti del porto e della necropoli di
Classe presso Ravenna; i ricchi mausolei funerari della necropoli di Sarsina.
Con il trasferimento della capitale dell'Impero d'Occidente da Milano a Ravenna
(404), iniziò in questa città una eccezionale fioritura artistica. Alla prima
metà del secolo infatti risalgono il battistero degli Ortodossi e il mausoleo
di Galla Placidia, entrambi rivestiti all'interno di mosaici. Dopo un periodo di
relativa stasi corrispondente alla dominazione dei Goti (il mausoleo di
Teodorico; i mosaici più antichi di S. Apollinare Nuovo) e con la conquista
della città da parte di Bisanzio (540) sorsero le chiese di S. Vitale
(foto a sinistra) e S. Apollinare in Classe e si rinnovò la decorazione musiva
di S. Apollinare Nuovo. L'arte bizantina di Ravenna (detta anche "esarcale")
continuò a influenzare l'architettura lungo le coste dell'Adriatico
settentrionale fino agli inizi del periodo romanico (l'abbazia di Pomposa;
l'originario S. Marco di Venezia). Nel periodo romanico l'architettura emiliana
presenta caratteri ben differenziati rispetto alle altre scuole dell'area
padana. Dal prototipo della cattedrale di Modena (dell'architetto Lanfranco,
iniziata nel 1099) derivarono tra le altre le cattedrali di Ferrara (1135) e
Cremona (1107) e la chiesa abbaziale di Nonantola (1121). Invece nelle
cattedrali di Parma e Piacenza si fondono elementi emiliani e lombardi. Nel
campo della scultura la scuola emiliana è la più importante del periodo
romanico in Italia; nel cantiere di Modena operò il grande Wiligelmo, oltre a
un gruppo di artisti anonimi (Maestro delle Metope; Maestro della Verità e
della Frode; Maestro di Re Artù) che risentono direttamente dell'influenza
borgognona. Nel secondo quarto del sec. XII Maestro Niccolò continuò la
tradizione di Wiligelmo. Successivamente divennero evidenti gli influssi del
classicismo provenzale con i Maestri Campionesi (pontile di Modena, 1160-75
circa) e soprattutto con Benedetto Antelami. Questi, che fu pure l'architetto
del battistero, si muove con decisione verso lo stile gotico. In scultura il suo
linguaggio domina gran parte dell'Italia settentrionale e centrale fino al
rinnovamento operato da Nicola Pisano (presente a Bologna nel 1265-67 con l'Arca
di S. Domenico, eseguita dai suoi discepoli). In Emilia sorsero nel Due e
Trecento alcuni edifici che sono tra i più interessanti del gotico italiano. Il
centro più importante divenne in questo periodo Bologna, dove, dopo l'episodio
francesizzante di S. Francesco (metà sec. XIII), si affermò un'architettura
locale assai pittoresca: ne sono esempi S. Petronio, (nella foto in basso
a sinistra l'interno della chiesa del 1390), e il Palazzo della Mercanzia (1384)
di Antonio di Vincenzo. Nella pittura, l'influenza bizantina prevale nel sec.
XIII nei mosaici del battistero di Parma, mentre nel sec. XIV l'esempio di
Giotto e dei senesi diede vita a floride scuole locali: la riminese, la
bolognese e infine, derivata da questa, la scuola di Modena, che preparò il
gusto tardo-gotico. Meno originale la scultura emiliana che si avvale di apporti
lombardi e veneti nel Trecento e Toscani nel Quattrocento.
In architettura, dopo una serie di esempi ibridi toscano-padani, si affermò il
linguaggi rinascimentale che fiorì anche nella pittura, specie a Ferrara, sede
della corte estense. Dai soggiorni ferraresi di Pisanello (1431-48), Jacopo
Bellini (1441) e soprattutto Mantegna , Rogier van der Weyden e Piero della
Francesca (1449-51 circa) traggono stimoli i grandi ferraresi del Quattrocento:
Cosmè Tura, Cossa ed Ercole de' Roberti, che avviarono la città a diventare
uno dei maggiori centri pittorici d'Italia. Verso il 1470 la scuola ferrarese si
trasferì a Bologna, dove tra il Quattro e il Cinquecento si formò una scuola
legata all'idealismo umbro-veneto con influenza sul resto dell'Emilia. Nella
prima metà del sec. XVI, mentre a Ferrara Dosso Dossi risentiva direttamente
dell'esempio giorgionesco, a Parma il Correggio innestava la tradizione
illusionistica del Mantegna sugli esempi romani, anticipando il Barocco, e il
Parmigianino, di ritorno da Roma dopo il sacco del 1527, realizzava una delle
esperienze basilari del manierismo. Bruciata rapidamente l'esperienza
manieristica (Pellegrini, Primaticcio e Niccolò dell'Abate a Bologna; Lelio
Orsi a Reggio Emilia; tra gli altri), verso il 1580 i bolognesi Agostino,
Annibale e Ludovico Carracci, con la fondazione dell'Accademia bolognese,
avviarono il superamento dell'eclettismo e del manierismo e posero le basi della
pittura barocca. Da questo momento la storia della scuola emiliana si fonde con
quella della scuola bolognese.
DA
VEDERE Simbolo del comune vincolo agricolo che
tradizionalmente legava la popolazione al territorio è il Plaustro, un grande
carro a quattro ruote (raramente a due), dipinto a fiori con colori vivacissimi
in Romagna e con immagini sacre (S. Antonio; la Madonna del Fuoco, venerata a
Forlì; S. Giorgio che uccide il drago; ecc.), è invece prevalentemente
scolpito in Emilia, dove la Madonna di S. Luca, venerata a Bologna, trionfa
sulla parte anteriore del carro. Esemplari di plaustri si trovano nel ricco
Museo Etnografico di Forlì. Nei giorni dell'Ascensione a Bologna si festeggia
la Madonna di S. Luca, con l'esposizione della statua della Vergine nella
cattedrale e in S. Petronio prima di riportarla al santuario distante circa tre
chilometri dal centro cittadino. In tutta la Romagna sono ancora vive le
tradizioni legate al fuoco: il 4 febbraio migliaia di fugarèn si
accendono in tutta la campagna e l'antica usanza propiziatoria (di origine
pagana) è intesa ormai come una celebrazione in onore della Madonna. In questi
ultimi anni ha acquisito popolarità il Carnevale di Cento (FE), mentre
conservano caratteri più tipici i festeggiamenti di Forlimpopoli dove un
fantoccio, al culmine delle celebrazioni, viene tagliato a metà per lasciar
cadere a profusione, come da una cornucopia, dolciumi e frutta secca. In
settembre a Bertinoro (FO) c'è la Festa dell'Ospitalità che fa rivivere usi e
costumi medioevali. A Faenza (RA) il 29 giugno con l'apertura della fiera,
inizia anche la stagione teatrale con la rievocazione del palio del Niballo in
costumi rinascimentali e un torneo, tra i rappresentanti dei cinque rioni, che
si svolge dal 12 giugno al 10 luglio. Ricca di significato anche la celebrazione
che si svolge ogni anno a Ravenna, con l'offerta per la lampada votiva del
monumento funebre di Dante dell'olio delle colline toscane recato dal sindaco di
Firenze e dai valletti comunali in costume, ricambiando la visita del sindaco di
Ravenna a Firenze della fine di maggio, mese in cui nacque il Poeta.
GASTRONOMIA
Il piatto comune della regione è la sfoglia che si usa ancora preparare
a mano lavorando a lungo farina di grano e uova. Viene poi ridotta in
tagliatelle, maltagliati, tagliolini oppure a quadrati o losanghe che vengono
poi farciti con ripieni diversi che danno forma agli anulen (Parma e
Piacenza), cappelletti (Ferrara, Ravenna, Forlì), tortellini e lasagne
(Bologna), ravioli (Modena), ecc. L'Emilia è inoltre famosa per i salumi, fra
cui la Coppa di Piacenza; il fiorettino e lo zucco di Reggio,
lo zampone di Modena; Bologna vanta il petto di tacchino farcito e la
mortadella, Parma il prosciutto e Zibello il culatello. Il formaggio grana è un
altro vanto dell'Emilia nato a cavallo delle province di Reggio e Parma. La
Romagna sfrutta invece i più semplici prodotti dell'Appennino e del mare:
pesce, frutti di mare, pollo, selvaggina, salsicce e verdure. Caratteristica la piada,
che si cuoce al fuoco di legna su una lastra refrattaria: è una schiacciata di
pane azzimo che accompagna l'affettato e i saporiti formaggi di montagna. Il
pesce tuttavia è il protagonista della cucina romagnola: dal brodetto alla
zuppa di cozze, dalle anguille di Comacchio ai fritti di calamaretti, seppie e
triglie. Fra i dolci tipici: la ciambella di Bologna, le sfrappe e le piade
dei morti. Tra i vini si distaccano il lambrusco, il sangiovese e l'albana.
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