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RIMINI IN
PILLOLE
DATI
Capoluogo dell'omonima provincia, comune di 134,56 km2 con 130.700 abitanti, a 5
metri sul livello del mare.
Posta alla foce del fiume Marecchia,
alla destra del quale è riconoscibile il nucleo urbano originario,
caratterizzato dalla struttura irregolare ma pressoché concentrica del suo
sistema viario e dell'interesse storico e artistico dei suoi monumenti d'età
romana e rinascimentale.
STORIA
Di origine umbro-etrusca, invasa poi dai Galli Senoni (400 a.C., circa) e
divenuta colonia romana nel 268 a.C., Ariminum acquistò grande
importanza come nodo stradale in quanto luogo di incrocio tra le
vie Emilia, Popilia e Flaminia. Favorevole a Mario e Cinna, fu messa a sacco da
Silla; nel 49 a.C. fu il punto di partenza per Giulio Cesare nella sua marcia
verso Roma. Munita di fortificazioni in età augustea, nel 359 d.C. fu sede di
un concilio ecumenico. Con le invasioni barbariche venne occupata da Alarico,
Genserico, Odoacre, Teodorico, assediata da Vitige, difesa da Belisario, presa
nel 549 dai Goti ed infine passò ai Bizantini diventando probabilmente la
capitale della Pentapoli bizantina. Governata dai duchi fino al sec. VIII, fece
parte del territorio donato dai Franchi alla Santa Sede. Libero comune nel
Medioevo, divenne dominio dei Malatesta dal 1295 al 1500, anno in cui il duca
Valentino ne abbatté la signoria. In quel periodo la figura dominante fu
Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468); la corte fu una delle più fiorenti
d'Italia e tra gli artisti ospitati brillò Leon Battista Alberti. Caduto Cesare
Borgia, Sigismondo Malatesta ritornò in città per poco, perché essa fu ceduta
ai Veneziani che in seguito alla sconfitta di Agnadello, nel 1509 la
restituirono alla Chiesa, di cui Rimini seguì poi le sorti fino alla
Rivoluzione francese. Dopo aver fatto parte dei vari Stati sorti dalla bufera
napoleonica (Repubblica Cisalpina, Repubblica Cispadana, Regno d'Italia) alla
Restaurazione del 1815 tornò alla Chiesa. L'anno seguente fu occupata da
Giocchino Murat che vi lanciò il famoso proclama; tornata lo stesso anno al
papato di cui seguì indocilmente il governo (moti di Rimini del 1845), fu
liberata nel 1859 e annessa al Piemonte nel 1860. Subì numerosi bombardamenti
fu gravemente danneggiata durante la II guerra mondiale.
DA
VEDERE La città romana aveva perimetro irregolare, pur con
le strade ordinate ortogonalmente, in buona parte ricalcate dalle vie attuali. I
monumenti architettonici meglio conservati sono l'arco di Augusto (foto a
destra) del 27 a.C., interessante documento del classicismo augusteo, e il ponte
di Tiberio sulla Marecchia, tuttora adibito al traffico. La documentazione di
Rimini romana è ricca anche per quanto riguarda la topografia (anfiteatro
foto in alto a sinistra, teatro, case con pregevoli mosaici) e per i reperti
provenienti dalla città e dalle necropoli, raccolti nel Museo locale. I
principali monumenti medievali sono il palazzo dell'Arengo (1204), il palazzo
del Podestà (1334) e la chiesa di S. Agostino (1247,
Sigismondo foto in basso a sinistra (1446, su disegno dello stesso
Sigismondo Malatesta che si servì della consulenza di Filippo Brunelleschi) e
il Tempio Malatestiano, uno dei principali monumenti del Rinascimento italiano:
chiesa romanica fondata dai francescani nel sec. XIII (S. Francesco), venne
trasformato (1447-60) per volere di Sigismondo che affidò i lavori di
rinnovamento esterno a Leon Battista Alberti e quelli dell'interno a Matteo de'
Pasti. La facciata, rimasta incompiuta nella parte superiore e nel rivestimento,
si ispira agli archi trionfali romani. L'interno, a una navata fiancheggiata da
cappelle, conserva l'impianto gotico: la decorazione plastica è dovuta in gran
parte ad Agostino di Duccio (arca degli Antenati, bassorilievi nella cappella
delle Arti Liberali) e a Matteo de' Pasti (tomba di Isotta degli Atti).
Notevolissimi anche un Crocifisso di Giotto e l'affresco di Piero della
Francesca raffigurante Sigismondo Malatesta inginocchiato davanti a S.
Sigismondo. Di età barocca sono il Palazzo Comunale (1687) e la chiesa di S.
Antonio, entrambe opere del Carampi; neoclassico è invece il Teatro Comunale (L.
Poletti, 1857). Dal 1870 Rimini ha conosciuto una grande espansione urbana come
centro turistico. La Pinacoteca Comunale raccoglie, tra l'altro, dipinti di G.
Bellini, D. Ghirlandaio, ecc. e notevoli testimonianze della scuola rimines.
Nella Biblioteca Gambalunghiana sono conservati fondi di manoscritti medievali e
rinascimentali e una ricca collezione musicale.
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