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RAVENNA IN
PILLOLE
DATI
Capoluogo dell'omonima provincia, comune di 659,97 km2 con 136.200
abitanti, a 4 metri sul livello del mare.
Nell'attuale impianto urbanistico si
distingue nettamente il nucleo originario, ancora parzialmente racchiuso entro
la cinta muraria medievale, dai quartieri più recenti sorti tutto intorno. Il
territorio comunale, vastissimo, comprende anche i centri di Classe, alla destra
dei Fiumi Uniti e al margine della Pineta di Classe, Porto Corsini e Marina di
Ravenna, separati dalla foce in mare del canale Corsini (lungo 11 km, collega
Ravenna con il mare), Casal Borsetti-Primaro e Punta Marina.
STORIA
Probabilmente di origine umbra, nonostante l'etimo etrusco, in epoca romana fu
municipio incluso, con Silla, nella Gallia Cisalpina. Passaggio obbligato tra
l'Italia continentale e peninsulare, quasi imprendibile in caso di assedio perché
circondata da paludi e di facile rifornimento dal mare, divenne un fiorente
emporio commerciale e una solida piazzaforte militare. Qui Cesare raccolse i
suoi soldati prima di cominciare la guerra civile del 49 a.C. e Augusto vi
stabilì la sede della grande flotta destinata alla difesa del Mediterraneo
orientale. A tale scopo fondò il porto di Classe, congiungendolo a quello
precedente con la Fossa Augusta. Tiberio la fortificò con una nuova cinta di
mura. Tante cure la trasformarono nel centro più importante dell'Emilia e
l'avviarono verso il periodo di maggior splendore: il basso Impero. Nel 402
Onorio, sotto la minaccia dell'invasione di Alarico, vi trasferì da Milano la
residenza imperiale, ne consolidò le difese e, col concorso della sorella Galla
Placidia, ne curò l'aspetto urbano. Sorse allora il primo nucleo dei suoi
celebri monumenti. Tra le sue mura l'ultimo imperatore d'Occidente, Romolo
Augustolo, fu catturato e deposto (476) da Odoacre, che vi si stabilì. A sua
volta, a Ravenna, dovette arrendersi a Teodorico (493), il quale, mantenendovi
la capitale, ne favorì lo sviluppo. Fu poi coinvolta nella guerra tra
l'imperatore Giustiniano e gli Ostrogoti per il dominio sull'Italia:
riconquistata all'imperatore da Belisario contro Vitige (540), divenne la base
più importante delle sue operazioni e di quelle del suo successore, Narsete.
Giustiniano, con la Prammatica sanzione (554), la creò sede del
prefetto, suo rappresentante in Italia. Il periodo di pace e le rinnovate
funzioni di capitale riportarono floridezza e splendore alla città. Per la
terza volta sorsero superbi edifici. L'invasione dei Longobardi provocò guerre
e decadenza.
Essi ne tentarono più volte la conquista poiché ostacolava l'espansione verso
sud e le comunicazioni con i ducati di Spoleto e di Benevento. Il popolo,
oppresso e mal protetto nei propri interessi, insorse più volte. In seguito
all'Editto (726) da parte di Leone III l'Isaurico, il Papato (Gregorio II)
alimentò la rivolta del popolo e distrusse la flotta bizantina. L'intervento
del papa allargò e prolungò la lotta con alterne vicende, finché la città fu
occupata da Astolfo ((751). La sua caduta e la donazione al papa (756), imposta
da Pipino re dei Franchi, segnarono il passaggio di diritto della città
dall'Impero alla Chiesa, passaggio contestato dagli arcivescovi che,
rivendicando l'eredità di Bisanzio, ne pretendevano il dominio. Quando la lotta
per le investiture si spense, la loro posizione si indebolì e dovettero
riconciliarsi con la Santa Sede (sec. XII). Sul finire del sec. XIII vi si
affermò la signoria dei da Polenta, nel 1441 passò sotto il dominio diretto di
Venezia, per ritornare alla Chiesa nel 1509. In seguito alla battaglia del 1512
fu saccheggiata e quasi distrutta dai Francesi. Le bonifiche del cardinale
Alberoni (sec. XVIII) le recarono un breve sollievo. Durante il periodo
napoleonico (1801-13) fece parte del dipartimento del Rubicone.
Fu poi teatro di moti antipapali nel 1831 e nel 1848-49. Il 13 giugno 1859
insorse e proclamò l'annessione al Piemonte, sancita con decreto reale nel
1860. Nel giugno 1914 il popolo ravennate fu tra i protagonisti della
"settimana rossa" e qualche mese dopo promosse clamorose dimostrazioni
contro la partecipazione italiana alla I guerra mondiale. Bombardata dagli
idrovolanti austriaci, sconvolta, dopo il 1923, dallo squadrismo fascista che
riuscì a chiudere le numerose cooperative, la città, durante la Resistenza, fu
al centro di una strenua lotta antifascista sostenuta dalle formazioni
garibaldine.
Ravenna fu liberata il 4 dicembre 1944 da forze partigiane appoggiate dalle
truppe alleate.
DA
VEDERE All'inizio dell'Impero sembra che Ravenna fosse
costituita da un abitato
bicentrico. Il settore civile, costruito su palafitte e attraversato da canali,
è riconoscibile nella pianta a scacchiera; l'elemento più sicuro è la Porta
Aurea del 43 d.C., distrutta nel 1582. Il settore militare, bassa calotta
monolitica, simile ai modelli barbarici della regione illirica. Agli anni
525-547 risale S. Vitale, massimo monumento cittadino, a pianta ottagonale, con
nartece absidato e abside centrale affiancata da due absidiole (protesis
e diaconicon). L'interno, a peribolo con esedre a due piani, è ornato di
mosaici di gusto bizantino nell'abside e nel presbiterio, con Cristo in maestà
e il corteo di Giustiniano e Teodora; notevoli anche i capitelli a pulvino. S.
Apollinare in Classe (549) costituisce un'atra grande testimonianza della
fioritura artistica di questi secoli. Nel solenne interno basilicale, l'abside
è decorata di mosaici (sec. VI-VII). Ai sec. IX e X risalgono vari campanili
cilindrici, alleggeriti dall'uso di monofore, bifore, trifore (S. Apollinare
Nuovo, S. Apollinare in Classe). In epoca romanico-gotica l'attività edilizia
fu dovuta agli ordini religiosi (S. Maria in Porto Fuori, sec. XI; S. Chiara,
sec. XII). Di epoca rinascimentale sono il Palazzo Comunale, il palazzetto
Veneto, la Loggia del Giardino, S. Agata Maggiore (ricostruita su un edificio
del sec. V), S. Maria in Porto (1533), che conserva tele dello Scarsellino e di
Palma il Giovane. Secentesche sono S. Giovanni Battista e S. Maria Maggiore (su
una costruzione del sec. VI). Il sepolcro di Dante fu innalzato nel 1780 da C.
Morigia. Al Museo Archeologico Nazionale si trovano sarcofagi, stele di marinai
della flotta, resti della Porta Aurea, bronzi. Il Museo Arcivescovile
conserva, oltre a mosaici del sec. VI, la famosa cattedra di Massimiano in
avorio (sec. VI).
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