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MODENA IN PILLOLE

DATI  Capoluogo dell'omonima provincia, comune di 183,63 km2 con 183.400 abitanti a 34 metri sul livello del mare. Nella foto a destra il Duomo e il Palazzo Comunale.

Il nucleo originario si formò in età medievale, probabilmente attorno alla chiesa eretta sulla tomba del vescovo S. Geminiano nella necropoli a nord-ovest della città romana di Mutina; era cinto da mura pentagonali e intersecato dalla via Emilia. In età rinascimentale ebbe luogo un ampliamento dell'abitato verso nord (la cosiddetta Addizione Erculea), voluto da Ercole II d'Este nel 1551, che rafforzò il sistema difensivo urbano con robusti bastioni. Nel suo complesso l'opera riformatrice estense portò una maggiore razionalità alla pianta urbana. Con l'unificazione italiana iniziò un incremento demografico che estese l'abitato rapidamente al di fuori della cinta muraria, che all'inizio del Novecento venne abbattuta per far posto ad ampi viali alberati di circonvallazione.

STORIA  Dopo che nel territorio modenese abitarono gli Etruschi e i Galli Boi (sec. IV a.C.), l'antica Mutina divenne nel 183 a.C. colonia romana ascritta alla tribù Pollia. Continuamente turbata dalle scorrerie dei Galli Boi e dei Liguri Friniati e dalle guerre civili (nel 78 a.C. Pompeo vi sconfisse Bruto, nel 72 a.C. vide le lotte tra Spartaco e Cassio e nel 43 d.C. fu teatro dell'assedio posto da Antonio a Decimo Bruto), nel sec. II d.C. divenne municipio. Le distruzioni provocate dalla guerra di Costantino contro Massenzio (312), i saccheggi di Odoacre e di Attila e alcune calamità naturali le furono però fatali e Modena, al tempo di Liutprando, fu abbandonata dagli abitanti che si trasferirono nella vicina Cittanova. La nuova Modena risorse però a opera del clero rimasto a custodire la basilica del patrono San Geminiano e nell'891 fu cinta da mura dal vescovo Leodoino. Divenuta libero comune, partecipò alla Lega Lombarda e, dopo la Pace di Costanza (1183), raggiunse una certa floridezza. Minacciata dalle mire dei vicini centri di Reggio e di Bologna, cercò protezione presso gli Svevi, ma la sconfitta subita da questi a Fossalta (1249) la costrinse a una pace umiliante con Bologna. Espulsi nel 1264 i ghibellini, i guelfi diedero la città (1288) in signoria ad Obizzo II d'Este, marchese di Ferrara, ma nè costui, nè il suo successore, Azzo VIII, poterono sedare le discordie e il malcontento interno che, nel 1306, sfociarono in un'insurrezione che portò a un governo repubblicano. Nel 1312 Modena passò a Rinaldo detto Passerino Bonacolsi, signore di Mantova, nel 1318 a Francesco Pico della Mirandola e nel 1327 al papa; nel 1336 tornarono gli Estensi, di cui la città seguì le sorti quasi ininterrottamente fino all'occupazione francese del 1796, quando Napoleone Bonaparte decretò l'annessione del ducato di Modena e Reggio alla Repubblica Cispadana prima, alla Cisalpina poi e infine al Regno d'Italia (1805),

DA VEDERE  Il monumento principale della città è il duomo (foto in alto a destra), splendido esempio di architettura romanica. fu costruito, sul luogo di una precedente basilica consacrata a S. Geminiano, dall'architetto Lanfranco, coadiuvato dallo scultore Wiligelmo, tra il 1099 e il 1120; dal 1160 al 1322 vi furono attivi, di padre in figlio, i Maestri Campionesi (il limite ultimo della loro presenza si riferisce al completamento della torre campanaria, la famosa Ghirlandina, nel 1319, e alla costruzione del pulpito nel 1322). A maestranze tardocampionesi (sec. XV) si deve la sostituzione della copertura a capriate con quella a volte. Nella facciata tripartita, il grande rosone gotico e i due portali laterali sono di Anselmo da Campione (fine sec. XII); il portale mediano, detto Porta Maggiore, è decorato con rilievi di Wiligelmo, al quale si devono anche quelli, sempre sulla fronte, con Storie della Genesi. Sul fianco destro, il Portale dei Principi e la Porta Regia recano, rispettivamente, sculture della scuola di Wiligelmo e dei Campionesi; i notevoli rilievi della Porta della Pescheria, sul fianco sinistro, sono di un seguace di Wiligelmo (1120-30, circa). All'interno del duomo, a tre navate e tre absidi) si segnalano gli stalli del coro, una pala di Dosso dossi e un gruppo in terracotta; di Anselmo da Campione è il pontile sopra la cripta che congiunge la navata centrale al presbiterio. Il museo Lapidario del duomo conserva interessanti sculture e lapidi romane, medievali e romaniche; notevoli otto metope provenienti dall'esterno della cattedrale. Gotica è la chiesa monastica di S. Francesco (1244, restaurata nel 1828) a tre navate e a tre absidi di forma poligonale, che conserva all'interno una Deposizione in terracotta dello scultore A. Begarelli. In forme rinascimentali fu costruita l'antica chiesa di S. Pietro, con facciata in cotto, che possiede dipinti del Romanino, di F. Bianchi Ferrari, di D.  Dossi, e sculture di A. Begarelli. Della fine del Cinquecento è la chiesa di S. Filippo Neri; nel sec. XVII furono costruite le chiese di S. Biagio (molto belli gli affreschi all'interno) e di S. Agostino (fondata nel sec. XIV). Originali del Seicento sono le chiese di S. Bartolomeo (1607; facciata del 1727; all'interno opere di A. Pozzo, G. Crespi, A. Pomarancio e altri), di S. Vincenzo (1617; facciata del 1761) e di S. Giorgio (1647). Al sec. XVIII risalgono la ricostruzione della chiesa di S. Domenico (1708-31) e l'edificazione delle chiese di S. Maria Pomposa (1717-19) e di S. Giovanni Battista (1799). Tra gli edifici civili notevoli sono i rinascimentali palazzi Ghisellini e Ferrari-Moreni; il Palazzo Ducale (foto a sinistra), 1634; il Palazzo Comunale, di fondazione medievale, ma ricostruito nei sec. XVII-XVIII; l'Ospedale Civile, 1753; il Collegio di S. Carlo, 1664; l'Università, 1774. Il grandioso Palazzo dei musei ospita tra l'altro la Galleria Estense (opere delle scuole emiliana e veneta; dipinti fiamminghi, tedeschi e francesi dei sec. XV-XVI), il Museo Estense (sculture in terracotta e in marmo; avori, ceramiche, cristalli, vetri; ricca collezione di medaglie del Pisanello), il Museo Civico, la Galleria Campori, il Museo Lapidario (diviso in due sezioni: greco-romana e medievale-moderna), il Museo del risorgimento, la Biblioteca Estense, che conserva tra l'altro la famosa Bibbia di Borso d'Este adorna di preziose miniature.