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FERRARA IN PILLOLE   

DATI  Capoluogo della omonima provincia, comune di 404,35 km2 con 140.800 abitanti, a 9 metri sul livello del mare.

Con il sec. XIX si svilupparono a sud della città rinascimentale i popolari borghi di San Luca, San Giorgio, Quacchio e Porta Mare. Negli ultimi decenni l'abitato si è sviluppato prevalentemente verso nord-ovest, dove tende a raccordarsi con il centro industriale satellite di Pontelagoscuro, sorto nel territorio comunale di Ferrara come sua gemmazione portuale sul Po, ma anche in altre direzioni, specialmente lungo le principali direttrici del traffico.

STORIA  Di origine incerta, pare abbia assunto il nome attuale soltanto nel Medioevo. E' comunque menzionata per la prima volta nel sec. VIII, quando i Longobardi la conquistarono all'Esarcato bizantino di cui aveva fato parte. Passata quindi ai pontefici, venne concessa da papa Giovanni XV al marchese Tedaldo di Canossa (986) e successivamente, nel corso delle ltte per le investiture fu tenacemente contesa dalle due parti in conflitto mentre si delineavano le prime manifestazioni di un'autonomia cittadina destinata a realizzarsi in un governo comunale nel sec. XI. Travagliata dalle continue lotte tra le fazioni degli Adelardi (guelfi) e dei Salinguerra e Torelli (ghibellini), dopo un breve periodo di asservimento a Federico Barbarossa seguì la parte guelfa finché con il matrimonio di Azzo VI con l'ultima erede degli Adelardi entrò nell'orbita degli Estensi. Essi sconfissero gli avversari grazie all'aiuto di Venezia (1240) e pervennero così alla signoria della città con Obizzo II (1264). Spesso in contrasto tra loro e con la Chiesa, dovettero però lasciare il potere ai legati pontifici dal 1308 al 1317 e solo nel 1332 videro la loro autorità ufficialmente riconosciuta anche dal papa. Da allora il governo estense durò indiscusso per quasi tre secoli coincidendo con il periodo di maggiore prosperità civile ed economica della città. Dal 1482 al 1484 si svolse la guerra di Ferrara per la quale Ercole I dovette rinunciare al Polesine. Superate gravissime situazioni con Alfonso I, lo splendore della città si avviò al suo tramonto con Alfonso II che, morendo senza eredi legittimi (1597), fu costretto a lasciare al papa il ducato. Governata dai cardinali legati, Ferrara decadde allora gravemente: solo con il cardinale Carafa si ebbe qualche timido segno di ripresa. L'occupazione della città da parte delle truppe francesi (1796) suscitò quindi prevalenti consensi (ma nel contado non mancarono violenti contrasti) soprattutto quando nel 1801 fu aggregata al Regno Italico e fatta capoluogo del Basso Po. Ritornata sotto il governo pontificio in forza del Congresso di Vienna, durante il Risorgimento fu teatro di numerose sommosse e fermenti patriottici.

DA VEDERE  La città si sviluppò a partire dal sec. VIII sulla riva sinistra del Po di Volano con le vie longitudinali parallele al fiume (via Ripagrande, via dei Sabbioni). Nei sec. XII-XIII, con la costruzione del duomo si formò una rete viaria convergente verso la piazza della cattedrale, dove si stabilì il mercato. I magazzini e le sedi delle corporazioni occuparono il fianco meridionale della chiesa, mentre di fronte alla facciata sorse, come dimora degli Estensi, il palazzo del Comune. Con la costruzione del Castello Estense (dal 1385), l'Addizione Adelarda e l'Addizione di Borso (1451, intorno a via della Ghiara) la città si estese ulteriormente ad ovest e ad est. Tra il 1471 e il 1505 il duca Ercole I attuò, su piani dell'architetto e urbanista ferrarese Biagio Rossetti, il raddoppio dell'area urbana (Addizione Erculea), a nord del nucleo più antico. Sul luogo delle mura settentrionali venne aperto il corso della Giovecca, che con il suo prolungamento (l'attuale via Cavour) fece da cerniera tra la vecchia e la nuova città. La nuova Ferrara di Biagio Rossetti venne giustamente considerata il primo esempio in Europa di urbanistica moderna. L'attività edilizia più recente si è rivolta soprattutto fuori le mura, per salvaguardare il centro storico dalla speculazione edilizia.

La cattedrale, iniziata nel 1135 in forme romaniche emiliane, fu compiuta nel sec. XIII in forme gotiche; a questo periodo risalgono le loggette e le tre cuspidi di uguale altezza che caratterizzano la facciata. Le sculture del portale (1135) sono firmate da Niccolò, il maggiore scultore romanico dopo Wiligelmo. L'imponente campanile classicheggiante e l'arco del Cavallo nel vicino palazzo del Comune (1451, circa) sono considerate opere di Leon Battista Alberti.Il Castello Estense, iniziato nel 1385, ha pianta quadrilatera con 4 grosse torri angolari ed è circondato da un fossato. Soto Lionello I (1441-50) a Ferrara lavorarono Jacopo Bellini, Piero della Francesca, Andrea Mantegna, Rogier van der Weyden e, a più riprese, Pisanello. Da queste presenze trasse origine la scuola pittorica nota come scuola ferrarese, fiorita negli anni della signoria di Borso (1450-71) con i pittori Galasso, M. Pannonio, Cosmè Tura, Lorenzo e Cristoforo Canozi da Lendinara, Francesco del Cossa. Ne è splendida testimonianza la decorazione ad affresco, eseguita da F. del Cossa ed E. de' Roberti, della Sala dei Mesi del palazzo Schifanoia, iniziato nel 1391 e compiuto nel 1470 dal Rossetti e da P. Benvenuti. Nell'ultimo quarto del sec. XV e nel primo Cinquecento sotto Ercole I d'Este, Ferrara conobbe il momento di massimo spplendore con la realizzazione, ad opera di Rossetti dell'Addizione Erculea e di numerosi edifici civili e religiosi (palazzo di Ludovico il Moro, palazzo dei Diamanti, S. Benedetto, S. Francesco, S. Maria in Vado, S. Cristoforo alla Certosa). Sotto Alfonso I (1505-34) continuò l'attività edilizia (palazzo Rovella), mentre la scuola pittorica si rinnovava con Dosso Dossi, l'Ortolano, il Garofalo. Ercole II diede poi grande impulso alla produzione di arazzi con l'apertura dell'arazzeria di corte, portata a grande notorietà da Giovanni e Nicola Karcher, che operò su cartoni disegnati da Giulio Romano, dal Garofalo, dal Pordenone ed altri. Con la morte di Alfonso II (1597) e con la successiva annessione da parte dello Stato Pontificio (1598) ebbe inizio la decadenza della città, che riacquistò importanza sul piano culturale solo nel Novecento, e in particolare negli anni 1915-17, con l'attività dei pittori metafisici Savinio, Carrà e De Chirico e gli esordi del pittore ferrarese Filippo De Pisis.

Il Museo della Cattedrale conserva una Madonna di Jacopo della Quercia, le formelle romaniche con i Mesi di un maestro antelamico provenienti da un portale demolito, e le ante dell'organo dipinte nel 1469 da Cosmè Tura con l'Annunciazione all'interno e S. Giorgio e il drago all'esterno. La Pinacoteca Comunale, che ha sede nel palazzo dei Diamanti, raccoglie dipinti di scuola ferrarese del Quattrocento (Storiette di S. Maurelio, del Tura; S. Girolamo, del Cossa) e del Cinquecento (polittico di Dosso Dossi); una sezione è dedicata al pittore ferrarese Giovanni Boldini. Nel palazzo di Ludovico il Moro è sistemato il Museo Archeologico Nazionale, che raccoglie il materiale (soprattutto ceramiche greche ed etrusche) proveniente dalla città etrusca di Spina presso Comacchio (sec. VI-III a.C.), le cui necropoli (Valle Trebba e Valle Pega) sono molto importanti per la conoscenza della ceramica greca dei sec. VI e V.

La Biblioteca Comunale Ariostea, creata dal comune nel 1747 per sopperire ai bisogni della locale Università e arricchitasi con l'accessione di varie raccolte private (la raccolta Bentivoglio, acquistata nel 1750, è tra le più importanti), fu aperta al pubblico nel 1753. Possiede attualmente oltre 2.500 manoscritti e circa 160.000 volumi; sono celebri le sue collezioni di edizioni del Savonarola e dell'Ariosto.