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LA CAMPANIA IN
PILLOLE

Per conoscere tutto di una zona
della Campania, scegline una dall'elenco di sinistra.
DATI
Estensione: 13.595 km2; abitanti: 5.788.000; province:
Avellino, Benevento, Caserta, Napoli, Salerno; capoluogo: Napoli.
Il termine Campania, usato in età classica a
designare la fascia costiera tirrenica a sud del Lazio, cadde in disuso nel
Medioevo, pur conservandosi vivo nell'uso letterario, e fu ripreso
nell'Ottocento come nome ufficiale di una regione i cui confini (se si escludono
brevi tratti corrispondenti al corso dei fiumi Garigliano, Volturno, Ofanto e
Calore) sono interamente convenzionali.
STORIA
I reperti più antichi della regione provengono dall'isola di Capri, dove è
stato rinvenuto un giacimento del Paleolitico inferiore. Numerosi i ritrovamenti
in varie grotte costiere, tra i quali una mandibola di un bambino neandarteliano
di circa 4 anni di età al riparo del Molare. A Capri la Grotta delle Felci ha
restituito notevoli prodotti ceramici neolitici. Alcuni importanti abitati
dell'antica e media Età del Bronzo, come Palma Campania e La Starza, presentano
evidenti tracce di una fine improvvisa, dovuta a una periodica attività
vulcanica. Il nome Campania compare già in età antichissime (sec. V-IV a.C.) a
designare il fertile territorio pianeggiante intorno a Capua (ager campanus)
bagnato dal mar Tirreno e delimitato dal monte Massico, dal subappennino e dalla
Penisola Sorrentina. Nel sec. VIII a.C. giunsero i coloni greci sulla costa; in
seguito gli Etruschi, che nel sec. VI si stabilirono nell'entroterra. Dopo la
decisiva sconfitta da questi subita a Cuma nel 474 a.C. a opera dei Greci,
giunsero i Sanniti, che assimilarono usi e costumi etruschi. Seguirono i Romani
(sec. IV a.C.), la cui pacifica dominazione durò sette secoli e fu raramente
turbata; a loro si devono importanti opere pubbliche. Nel 90-89 a.C. fu concessa
la cittadinanza romana. Nell'ordinamento augusteo la Campania felix fu
compresa nella prima regione che, col nome di Latium Campania,
abbracciava anche il Sannio occidentale, il paese dei Picentini e il territorio
dal Garigliano al Tevere.
La
Campania fu sconvolta dagli avvenimenti che seguirono la caduta dell'Impero
Romano d'Occidente (476 d.C.), con le successive occupazioni da parte degli
Eruli prima, dei Goti e dei Bizantini poi, conservando tuttavia l'unità
amministrativa ereditata dai Romani. Seguirono i Longobardi (sec. VI), i ducati
di Salerno, Benevento e Capua, trasformati più tardi in principati. Napoli
intanto, sotto la dinastia dei Sergi (sec. IX) raggiunse una posizione di
notevole prestigio. La vita politica e la fiorente attività economica e
commerciale si spostarono verso la Sicilia con l'arrivo dei Normanni che
tendevano ad espandersi verso Oriente (periodo delle Crociate). La Campania,
divisa nei giustizierati di Terra di Lavoro, Ducato di Amalfi e Principato di
Salerno, perse oltre alla sua unità anche autonomia e prestigio entrando nel
sistema amministrativo generale dell'Italia meridionale. Solo Salerno e Napoli
conservarono alcuni privilegi con le concessioni di Tancredi (sec. XII). Sia i
Normanni sia gli Svevi (subentrati a questi nel 1194) lottarono contro ogni
interferenza del papato, i grandi feudatari e le velleità autonomistiche delle
città. Essi costituirono uno Stato che per ordinamento e concezioni fu uno dei
più moderni del tempo. Con la morte di Federico II di Svevia, lotte sanguinose
infransero tragicamente il sogno di dominio dei suoi eredi. Nelle battaglie di
Benevento (1266) e di Tagliacozzo (1268), Manfredi e Corradino (rispettivamente
figlio e nipote di Federico) furono sconfitti a opera di Carlo d'Angiò,
capostipite degli Angioini, che portò la capitale da Palermo a
Napoli nel 1282. Con i suoi eredi, la Campania conobbe un periodo di benessere,
fino alle lotte tra Angioini e Aragonesi, che dominarono la regione dal 1443 al
1504. La discesa di Carlo VIII e l'intervento di Ferdinando di Aragona fecero
della Terra di Lavoro il teatro di continue battaglie, finché la Spagna con la
conquista di Napoli nel 1503 rimase padrona del regno, che a partire dall'anno
seguente fu affidato al governo di un viceré. La situazione interna, prospera
all'inizio, peggiorò a poco a poco con l'indebolimento della Spagna dovuto alle
continue guerre da essa sostenute; il regno oberato di balzelli andò
impoverendosi, generando malcontento negli strati popolari, la cui
manifestazione più clamorosa fu la rivolta del Luglio 1647, guidata da
Masaniello a cui fa riferimento il dipinto riprodotto a destra, conservato
presso il Museo di S. Martino a Napoli. La situazione migliorò
quando, dopo vent'anni di dominio austriaco, la corona passò a Carlo di Borbone
(1734) i cui discendenti regnarono fino al 1860, salvo le due interruzioni del
1799 (Repubblica Partenopea) e del 1806-15 (regni di Giuseppe Bonaparte e
Gioacchino Murat). L'azione riformatrice di Carlo III (1734-59) e del Tanucci
durante la minore età di Ferdinando IV giovarono soprattutto alla Campania,
sede della capitale, che beneficiò anche delle grandiose opere pubbliche
innalzate. Caduto Murat, i Borbone esuli in Sicilia tornarono: essi non seppero
comprendere lo spirito dei tempi nuovi e generarono malcontento. Sorse la
Carboneria, che in Campania trovò ampia diffusione; da Nola partì la
rivoluzione del 1820; nel Cilento si ebbero i moti del 1828 e anche nel 1848 fu
Napoli la Prima città di terraferma che insorse e obbligò Ferdinando II a
concedere la Costituzione, che però ebbe vita breve. La spedizione dei Mille
vide la Campania accogliere trionfalmente Garibaldi, la cui vittoria del
Volturno (ottobre 1860) segnò la fine della dinastia borbonica. Durante la II
guerra mondiale gli Alleati utilizzarono la Campania come loro massima base
logistica in Italia anche dopo che si erano aperti la via di Roma.
ARTE
La Campania è una delle regioni italiane più ricche di testimonianze
archeologiche, che documentano le varie fasi di sviluppo e di civiltà dalla sua
preistoria alle colonizzazioni succedutesi dei Greci, degli Etruschi, dei
Romani. Il passaggio di queste civiltà è attestato in vari centri, specie
quelli che furono sepolti dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. (Ercolano,
Pompei), dove meglio si sono conservate le testimonianze. Le vestigia dell'arte
classica sono documentate in numerosi altri centri, quali Paestum, che,
oltre ai celebri monumenti architettonici, recentemente ha rivelato importanti
opere di pittura greca dei sec. V e III a.C., Napoli, Capua, Cuma, Stabia,
Baia, Nola, ecc. Nell'ambito dell'arte paleocristiana spicca il complesso della
"città santa", di Cimitile presso Nola, che comprende quattro
basilichette del sec. IV, tra cui spicca quella di S. Felice, absidata con
quadriportico, e la basilica nova fondata da Paolino, a tre navate con
abside triconca. In pittura, i mosaici del
battistero di Soter a Napoli e della volta della Cappella di S. Matrona nella
chiesa di S. Prisco a Santa Maria Capua Vetere documentano un'interpretazione
provinciale dei motivi classici. Durante la dominazione longobarda (sec. VII-IX)
l'attività edilizia, certo intensa, è però scarsamente documentata. Del
periodo più antico, corrispondente alla fondazione dei monasteri di s. Vincenzo
al Volturno e di S. Pietro a Benevento e al rifacimento di Montecassino (sec.
VIII), l'edificio supersite più interessante è Santa Sofia di Benevento
(completata nel 762), dall'inconsueta pianta stellare. Per trovare nuove
testimonianze architettoniche bisogna arrivare alle tre basiliche di S. Giovanni
a Corte, S. Salvatore Maggiore a Corte e S. Michele a Corte Capua (sec. X-XI),
che si riallacciano alla tradizione paleocristiana. Più autonoma la pittura,
che negli affreschi di S. Sofia di Benevento (sec. IX-X) e in quelli della
cripta di S. Vincenzo al Volturno nel Molise (sec. IX), caratterizzati da una
grande vivacità di movimento, attesta la presenza di un gusto estraneo alla
tradizione locale e vicino alle forme della pittura carolingia. Assai ricca è
la fioritura artistica nel periodo compreso tra l'invasione normanna e il regno
di Federico II (sec. XI-XIII). In architettura domina la tradizione basilicale
in edifici a tre navate su colonne di spoglio, con atrio e tre absidi
semicircolari, il cui prototipo è la chiesa abbaziale di Montecassino nel
rifacimento dell'abate Desiderio, e da cui dipendono la chiesa del monastero
benedettino di S. Angelo in Formis (pure ricostruita da Desiderio, 1073), le
cattedrali di Salerno (eretta da Roberto il Guiscardo nel 1076-85), di Sessa
Aurunca (1103-13), di Ravello, di Caserta Vecchia (nella foto in alto a
sinistra resti del castello), di Carinola e tutte le maggiori
chiese fino al sec. XIII. L'impianto basilicale e all'esibizione di colonne,
portali classici e frammenti antichi si uniscono, soprattutto in un
secondo tempo, apporti arabo-normanni di origine sicula, come gli archetti
intrecciati e gli archi a ferro di cavallo che si diffondono soprattutto dalla
costiera amalfitana (chiostri del duomo e della chiesa dei Cappuccini
di Amalfi, foto a lato); di S. Domenico a Salerno e di S. Francesco a
Sorrento; cortile di Palazzo Rufolo a Ravello). Da S. Angelo in Formis deriva il
modello dei campanili locali, che nel sec. XIII si arricchiscono di terminazioni
a torricine cilindriche cupolate di derivazione siciliana (campanili di Caserta
Vecchia, Amalfi, Gaeta). L'influenza musulmana, sovrapposta a quella
bizantino-cassinese, è evidente anche nelle decorazioni musive e a tarsie
marmoree di pulpiti, amboni, pavimenti. La decorazione plastica è invece
decisamente classicheggiante, sia per l'imitazione dei modelli tardo-romani, sia
per influenza del classicismo ottoniano-bizantino, sia, dalla seconda metà del
sec. XII, per legami col classicismo provenzale (paliotto
eburneo del duomo di Salerno, sec XI o XII; amboni del duomo di Salerno,
1175 e 1181, foto a destra; porta bronzea del duomo di Benevento; plutei di S.
Restituta a Napoli; sculture della cattedrale di Sessa Aurunca). Ma la tendenza
classicheggiante campana culmina nel classicismo federiciano della prima metà
del Duecento (sculture del Museo Campano di Capua). L'influenza bizantina
è invece esclusiva nel campo della pittura; ne è centro, dal sec. XI,
Montecassino. Gli affreschi delle lunette nell'atrio della chiesa di S. Angelo
in Formis sono opera di un artista bizantino, mentre l'imponente decorazione
pittorica dell'interno, eseguita da maestranze locali, traduce l'aulico
linguaggio bizantino in forme popolareggianti (fine del sec. XI o, secondo
altri, sec. XII inoltrato). Nelle porte bronzee, dapprima eseguite a Bisanzio
(quelle di Montecassino e Amalfi), poi in Italia su schemi bizantini (porte di
Ravello, di Barisano da Trani, 1179), si afferma alla fine un autonomo
linguaggio classicheggiante (porte del duomo di Benevento, inizi del sec. XIII).
L'avvento della dinastia angioina e il diffondersi degli ordini francescano e
domenicano aprono la strada alle influenze gotiche italiane e francesi, mentre
l'attività artistica si accentra sempre di più a Napoli. A partire dal
Trecento, la Campania è ormai una provincia artistica del capoluogo.
DA
VEDERE La religiosità vivace e a tratti paganeggiante del
partenopeo si sfoga nelle numerosissime feste dedicate ai santi patroni: da non
perdere la celebrazione che avviene nel duomo di Napoli per l'annuale
liquefazione del sangue di S. Gennaro. Tra le forme di manifestazione religiosa
a carattere spettacolare vanno ricordate la processione dei Gigli a Nola (sono
portate in processione il giorno di S. Paolino, in giugno, colonne di legno
lavorato alte fino a 30 metri) e la cosiddetta 'ndrezzata, specie di
ballo in cui vengono mimati gli antichi scontri con i Saraceni.
GASTRONOMIA
La cucina della Campania si identifica con quella napoletana, che ha
praticamente soppiantato ovunque le antiche ricette locali. Nel suo insieme la
cucina campana è semplice, ricca di odori: in primo luogo si consumano le
verdure e la frutta, ma anche le carni, il formaggio, il pesce e i frutti di
mare. Napoli e la Campania vantano anche una pregiata produzione di paste
alimentari: anche se gli spaghetti non sono originari di Napoli, col nome di
napoletani si sono diffusi in tutto il mondo, così come la pizza. Non mancano i
piatti dalla preparazione complessa o dalla cottura prolungata, come il ragù,
il fritto misto, il celebre sartù, la zuppa di soffritto, i caniscioni
di verdura, il pignato maretato. Caratterizzano la cucina campana,
oltre alle squisite verdure, soprattutto i formaggi e i dolci. I formaggi più
usati, a pasta filata, entrano nella composizione di molti piatti: mozzarella, burielli,
scamorze, provolone, provole e caciocavallo. Tra i dolci sono da ricordare la
pastiera, i babà, le sfogliatelle, i taralli, le zeppole, i rococò. Notevole
è la produzione vinicola: tra i vini bianchi più conosciuti si possono
ricordare il capri, l'ischia, il Lacrima Christi, l'asprino, il ravello, il
greco di tufo; tra quelli rossi o rosati molto apprezzati sono il falerno, il
gragnano, il ravello, il taurasi, l'aglianico.
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