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SALERNO IN PILLOLE

DATI Comune di 59,22 km2 con 155.480 abitanti.

Della città romana, i cui decumanus maximus e cardo maximus sono ora ricalcati rispettivamente dalle vie  Tasso e dei Canali, sussistono tracce nell'impianto urbanistico del nucleo più antico, sorto ai piedi della collina sulla cui cima sorge il castello fondato dai Romani, ampliato nel periodo longobardo (646-1077) e poi dai Normanni. A esso si appoggiò, risalendo le pendici del colle, la cinta muraria edificata nel sec. XII. Da quell'epoca fino al sec. XIX fu assai modesto l'ampliamento urbanistico, che riprese allora con maggior vigore interessando la fascia costiera della città medievale. E' però solo nel sec XX che Salerno ha conosciuto un enorme e imprevisto sviluppo demografico ed edilizio che in pochi decenni ha quadruplicato l'area edificata.

STORIA  Fondata dai Romani nel 197 a.C., nell'era cristiana fu esposta alle invasioni barbariche penetrate in Campania (particolarmente contesa per il porto) e alle conseguenze della lunga guerra greco-gotica (535-553). Vide avvicendarsi le conquiste di Odoacre (476), Teodorico (493), Belisario, generale di Giustiniano (536), Totila (541) e Narsete (553), successore di Belisario. Da allora, pur essendo retta effettivamente dai vescovi, rimase di diritto sotto la giurisdizione dell'impero d'Oriente fino a quando i Longobardi la incorporarono nel Ducato di Benevento (prima del 649). Essi vi nominarono un gastaldo e ne valorizzarono il porto, tanto che ben presto fiorì per traffici e ricchezze e assurse a tale importanza da mal tollerare la soggezione a Benevento. Dalla conquista del Guiscardo fece parte del regno di Napoli e ne seguì le vicende. Tuttavia conservò per circa un secolo e mezzo un ruolo di primo piano per la floridezza economica, per l'attiva partecipazione agli avvenimenti politici, per le tradizioni civili e culturali. Per una cinquantina d'anni fu anche la capitale dei possedimenti normanni di terraferma, fino a quando Ruggero II li riunì tutti nelle sue mani e, assumendo la corona reale di Sicilia (1130), scelse Palermo come capitale. Al passaggio del regno a Enrico VI di Svevia per il matrimonio con Costanza d'Altavilla, parteggiò per Tancredi di Lecce, pagandone il fio con la distruzione (1194). Sotto gli Svevi, nonostante una breve ripresa al tempo di Manfredi per opera di Giovanni da Procida, incominciò una lenta, ma inesorabile decadenza, che si aggravò con gli Angioini (1266). Due anni dopo il principato di Salerno divenne appannaggio dell'erede al trono. Nel 1442 passò col regno di Napoli sotto gli Aragonesi. Nel frattempo nel 1419 era divenuta feudo di potenti famiglie, tra cui i Sanseverino che risvegliarono la sua economia. Nel 1590 pagando un riscatto cessò di essere feudo. Ostile ai Borboni, aderì alla Repubblica partenopea (1799) e, dopo la Restaurazione, ai moti del Cilento (1828). Fu liberata da Garibaldi il 6 settembre 1860. Nell'ultimo conflitto mondiale, immediatamente dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, subì, con gravi danni, lo sbarco americano. Dal 24 aprile 1944 alla liberazione di Roma (4 giugno 1944) divenne sede del primo governo italiano di unità popolare, presieduto da Badoglio e formato dalla partecipazione dei partiti antifascisti del C.L.N., reso possibile dal cosiddetto Compromesso di Salerno (o Svolta di Salerno), con il quale fu rinviata la soluzione del problema istituzionale alla fine delle ostilità.

ARTE  La topografia della colonia romana (Salernum) è in parte ricostruibile, benché l'intensa vita del centro non abbia consentito che scarse vestigia. Il maggior monumento di Salerno è il duomo, fondato da Roberto il Guiscardo nel 1076-85 in forme romanico-normanne, ma molto trasformato nel sec. XVIII. Il duomo è preceduto da un atrio sovrastato dal bellissimo campanile romanico e cinto da un portico su colonne antiche che reggono archi di tipo arabo; nella facciata dell'atrio, neoclassica, si apre la cosiddetta Porta dei Leoni (sec. XI), mentre la facciata vera e propria dell'edificio conserva la porta di bronzo eseguita a Costantinopoli (1099). All'interno del duomo, a croce latina, con tre grandi absidi, vi sono tracce di mosaici bizantini (sec. XI-XIII), amboni e candelabro pasquale (sec. XI-XII) e notevoli monumenti sepolcrali tra cui quello di Margherita di Durazzo (sec. XV). Di età medievale, ma molto alterati nei secoli, sono l'arco di Arechi (sec. VII), l'acquedotto normanno (sec. XIII), la chiesa del Crocefisso (rimaneggiata nel sec. XVIII), l'Episcopio con sala gotica. Oltre alle chiese barocche di San Giorgio e dell'Addolorata, va ricordata la chiesa dell'Anunziata, opera del Vanvitelli, il cui campanile fu eseguito da F. Sanfelice, autore anche del palazzo Genovesi. Il Museo del Duomo ospita il cosiddetto palliotto di Salerno, costituito da una serie di placchette in avorio eseguite nel sec. XII nell'Italia meridionale, che unisce caratteri romanici e influssi bizantini. Il Museo Provinciale, di carattere prevalentemente archeologico, raccoglie reperti di necropoli italiche, elleniche e romane, sculture e dipinti di scuola napoletana.