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LA CALABRIA IN PILLOLE
Per conoscere tutto di una zona della Calabria, scegline una dall'elenco di sinistra. DATI Estensione: 15.080 km2; abitanti: 2.152.000; province: Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia; capoluogo: Catanzaro. In età classica, allorché la regione era denominata Brutium, il nome Calabria designava il Salento o Penisola Salentina, cioè la parte sud orientale dell'attuale Puglia. Nel sec. VII, durante la dominazione bizantina, il termine Calabria fu trasferito dal Salento al Bruzio e designò dapprima l'intera Penisola Calabra a sud del corso del fiume Sinni, poi il territorio a mezzogiorno del massiccio montuoso del Pollino. In età medioevale fu divisa amministrativamente in Citeriore e Ulteriore, a loro volta variamente suddivise nei vari momenti storici. I termini Citeriore (Cosenza) e Ulteriore (Catanzaro e Reggio) restarono in uso fino agli inizi del Novecento. STORIA
Le più antiche testimonianze della presenza dell'uomo in Calabria sono
state rinvenute nel giacimento di Casella di Maida (Catanzaro). Una tra le più
importanti sequenze preistoriche italiane è stata identificata nella Grotta del
Santuario della Madonna a Praia a Mare con reperti che risalgono ad un periodo
compreso tra il 12.000 a.C. e il sec. III d.C. L'Età del Bronzo vede la
fioritura di alcuni importanti centri, come Torre del Mordillo e Broglio di
Trebisacce. All'Età del Ferro sono databili le necropoli a fossa o a
grotticella artificiale di Torre Galli, Canale Janchina e Francavilla Marittima. Anticamente abitata da gente di stirpe
ligure-iberica, fu successivamente sede di una fiorentissima civiltà originata
dalla migrazione greca che vi si diresse a partire dal sec. VIII a.C. fondando
ricche e prospere colonie. Conquistata poi dai Romani (sec. II a.C.) e passata
ad Annibale nel corso della II guerra punica, dopo la battaglia di Zama fu
nuovamente sottomesa. Presidiata da colonie romane (Crotone e Tempsa, 194
a.C.; Ipornio, 192 a.C.) e attraversata dalla strada Capua-Reggio, che
avrebbe dovuto più facilmente legarla alla capitale, fu nuovamente sconvolta
dall'insurrezione di Spartaco che vi si rifugiò nel 71 a.C. e la percorse in
lungo e in largo arruolando seguaci dappertutto. Prostrata poi dalla malaria e
da una profonda crisi economica aggravatasi alla fine dell'impero, la regione
trovò qualche tranquillità e benessere solo ai tempi di Teodorico (494-526) e
di Cassiodoro, che con Vivarium diede origine a uno dei primi centri
monastici dell'occidente. Passata quindi ai bizantini (guerra greco-gotica,
535-553) e parzialmente occupata dai Longobardi di Benevento e di Salento (sec.
XI), ritornò tutta in mano ai greci per opera di Niceforo Foca, il quale
insieme ai Longobardi scacciò dalla regione anche i Saraceni che a partire
dall'840 vi avevano stabilito numerose basi lungo la costa (Siberene,
l'odierna Santa Severina, Tropea, Amantea, ecc.). Tuttavia il dominio bizantino,
dopo essere stato vanamente attaccato da Ottone II (982), cadde facilmente sotto
i colpi dei Normanni che ne portarono a termine la conquista in soli dieci anni
(1050-60). Il loro governo ordinato e sicuro, la riapertura dei traffici
marittimi e terrestri, l'appoggio alla latinizzazione del clero e al monachesimo
benedettino favorirono una notevole ripresa della regione che continuò poi
anche sotto gli Svevi (1214-66) grazie soprattutto a Federico II. La dominazione
degli Angioini segnò invece un periodo di grande depressione per il diffondersi
del latifondo di tipo feudale e di esose tassazioni che furono continuate
inacerbite anche sotto gli Aragonesi (nella foto a destra il castello
aragonese a Catanzaro). Di qui, perciò, le numerose rivolte fra cui
soprattutto famose quella guidata da Antonio Centiglia (1458-59) e ferocemente
repressa da Ferdindo I d'Aragona e quelle, posteriori, di Tommaso Campanella
(1599) e di Masaniello (1647). Sotto il governo spagnolo, infatti, a causa del
crescente strapotere dei baroni locali, la situazione economica e politica andò
peggiorando e aumentò perciò il malcontento del popolo. Non venne però mai
meno la fede quasi mistica nel Re (visto appunto come supremo difensore nei
confronti dei baroni) e fu probabilmente a essa che in gran parte si dovette il
notevole contributo che i calabresi diedero alle bande legittimiste del
cardinale Ruffo contro le forze della Repubblica Partenopea (1799) e dei
fratelli Bandiera (1844). Notevole, d'altra parte, fu il contributo della
regione ARTE
In Calabria dove erano sempre stati intensi i rapporti con l'oriente greco
(statua del Buon Pastore di Tropea; codex purpureus
del Museo Diocesano di Rossano, del sec. VI), durante l'ultimo periodo della
dominazione bizantina (metà del sec. X - metà del sec. XI) si diffusero gli
eremitaggi (Laure) e monasteri basiliani. Si costruirono chiesette a una
navata con una o tre absidi, chiese a pianta basilicale (quella di Gerace,
consacrata nel 1045) e a croce libera e, soprattutto, piccole chiese in mattoni,
tipiche dell'architettura bizantina del periodo macedone, con pianta quadrata,
tre absidi e cinque cupolette di cui la centrale sorretta da quattro colonne o
pilastri (S. Marco di Rossano, Cattolica di Stilo (foto a destra), S.
Giorgio a San Luca di Aspromonte). Dopo la metà del sec. XI, gli invasori
normanni eressero imponenti torri cilindriche isolate (S. Marco Argentano) e
diffusero forme dell'architettura romanica cluniacense in chiese basilicali a
una o tre navate con transetti absidati e molto sporgenti e presbiterio concluso
da un'abside semicircolare (parte absidale della cattedrale di Gerace; chiese di
S. Maria della Roccella, di S. Giovanni Vecchio a Stilo e di S. DA VEDERE
Numerose le feste religiose, fra cui eccellono quelle dedicate all'Assunta GASTRONOMIA La Calabria, sobria e austera, offre alla gastronomia pochi prodotti, ma tutti di antica qualità: dagli insaccati di maiale (in particolare il capocollo, le salsicce di fegato e le soppressate lagrumuse) alle verdure (peperoni, melanzane, cipolle, olive), alla frutta (agrumi, meloni, fichi), ai pesci (il pesce spada e le trote dei laghetti silani), ai formaggi (butirro rinusu, tuma, impanata, caciocavallo) ai funghi. La cucina calabrese si basa anch'essa su metodi semplici; le cotture sono essenzialmente alla griglia, allo spiedo, al forno. Piati tipici sono la minestra di fave detta fave a macco, le paste alimentari fatte in casa con l'ausilio di un ferro detto firriettu, il riso in tortiera, le lasagne ripiene o sagne chine, la parmigiana di melanzane, la pitta o pizza ripiena, il morseddu; le carni impiegate sono essenzialmente l'agnello, il capretto e il maiale. Particolarmente numerosi e vari i dolci, confezionati specialmente in occasione delle feste, che conservano le più antiche tradizioni calabre, arabe e greche: le scalille o scaledde, le zeppole di San Giuseppe, la cuddura di Capodanno, il ciccio e la pignolata per Pasqua e inoltre cicirata, turtiddi, vecchiarelle, mostacciuoli, taralli, ecc. Non molti i vini, ma generosi: tra i bianchi il greco, il melissa e il melitino, tra i rossi il cerasuolo, il savuto, il pollino e il cirò. |