|
Home Matera e dintorni Potenza e dintorni
| |
LA BASILICATA
IN PILLOLE
Per conoscere tutto di una zona
della Basilicata, scegline una dall'elenco di sinistra.
DATI
Estensione: 9.992 km2; abitanti: 623.000; province:
Potenza, Matera; capoluogo: Potenza.
Il nome, di origine greca, è indicato per la
prima volta in un documento della metà del sec. XII e rimase quasi
costantemente in vigore, ad eccezione di due brevi parentesi nel 1799 e nel 1820
e del periodo tra il 1932 e il 1947, allorché fu sostituito dalla denominazione
di Lucania.
STORIA
La Basilicata, il cui nome deriva dal greco basilikòs, funzionario
bizantino, era originariamente abitata dagli Enotri e fu poi colonizzata dai
greci nelle zone costiere (sec. VII-VI a.C.) e in seguito occupata dai lucani
(sec. V) che si spinsero a est sino al Coscile (Ionio) e a ovest sino a Pissunte
e Lao. Successivamente travagliata da lunghe lotte con Sibari,
Crotone (sec. IV) e Taranto (sec. III) e alleata di Pirro e Annibale durante la
seconda guerra punica, pur di sottrarsi al predominio dei romani, venne infine
conquistata da questi ultimi che più tardi la incorporarono insieme al Bruzio
nella III Regione Augustea. All'inizio del Medioevo, dopo le invasioni di
Visigoti, Goti e Ostrogoti, la regione (mentre si andavano consolidando varie
chiese vescovili) fu per molto tempo contesa tra i Bizantini occupanti la fascia
costiera e i Longobardi attestati all'interno. Nell'847 entrò a far parte del
principato autonomo di Salerno, nato dalla divisione del ducato longobardo di
Benevento, mentre alcuni territori rimanevano ai greci o venivano congiunti alla
Puglia (Melfi, Venosa, ecc.). Occupata quindi dai Normanni (seconda metà del
sec. XI), subì un grave processo di frazionamento a cui venne posto termine
solo intorno al 1130. La regione, comunque, non comprese più tutti i territori
dell'antica Lucania, ma solo quelli dell'odierna Basilicata. Le autonomie locali
furono relativamente rispettate e le condizioni economiche migliorarono
notevolmente malgrado le frequenti lotte intestine e i saccheggi di campagne e
città. In quel periodo la
zona di Vulture e i castelli di Melfi e di Lagopesole costituirono la residenza
estiva di sovrani e nella stesa Melfi, diventata nel 1041 capitale, Federico II
promulgò, circa due secoli (1231), le sue Costitutiones Melfitanee.
Succedutisi quindi nel governo Svevi, Angioini e Aragonesi, il loro dominio fu
essenzialmente caratterizzato da faide e contrasti tra popolo e signori da un
lato e potenti e governo centrale dall'altro. Fu infatti dalla Basilicata che
ebbe inizio la vasta ribellione continentale che durante la guerra del Vespro
vide un folto gruppo di feudatari ghibellini arroccarsi a strenua difesa nel
lagonegrese mentre Ruggero di Lauria teneva in scacco l'avversaria flotta
francese. E fu ancora in Basilicata, del resto, alla morte di Alfonso V il
Magnanimo (1458) nacque e s'accrebbe la famosa Congiura dei Baroni che tanto
gravemente e a lungo mise a repentaglio il governo centrale aragonese. Il
successivo dominio spagnolo, invece, portò un insperato e lungo periodo di
calma, turbato soltanto dalle prevedibili ripercussioni del moto masanielliano
(1647-48). I contrasti per il riscatto dalle servitù feudali, la rapacità dei
nuovi baroni e l'anarchia dei poteri pubblici non impedirono infatti il relativo
mantenimento della pace i cui benefici effetti si rivelarono anche in certo
incremento demografico (111.000 abitanti nel 1500; 196.000 nel 1648) che si
accentuò poi notevolmente nel sec. XVIII. Anche la Basilicata del resto, non
rimase esclusa dal generale moto di rinnovamento culturale e politico di quel
secolo: come Mario Pagano e il vescovo giansenista A. Serrao testimoniarono con
il loro sacrificio al tempo della reazione sanfedista (1799) e come ribadirono
le rivolte "democratiche" che in quegli anni si succedettero un po'
dappertutto. Occupata quindi dalle armi francesi dal 1806 al 1815, dopo la
Restaurazione borbonica, la regione fu fiorentissimo centro di numerose società
segrete la cui azione fu ferocemente combattuta con ogni mezzo. Nel 1848, così,
la concessione dello Statuto cadde in mezzo a una classe politica impreparata ad
accoglierlo ed ugualmente avvenne nel 1860 con la spedizione di Garibaldi. Il
passaggio al nuovo ordine politico amministrativo del Regno d'Italia non migliorò
di molto la situazione; si ebbe anzi il divampare del doloroso fenomeno del
brigantaggio che mise in luce ancora una volta i violenti contrasti sociali che
travagliavano quei luoghi e che non poterono certo essere eliminati dalla dura
repressione del tempo. Nel secondo dopoguerra, nuovi tentativi di risollevare
l'economia della Regione, attuati con la riforma fondiaria e gli interventi
della Cassa per il Mezzogiorno, non hanno però corrisposto alle aspettative.
ARTE
Non si può non iniziare citando i celeberrimi Sassi di Matera
(foto in alto a sinistra), che da pochissimi anni sono stati dichiarati dall'Unesco
Patrimonio dell'Umanità. Prima della conquista normanna, e in parte
anche nel periodo immediatamente successivo è diffusa in Basilicata
l'architettura Bizantina nei suoi diversi tipi (ruderi della chiesa del
Monastero basiliano di Sant'Angelo di Rapano, del sec. X, a una navata con volta
a botte e nicchie laterali, abside semicircolare, cupola su alto tamburo
decorato da archetti; chiese rupestri decorate dai monaci basiliani con
affreschi di derivazione bizantina, presso Matera, nel Vulture, ecc.). Sotto i
Normanni e gli Svevi la Basilicata conobbe un periodo di grande splendore
artistico. I Normanni vi introdussero l'architettura francese cluniacense: il
maggiore esempio è rappresentato dalla grandiosa, incompiuta chiesa nuova
dell'Abbazia della Trinità a Venosa (sec. XI-XII).
Costruita come prolungamento della vecchia chiesa benedettina prenormanna,
presenta una pianta a croce latina con tre navate separate da colonne, ampio
transetto con un'abside per ogni braccio e presbiterio con deambulatorio e tre
cappelle disposte a raggiera. Sul modello di Venosa è il duomo di Acerenza
(sec. XII-XIII), a tre navate su pilastri, transetti absidati e coro con
deambulatorio e tre cappelle radiali. Insieme a queste forme di diretta
derivazione francese ve ne sono altre legate ad esempi orientali (ma forme
analoghe sono caratteristiche anche del Poitou): così la chiesa di Santa Lucia
di Rapolla, a tre navate su pilastri quadrangolari e abside semicircolare: la
navata centrale, voltata a botte, presenta due cupolette ellittiche sulla
seconda e sulla quinta campata e volte a crociera sulle laterali. Influenze
sicule e campane sono riconoscibili nel campanile della cattedrale di Melfi
(l'antica capitale dei Normanni) del 1153. Al maestro Sarolo di Muro Lucano va
ascritto invece un gruppo di chiese con caratteri locali originali, a pianta
basilicale absidata con pilastri quadrangolari (Santa Maria di Pierno, del
1187-97; San Michele di Potenza). Non mancano peraltro gli influssi del romanico
pugliese, particolarmente sensibili alla fine del sec. XII in portali,
campanili, finestre, e nel sec. XIII in interi organismi architettonici
(cattedrale di Rapolla, di Melchiorre di Montalbano, con portale romanico del
1253; duomo di Matera con alta facciata tripartita a salienti, loggette, rosone,
fianchi con archetti e lesene, del 1268-70). Nella prima metà del Duecento
Federico II fece costruire (o ricostruire) numerosi castelli, tra cui è
importante quello di Lagopesole, rettangolare, con torri quadrate, mastio e sale
con volte costolonate di tipo cistercense. In S. Giovanni Battista di Matera
(1204) l'interno a tre navate con volta a crociera e archi ogivali
sviluppa motivi del gotico borgognone. Ma l'architettura gotica nel suo
complesso è scarsa nella Regione. Con l'arrivo degli Angioini il centro si
sposta a Napoli e per la Basilicata inizia un lungo periodo di isolamento e di
decadenza. Le forme gotiche locali sopravvivono fino al '500, quando si
manifesta timidamente il Rinascimento (edifici civili a Tricarico, qualche
castello). Notevole è invece l'architettura barocca, soprattutto religiosa, sia
nel Seicento sia nel Settecento (chiese barocche di Matera, nella foto in
alto a sinistra, la chiesa di S. Francesco); il duomo di Melfi; il duomo
e la chiesa della SS. Trinità di Potenza (nella foto a destra, particolare
dell'interno); chiese a Maratea, Moliterno, Irsina, ecc.).
DA
VEDERE
Notevolissimi i riti della Settimana Santa: a Barile nel Vulture la processione
dei Misteri aperta da tre centurioni a cavallo, che si snoda per cinque km con
tutti i personaggi della Passione con al centro Cristo; caratteristico il
personaggio della zingara adorna di tutti i gioielli che le sono stati prestati
dalle donne del paese. Analoga reliquia vivente del Dramma Sacro si conserva a
Ferrandina; lì come anche a Melfi per S. Antonio da Padova (13 giugno) aveva
luogo lo "scaricavascio" o lo "pizzicantò",
sorta di girotondo eseguito da dieci robusti popolani che ne reggevano sulle
spalle altri dieci e talvolta su questi ancora altrettanti. Il primo e il due
novembre a Matera la credenza popolare vuole che i morti scendano in città
dalle colline del cimitero stringendo nella mano destra un cero acceso; il due
novembre le donne, accovacciate sulle tombe, ripetono il pianto funebre.
Pellegrinaggi famosi hanno luogo al santuario della Vergine sul Monte Pollino, a
Santa Maria delle Fonti (vicino a Tricarico) e a Latronico.
GASTRONOMIA
Assai semplice e sobria presenta molti punti in comune con
quella delle regioni limitrofe, così che, a seconda delle località, si può
parlare di cucina campano-napoletana, pugliese o calabrese piuttosto che di
cucina lucana propriamente detta. Rinomata è la produzione di olive, spesso
utilizzate come semplice companatico. La Basilicata ha in comune con la Puglia
l'uso dei lampasciuli (o vampasciuni o muscari) con i quali
si prepara anche una specie di marmellata. Tra i primi piatti prevalgono le
paste asciutte, di ogni tipo e forma (recchietelle, cioè orecchiette,
fusilli, strascinati, maccheroni a ferretti, ecc.), condite per lo
più con saporiti ragù. Tra i piatti di carne prevalgono quelli a base di
agnello e di interiora, per lo più ovine, come i tipici gnumiriddi o gnumirielli,
o gnumireddi, involtini di frattaglie e budelline di agnello cotti al
forno, allo spiedo o sulla graticola; ottime e rinomatissime le varie qualità
di salsicce (la luganega o lucanica, come dice il nome, è di
antica origine lucana). Comune è l'uso del grano cotto, come piatto quasi
rituale; lo si addolcisce spesso con vino cotto, zucchero, cioccolata, ecc. Tra
i vini il più noto e di gran lunga il più apprezzato è l'Aglianico del
Vulture.
|