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L'ABRUZZO IN PILLOLE

Per conoscere tutto di una zona dell'Abruzzo, scegline una dall'elenco di sinistra.

DATI   Estensione: 10.794 km2; abitanti: 1.262.620; province: Chieti, L'Aquila, Pescara, Teramo; capoluogo: L'Aquila.

Diviso fino al 1927 in tre province, Abruzzo Citeriore, Abruzzo Ulteriore I e Abruzzo Ulteriore II, con capoluoghi rispettivamente Chieti, Teramo e L'Aquila, costituì fino al 1963 un'unica regione con il Molise.

STORIA   I giacimenti di Valle Giumentina, Svolte di Popoli e Madonna del Freddo rappresentano le fasi più antiche della preistoria dell'Abruzzo. Verso la fine dell'ultimo periodo glaciale è testimoniata la presenza in Abruzzo di genti, dedite prevalentemente alla caccia, stanziate sia lungo la fascia costiera sia nella piana del Fucino. Nell'Età del Ferro compaiono le grandi necropoli di Campovalano e Alfedena, in cui le tombe a circolo e i ricchi corredi documentano il formarsi di una stratificazione sociale all'interno delle comunità protostoriche.

L'Abruzzo, sede di numerose popolazioni di stirpe italica (Sabini, Vestini, Marsi, Peligni, Marrucini, Frentani e Sanniti), entrò nell'orbita romana fin dalla seconda guerra sannitica (304 a.C.). Se da un lato l'influenza di Roma stimolò un certo progresso economico, demografico e delle vie di comunicazione, dall'altro l'avidità della grande aristocrazia militare e senatoriale scatenò la reazione delle popolazioni che, guidate dai Marsi e riunite in una federazione con capitale Corfinio, insorsero nella guerra sociale (90-88 a.C.). Ottenuta la cittadinanza romana, la regione fu incorporata in un'organica unità amministrativa all'inizio dell'impero quando Augusto, divisa l'Italia in undici regioni, comprese quasi interamente l'attuale Abruzzo nella IV di esse, chiamata dapprima Sabina Sannium e poi provincia Valeria. Devastato e conquistato dai Longobardi (sec. VI), l'Abruzzo fu aggregato al Ducato di Spoleto e passò quindi col Ducato stesso sotto la dominazione franca che, pur lasciando sostanzialmente immutata la situazione, l'organizzò in comitato autonomo, la Marsica, con capitale Celano. La regione venne poi lentamente penetrata dai Normanni (dal 1140), che si videro infine riconosciuta la conquista da papa Adriano IV con il Trattato di Benevento del 1156. Ai Normanni seguirono ben presto (1194) gli Svevi e con essi l'Abruzzo, posto al confine tra i loro territori e quelli della Chiesa, acquistò importanza strategica nelle lotte tra il papato e l'impero; sul suo territorio, percorso da eserciti di ogni sorta, si decise (a Tagliacozzo nel 1268) la sorte degli Svevi e l'Abruzzo passò, con tutta l'Italia meridionale, agli Angiò cui seguirono i Durazzeschi e gli Aragonesi. Sotto il dominio spagnolo risentì della generale decadenza e prese parte alla rivolta di Masaniello (1647). Passato infine ai Borboni (1734), dopo un breve dominio austriaco (1707-1734), fu diviso in tre province (Citeriore, Ulteriore I e Ulteriore II) chiamate anche "i tre Abruzzi". Sotto il governo borbonico l'Abruzzo rimase, salvo il breve periodo napoleonico e dalla Repubblica Partenopea, fino al 1860 quando venne unito all'Italia con il resto del Regno di Napoli. (nella foto di destra, Campo Imperatore all'interno del Parco Nazionale dell'Abruzzo).

ARTE   Vi fiorì isolata una civiltà artistica che non trova legami con le altre manifestazioni, più evolute, dei popoli italici. Fra le testimonianze più antiche (sec. VI-II a.C.) sono resti di insediamenti fortificati,necropoli e altri reperti archeologici tra cui primeggia, per la sua potenza stilistica, l'enigmatica statua del Guerriero di Capestrano, risalente al sec. VI a.C., conservato al Museo di Chieti. Con l'avvento del dominio di Roma, che nei primi contatti con gli Italici è documentato nei resti di alcuni monumenti (il santuario di Ercole Curino presso Sulmona, Juvanum e Alba Fucens), la fisionomia degli antichi centri muta: lo attestano le numerose vestigia rimaste, tra cui il teatro di Chieti, l'anfiteatro e il teatro di Amiternum, le colonne corinzie e la stessa base romana della chiesa di S. Pietro di Alba Fucens. Dopo la fine dell'impero romano e le varie distruzioni, soltanto in età bizantina è attestata una certa attività artistica (S. Maria Aprutiensis a Teramo), intensificatosi poi in età longobarda e carolingia (S. Giovanni in Venere, S. Pietro ad Oratorium, S. Clemente al Vomano, poi distrutte e ricostruite in epoca romanica, sec. XII-XIII). Cona la fioritura dell'edilizia benedettina, di cui ben poco rimane (S. Liberatore a Maiella), vengono a costituirsi, influenzate dalla presenza di lapicidi lombardi, le prime scuole locali di artisti e artigiani, che avranno una rigogliosa ramificazione nella regione con attivissime scuole minori come quella di Valva e Casauria. L'architettura romanica si diffonde attraverso l'opera di maestranze lombarde, ma si sviluppa come elemento tipico della regione la facciata a coronamento orizzontale, che persisterà fino a tutto il sec. XIV. Particolare importanza ha la ricerca di effetto pittorico, ottenuto mediante la scultura o la decorazione policroma (che indica dei probabili influssi veneto-bizantini). L'aspetto ornamentale trova ricca affermazione nel rivestimento di absidi e nel coronamento di portali e finestre (Basilica Valvense a Corfinio, 1104-24; S. Clemente a Casauria, 1176). Alla manodopera borgognona si devono le più significative realizzazioni d'architettura gotica cistercense: la chiesa abbaziale di S. Maria d'Arabona a Manoppello fondata nel 1208, quella poi distrutta di S. Maria della Vittoria presso Surcola Marsicana, L'interno del duomo di Atri e il presbiterio di S. Maria Maggiore a Lanciano. Se all'Aquila (tranne la chiesa di S. Domenico, di manodopera francese) mal si inserisce nei tradizionali schemi del romanico il gotico importato da Napoli (emblematica è la facciata di S. Maria di Collemaggio, iniziata nel 1287), ad Atri maestri locali (Raimondo di Poggio e Rainaldo da Atri) operano, intorno al 1302-1305 con ben diverso risultato, l'innesto dell'elegante stile francese nel severo contenuto degli schemi romanici. Su questo indirizzo il gotico penetra nel Chietino, a Guardiagrele, Lanciano e Teramo (nella foto a sinistra, il duomo). Una caratteristica a sé assume la sobria architettura francescana, a una sola navata a copertura lignea. Più che la scultura medievale, di cui i maggiori esponenti sono Ruggero, Roberto e Nicodemo, che dalla metà del sec. XII eseguono cibori e amboni, è la pittura che si afferma attraverso importanti cicli di affreschi, da quelli benedettini di S. Pietro a Oratorium (sec. XIII) alle pitture tardo bizantineggianti (1190) di Luca Pallustro da Lanciano, all'affresco del 1237 di Armanino da Modena (Museo dell'Aquila). Già gotici sono gli affreschi di Bominaco (1263) e quelli di S. Giovanni in Venere (fine del sec. XIII). Lentamente e in ritardo si accoglie nella regione il linguaggio rinascimentale, che nella pittura trova il suo più grande assertore nell'abruzzese Andrea Delitio (affreschi nella romanica cattedrale di Atri, circa 1480) e più tardi in altri artisti, quali Pietro Alamanno, Giovannantonio da Lucoli e l'eclettico Cola dell'Amatrice. Dalle correnti del Rinascimento toscano giungono, e tardi attecchiscono nel substrato gotico, le nuove forme architettoniche: palazzo dell'Annunziata (che conserva insieme aspetti gotici, rinascimentali e barocchi) e la fontana del Vecchio (1474) a Sulmona; Palazzo  Ducale di Tagliacozzo, castelli di Celano e di Capestrano e, all'Aquila, la rinascimentale-barocca di S. Bernardino. (Nella foto a destra, la fontana delle 99 Cannelle a L'Aquila). Se più complesso appare lo sviluppo della scultura nel Quattrocento, sottolineato dalla presenza di artisti diversi (Gualtiero d'Alemagna e il lombardo Giovanni de' Rettori), questa si rivela tuttavia il campo più valido per l'affermarsi di artisti locali, come Nicola da Guardiagrele, pittore e orafo, che rinnovò il modello delle tradizionali croci di processione abruzzesi (croce del Museo Diocesano dell'Aquila, 1434; palliotto della cattedrale di Teramo, 1433-48) e Silvestro dell'Aquila (sepolcro Camponesi, 1496 e il mausoleo, 1505, nella chiesa di S. Bernardino all'Aquila). Nel Cinquecento giunsero nuovi maestri a vitalizzare l'arte dell'Aquila; Girolamo da Vicenza, il comasco Paolo de Garviis, lo spagnolo Scrivà; seguiti più tardi dall'apporto di altri artisti del periodo della Controriforma. Nel sec. XVII la maiolica giunge a risultati di notevole valore artistico, specialmente con la dinastia dei Grue, che operano nell'antica manifattura di Castelli. L'architettura barocca si attua con un'esuberanza di forme che invade ordini e stili di antica tradizione, affiancata da una ricca decorazione pittorica che si avvale dei nomi di L. Giordano e F. Solimena, oltre che da una splendida plastica di anonimi maestri locali. Ai pochi esempi dell'arte neoclassica seguono quelli della pittura dell'Ottocento nel nuovo verismo lirico di Michetti e dei Palizzi.

DA VEDERE   A Cocullo, il primo giovedì di maggio, si tiene la Festa dei Serpari in onore di S. Domenico abate, le cui origini risalirebbero al culto della dea Angizia. Il presepe vivente di Rivisondoli è un vivace esempio di genuina tradizione cristiana.

GASTRONOMIA  L'Aquila fornisce alcuni prodotti gastronomici particolarmente pregiati, quali paste alimentari, olio, lo zafferano, pesce, cacciagione, uva da tavola e formaggi (scamorze, caciocavalli, pecorino, burrini). La cucina abruzzese, fedele alle tradizioni di sobrietà e semplicità della sua terra, ha conservato una caratterizzazione pronunciata nelle molte specialità locali dai sapori piccanti e genuini, alcune diventate notissime (maccheroni alla chitarra), altre rimaste nei confini regionali come i papicci di Teramo (tagliolini), le mozzarelle di Teramo e le zurlette di Chieti (budella di agnello o di capretto ripiene), la ventricina di Chieti, ecc. Eccellenti sono le preparazioni del pesce: il brodetto, i roscioli (triglie allo spiedo come si cucinano a Pescara), lo scapece e le carpesselle di Vasto. molto diffusa è la pasticceria, sia casalinga (cicerchiata, zeppole e taralli nel Chietino, pizzelle, scarponi e mostaccioli nell'Aquilano) sia industriale: i confetti di Sulmona, il torrone al cioccolato dell'Aquila, il parrozzo di Pescara, ecc. Limitata è la produzione di vini (Montepulciano, Trebbiano, Cerasuolo), mentre noti anche fuori dalla regioni sono alcuni liquori, tra cui il Centerbe di Tocco da Casauria, l'Arum di Pescara, il Corfinio di Chieti.